Il gruppo ucraino Kalush Orchestra ha vinto l’Eurovision Song Contest 2022. E’ stato dunque esaudito il desiderio del presidente Zelensky. Il segnale “politico” richiesto c’è stato, quello musicale decisamente meno.

Quello arrivato dall’Eurovision, è un messaggio triste, ipocrita ed inquietante.

Triste perché in una competizione musicale il metro di giudizio dovrebbe essere musicale e non politico, con un esito tra l’altro già annunciato in abbondante anticipo.

I principali bookmakers, tanto per fare un esempio, avevano assegnato una quota molto bassa al gruppo ucraino in gara ad Eurovision 2022 in quanto dato già per favoritissimo.

Ipocrita, perché far vincere un paese solo per mandare un messaggio “politicamente corretto”, dopo aver escluso gli artisti del paese considerato “cattivo”, è di una ipocrisia ributtante. Il “politicamente corretto” con l’arte, con la musica, non c’entra nulla.

Inquietante, perché se un “leader” di un paese impegnato in un conflitto, Zelensky l’onnipresente, impegna il suo tempo per chiedere all’Europa di far vincere gli ucraini all’Eurovision per dare un segnale alla Russia, vuol dire che alla politica vera e alla diplomazia è assegnato un ruolo sempre meno importante.

Gli strateghi della comunicazione politica filo-Usa, filo-NATO e filo-guerra non ammettono spazi liberi. Anche il palco dell’Eurovision può essere utile e funzionale alla propaganda. Cera una volta il festival musicale internazionale di Lugano. Poi è arrivata la politica.

Ernesto Ferrante
Giornalista professionista, editorialista, appassionato di geopolitica

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