CONDIVIDI

Gli ultimi risultati elettorali in Germania non stupiscono chi come noi già da tempo parla di una situazione non proprio idilliaca all’interno della “locomotiva d’Europa”.

La Germania è sì il Paese dell’area euro che cresce di più e che anche per questo 2017 crescerà con PIL superiore al 2%, tuttavia la crescita non si traduce molto spesso in miglioramento delle condizioni di vita delle condizioni di vita della popolazione tedesca.

Non è quindi solo un problema di immigrazione, o  almeno non è questione di xenofobia, ma tutto può essere letto con lente socio-economica, compresa la questione immigratoria.

Non è un caso che AfD, questo partito che i grandi media di tutta Europa tacciono di nazismo (salvo poi ignorare che è composto da molti fuoriusciti dalla CDU e che l’attuale leader è dichiaratamente lesbica, accompagnata da una donna originaria dello Sri Lanka) prenda voti laddove l’immigrazione è minore, soprattutto nell’ex Germania Est (leggetevi Anschluss di Vladimiro Giacché e capirete perché).

Che la xenofobia c’entri poco lo ammette anche Stefano Fassina, forse in questo momento l’unico tra i politici nostrani che ha fatto un’analisi lucida. Dice Fassina su twitter che “l’aumento del lavoro povero spiega i risultati”.

Alberto Bagnai, sul suo Goofynomics, ha ancora dovuto ribadire quella che va dicendo da anni, già dall’epoca de “Il Tramonto dell’Euro”, e cioè che “le politiche di destra avvantaggiano solo la destra”.

Ecco allora che questo deja vu che molti fanno risalire agli anni ’30 non viene da un rinnovato sentimento xenofobo dei tedeschi, ma da politiche economiche totalmente sbagliate che provocano soltanto povertà dilagante.

Ora, chi scrive non crede al fatto che AfD sia un novello NSDAP, ma se agli europeisti la paura non riesce ad evitare di associarli, almeno dovrebbero agire sulle cause che potrebbero provocare il riemergere del sentimento nazionalsocialista.

Adolf Hitler vinse regolari elezioni e non lo fece per un’ondata immigratoria in territorio tedesco, ma le vinse a causa delle politiche economiche scellerate di chi l’aveva preceduto.

Austerità, pareggio di bilancio, politiche deflattive, riduzione della spesa statale, furono queste le ricette economiche adottate nella Repubblica di Weimar, culminate col governo di Heinrich Brüning. Eletto nel 1930, in due anni riuscì a imporre misure volte alla riduzione dei salari degli operai, riduzione dei sussidi di disoccupazione e aumento delle tasse del 5%.

Togliendo ai lavoratori (quindi alla domanda), Brüning puntò sul piano dell’offerta, con sovvenzioni e sgravi fiscali per le grandi aziende e finanziando con denaro pubblico il sistema bancario in difficoltà. A livello contabile i conti tornarono a posto per un po’, ma la situazione nel paese precipitava. Nel 1932, il 30% dei tedeschi sceglieva così Adolf Hitler, che poi nel 1933 divenne Cancelliere.

Notate una situazione piuttosto familiare?

La Germania di oggi fa le sue percentuali di crescita a discapito dei lavoratori. Di tutto il surplus che la svalutazione competitiva dell’Euro concede ai tedeschi, tutto va al contenimento dei conti pubblici e  nemmeno un centesimo finisce per migliorare le condizioni dei lavoratori, ad aumentare i salari, a stimolare la domanda interna. Anzi, è il dumping salariale che rende le aziende tedesche sempre più competitive.

Un’economia basata sul mini-job che non solo non premia dal punto di vista elettorale, ma che a lungo andare crea problemi seri: negli ultimi stress test di agosto indetti dalla Bundesbank, 68 piccole banche tedesche (con attivi inferiori a 30 miliardi di euro) li hanno falliti.

Sembra comunque che l’autocritica sia un optional: la gendarmeria mediatica europeista già parla dei soliti elettori “fasciorazzistiomofobi”, poveri e ignoranti, che votano nel modo sbagliato. Il ceto altolocato, la gente acculturata, ha votato per il progresso, per le porte aperte e per l’Europa. Sarebbe da limitare il diritto di voto e legarlo al censo come si faceva in passato; sarebbe la fine di tutti i problemi. Vero?

A causa di questa superbia le cose in Europa andranno sempre peggio e finirà male…per loro.

 

Marco Muscillo

 

2 COMMENTI

  1. Questo è uno degli articoli più sensati letti all’indomani delle elezioni in Germania. Bisogna agire sulle cause predisponenti, le stesse che durante Weimar prepararono il terreno all’opzione nazionalsocialista. Tuttavia l’essere umano si sofferma sul male e sulle persone sulle quali viene compiuto: oggi ricordiamo principalmente la persecuzione degli ebrei, e di conseguenza il primo aspetto che evidenziamo sono le tendenze xenofobe di AfD. Si commette un grave errore se si pensa che certi totalitarismi si ripresenteranno con la stessa forma che avevano nel secolo breve; nonostante questo non vogliamo imparare la lezione, non facciamo prevenzione socio-economica. E quindi anche se la xenofobia non è la causa scatenante, sarà quell’aspetto che alla fine farà notizia e ridiventerà storia. Ahimè!

  2. Sono concorde con quello scritto nell’articolo, non dimentichiamoci che il nazismo-fascismo è la faccia peggiore del capitalismo, il quale con tutti i mezzi vuole rimanere al potere. alvaro

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non accendere flames e di mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: redazione@opinione-pubblica.com

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here