Al netto delle tante critiche piovute da ogni dove, l’Esposizione Universale di Milano, più comunumente nota come Expo 2015, resta per il nostro paese una grande occasione da sfruttare con intelligenza. Per qualsiasi paese essa costituirebbe una grande vetrina con cui mettersi in mostra ed esibire le proprie capacità di ricevere un vasto pubblico internazionale, offrendogli il meglio in termini di ospitalità e di sicurezza. Anche il nostro paese deve fare altrettanto: non per una semplice questione di opportunità, ma anche per un elementare senso del dovere.

Le critiche, da questo punto di vista, sono utili se tendono a migliorare la sicurezza e l’accoglienza, ma risultano del tutto inutili, per non dire proprio inopportune, se puntano invece ad altri obiettivi, ben meno nobili: ad esempio quello di frustrare e boicottare l’evento. Non si farà mai abbastanza per mettere il pubblico al riparo da problemi legati alla logistica, alla sicurezza, alla qualità della ricezione alberghiera, e così via; quindi proposte ed osservazioni in merito saranno non soltanto gradite, ma pure doverose. Al contrario, però, attaccare l’Expo nella speranza di deturparne l’immagine e l’attrattiva agli occhi dei suoi potenziali visitatori costituisce un sabotaggio che in Italia viene, si noti bene, tollerato molto di più che in qualsiasi altro paese europeo.

Possiamo facilmente immaginare come sarebbero state accolte critiche ed invettive di questo genere in Turchia, qualora l’Expo si fosse tenuta a Smirne. Ma anche in Germania, in Francia o in Inghilterra non sarebbe andata diversamente. Dobbiamo smetterla di considerare i nostri cugini europei come esempi di democrazia a cui ispirarci acriticamente. Tollerano le Femen davanti all’ambasciata russa, perchè quelle sono funzionali alle loro politiche, ma guai se degli italiani vanno da loro a boicottargli qualche evento internazionale. Quando a Roma la Fontana della Barcaccia venne presa a bottigliate dai tifosi olandesi, noi italiani fummo anche troppo buoni. Ben difficilmente dei tifosi italiani avrebbero potuto prendersi analoghe libertà in Olanda, e se l’avessero fatto sarebbero stati, peraltro anche giustamente, sonoramente manganellati dalla polizia locale. Infatti quando i nostri tifosi si sono recati in Olanda sono stati subito “prevenuti” dalle autorità locali.

Non è quindi il caso di stracciarsi le vesti o di urlare alle libertà calpestate se le nostre forze dell’ordine mettono sotto la lente d’ingrandimento gruppi anarchici ed antagonisti che mirano a boicottare l’Expo di Milano. La protesta civile è tollerata e, in un paese democratico, è persino sintomo di salute politica; ma i tafferugli, gli scontri ed il perturbamento dell’ordine pubblico sono tutta un’altra cosa, che nel resto d’Europa verrebbe assai meno tollerata che da noi.

Ben vengano le puntualizzazioni di quanti fanno notare come i lavori per l’Expo siano partiti in ritardo, addirittura vedendo certi progetti precedentemente promessi venir poi cassati per inattuabilità o a causa delle tempistiche ormai impossibili. In quel caso, infatti, ci siamo giocati la faccia davanti al mondo intero e la colpa è delle nostre autorità, nazionali e regionali, che non si sono dimostrate all’altezza di un progetto e di un’opportunità tanto importanti per il nostro paese; non certo di chi si limita soltanto a farlo presente. Ma bisogna anche guardare a quel che invece è stato fatto in tempi record, e che rimarrà anche dopo l’Expo a valorizzare zone di Milano che precedentemente versavano in gravi condizioni d’abbandono a seguito della deindustrializzazione.

Insomma, non sputiamo su un’Esposizione che, malgrado tutto, per il nostro paese costituisce pur sempre un’importante vetrina. Ci sono imprenditori che ci speculano, datori di lavoro che impongono agli addetti contratti derisori, e via dicendo: è vero. Ma non è certo una novità, in un’Italia che proprio per questo motivo ha bisogno d’essere completamente rivoltata come un calzino. Non è l’Expo, o il modo con cui è stata realizzata e gestita, a costituire uno scandalo, ma lo stato generale del paese che, purtroppo, così com’è spesso e volentieri ai detrattori dell’Expo va anche troppo bene.

Filippo Bovo