Donald Trump

Nuovo attacco a Teheran, ma la questione del trattato atomico è solo una copertura, dura replica di Rohani, Washington incassa il sostegno di Tel Aviv e di Riyad.

Non c’è giorno in cui il presidente Donald Trump non faccia parlare di se, il tycoon si scaglia contro l’Iran, da lui parole durissime: l’Iran è “il più grande sponsor del terrorismo mondiale” ha dichiarato il 45° presidente degli Usa. E non è tutto, Trump accusa Teheran di violazione del trattato atomico firmato nel 2015 dall’amministrazione Obama e dai paesi del 5+1. Questi paesi: Francia, Cina, Russia, Gran Bretagna e Germania, hanno mantenuto la loro posizione iniziale della protezione del trattato del 2015. La stessa posizione viene rimarcata sia da Paolo Gentiloni che dalla Lady Pesc Federica Mogherini.

Intanto Washington incassa il sostegno di Israele e dell’Arabia Saudita, storici perni geopolitici nella regione mediorientale.

Le dichiarazioni al vetriolo di “The Donald” si ripercuotono anche all’interno della stessa amministrazione americana. Rex Tillerson, Segretario di Stato, riferisce alla CNN che è importante mantenere il patto con l’Iran assieme agli altri partner firmatari.

Le ultime dichiarazioni dell’amministrazione Usa somigliano alle famose parole di Bush Jr, “L’asse del Male”, “il cuore del terrorismo internazionale”, una retorica di chiara impronta neo-conservatrice, i “falchi” della politica estera americana, i relatori del “plan for the new american century” del 1998, una lobby influenzata da personalità legate a doppio filo agli ambienti della Casa Bianca, tra questi, Paul Wolfovitz, Micheal Ledeen, Richard Perle, John McCain, Dick Cheney, una lobby che ha nelle linee guida quella di potenziare le forze armate e di intervenire nelle aeree strategiche del medio, oriente sfruttando la debolezza della Russia post-sovietica. “Seven counties in five years”, così riferì il sottosegretario alla difesa Wolfovitz all’allora Generale Wesley Clarke, era il 2001:

Anche l’AIEA, agenzia internazionale per l’energia atomica si schiera per il mantenimento dell’accordo. Secca è stata la risposta di Hassan Rouhani: “Da Trump solo insulti, parla di atomiche quando gli Stati Uniti sono i soli ad averle utilizzate fino ad ora” ha dichiarato il presidente iraniano rieletto lo scorso maggio.

Le dichiarazioni di Trump hanno svelato forse per l’ennesima volta l’Iran-fobia che dilaga nell’amministrazione americana dal 1979 ad oggi. Non solo per la questione degli ostaggi americani del 1980, con il blitz finito in tragedia del Delta Force nel deserto iraniano e risolta durante il cambio della guardia tra Carter e Reagan con delle lunghe trattative diplomatiche, ma anche per il ruolo fondamentale che l’Iran svolge in vari contesti.

Dallo Yemen alla Siria e all’Iraq, la Repubblica Islamica svolge un ruolo primario dal punto di vista politico e religioso, un paese che è inoltre ricco di risorse, economiche, tecnologiche e minerarie ed è in lizza per entrare nella SCO (Shanghai Cooperation Organization), importante organizzazione economica e militare eurasiatica. Questa forse è la risposta all’isteria di Trump e dei neo-con.

UN COMMENTO

  1. Le “uscite ” di Trump sono rificole e non supportate da nessun ente che sta gia’ supervisionando l’applicazione dell’accordo sul nucleare iraniano.
    Trump ricorre ad una categoria ridicole quale il mancato accordo sullo “spirito” dell’accordo che nessuna capisce cosa sia.
    In realta’ dietro le quinte si muovono due stati, uno il regime saudita in crisi e l’altro lo stato israeliano anche esso in crisi di strategia visto che sulla Siria i conti non sono andati come avevano immaginato.
    Si muovono spiragli di guerra che dovrebbero portare ad un intervento americano israeliano e saudita contro Libeno e Siria e anche Iran e stanno cercando un pretesto per poter dimostrare la loro “legittimita’” a fare una guerra “preventiva” come l’ha dichiarata Neitanyahu.
    Un impero in evidente crisi non solo di risultati ma anche di stategia quello americano che potrebbe veramente pensare di utilizzare una altra guerra in medioriente per rovesciare una situazione ormai persa.
    Ma il rischio e’ troppo grande e questa potrebbe portare ad uno scontro diretto con la forza russa e cinese ormai presente in mediterraneo.
    Un ruolo importante potrebbe svolgerlo l’Europa ( se si svegliasse) per bloccare sul nascere ogni velleita’ militare e iniziare a prendersi le sue responsabilita’ politiche e militari in medioriente e pensare da potenza che tiene alla sua sicurezza e ai suoi interessi che da anni ormai non coincidono piu’ con gli Stati Uniti.

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