La notizia, riportata dall’International Business Times, è stata data dall’aeronautica militare nigeriana. Abubakar Shekau sarebbe stato stato gravemente ferito e non ucciso, come avrebbero inizialmente riportato i media, insieme ad altri 300 membri della fazione fedele allo Stato Islamico, morti dopo una serie di raid avvenuti nella regione del Borno, da tempo roccaforte di Boko Haram.

Giorni prima c’erano stati risvolti alquanto particolari. Shekau era apparso in video per smentire le voci secondo le quali l’Isis avrebbe messo al suo posto, alla guida di Boko Haram, Abu Musab al-Barnawi, decretando così un allontanamento del gruppo dallo Stato Islamico. L’iniziale rottura era avvenuta in seguito al mancato rispetto da parte del leader di alcune “regole di condotta” imposte dal califfato, una su tutte l’utilizzo di baby-kamikaze.

Ma non è la prima volta che Abubakar Shekau balza agli onori della cronaca. Già nel 2014 venne dichiarato morto in seguito a violenti scontri avvenuti con l’esercito camerunense, notizia prontamente smentita proprio da Shekau in un videomessaggio apparso nei giorni successivi.

Il Leader di Boko Haram, noto con il nome di battaglia di Darul Tawheed, è nato nella Repubblica del Niger nel 1974 (la data di nascita è approssimativa, non si hanno notizie certe sulla sua età). Era collaboratore del fondatore del gruppo, Ustaz Mohammed Yusuf, ucciso nel 2009. Teologo e terrorista, descritto come un brillante studioso, a lui e al suo gruppo sono attribuite la morte, dal 2009, di circa 20 mila persone.

Federico Di Vito

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