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Il Maserati "Rospetto" 50 cc

Pochi lo sanno, ma oltre alle più celebri Ferrari e Maserati a quattro ruote, che tuttora fanno sognare piloti, collezionisti ed appassionati, vi sono state anche le corrispettive versioni a due ruote. La storia, tuttavia, non è andata come molti già staranno immaginando, perchè nel primo caso s’è trattato soprattutto di un fatto d’omonimia, mentre nel secondo a produrre motocicli era effettivamente una branca della Maserati vera e propria, ma in ogni scollegata dall’omonima Casa automobilistica.

Al Salone della Moto di Milano del 1952 apparve la Moto Ferrari. A realizzarla erano due fratelli, di cui uno, Amos, aveva precedentemente lavorato presso la milanese Moto Parilla. Ed infatti le moto presentate erano proprio le 125, 150 e 160 cc a due tempi con cui la Parilla aveva fatto il suo debutto pochi anni prima, moto derivate dalla capostipite di 98 cc del 1946. Insomma, per l’epoca erano prodotti ancora attuali e commercializzabili, ma già sul viale del tramonto visto che già si stava cominciando ad affermare anche in campo motociclistico il motore a quattro tempi. Tuttavia l’omonimia trasse in inganno molti visitatori, che subito contattarono la “vera” Ferrari, quella delle automobili, con sede a Maranello, prenotando espressamente ordini di moto al patron Enzo Ferrari. E questi, che com’è noto non aveva certo un carattere facile, s’adirò e trascinò i due fratelli Ferrari, milanesi e non modenesi, in tribunale. Alla fine costoro furono costretti, per evitare future confusioni, a cambiare la ragione sociale della loro ditta in “Moto Fratelli Ferrari”. Nel 1955 la piccola azienda milanese chiuse i battenti, perchè come già detto la sua produzione risultava ormai inadeguata a battersi in un mercato sempre più dominato dalle moto a quattro tempi e soprattutto in crisi a causa dell’arrivo dell’automobile utilitaria, la FIAT 600.

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Una Moto Ferrari 150 del 1955

Non si concluse comunque qui la storia delle Ferrari a due ruote. Nel 1988, alla morte di Enzo Ferrari, il figlio Piero si rivolse alla Cagiva dei Fratelli Castiglioni per commissionare il progetto di una moto che portasse sul serbatoio il logo del Cavallino Rampante. Il progetto fu però lungo e travagliato, e quando vide la luce Piero Ferrari aveva ormai abbandonato l’azienda di famiglia, a quel punto divenuta completamente appannaggio della FIAT. Quest’ultima non manifestò interesse per il progetto, che così Castiglioni portò avanti per contro proprio, accelerandolo ulteriormente quando nel 1997 si vide costretto per ragioni finanziarie a cedere la Ducati, trovandosi così privo nel proprio gruppo di un marchio sportivo. Venne pertanto rilanciato il marchio MV Agusta, di cui i Castiglioni avevano acquisito i diritti nel 1980, e con quello fu presentata la moto che avrebbe dovuto portare il marchio Ferrari, ovvero la famosissima e bellissima F4 a quattro cilindri di 750 cc.

Storia un po’ più di successo, invece, quella delle Moto Maserati. La Fabbrica Candele Accumulatori Maserati S.p.A. fu attiva dal 1947 al 1960 ed era stata fondata proprio da quegli stessi fratelli Maserati che avevano fondato anche l’omonima e celebre Casa automobilistica, oltre ad un’altra piccola factory specializzata in auto sportive, la OSCA, nata dopo aver venduto la Maserati Automobili alla famiglia modenese Orsi, produttrice di trattori. Adolfo Orsi aveva comprato sia la Maserati automobili che la Maserati dedita alla produzione di candele e batterie, due diverse società, e successivamente le aveva cedute ai suoi fratelli e sorelle, nel 1953. Alla sorella Ida Orsi era toccata la Fabbrica Candele Accumulatori Maserati, in un periodo in cui la società era in crisi a causa della concorrenza di aziende più affermate come, guardando solo all’Italia, la Marelli. Così, sempre in quel 1953, visto che il mercato motociclistico sembrava promettente, la FCAM decise d’acquistare la bolognese Italmoto, piccola azienda di moto a diffusione prettamente locale, ma caratterizzata da una gamma interessante, composta sia da modelli a due tempi che a quattro tempi.

Grazie alla produzione motociclistica, inizialmente di successo, la piccola società modenese iniziò a fare nuovamente profitti e soprattutto riuscì ad espandesi anche all’estero, in Europa ma anche in Sudafrica, in America Latina e negli Stati Uniti. I modelli di maggior successo furono certamente il 50 cc sportivo soprannominato “Rospetto”, oltre alla 125 a due tempi e alle 160 e 175 a quattro tempi. Di assoluto livello, degna d’essere ricordata, era la 250 GT che disponeva già del freno a disco anteriore, sebbene ingabbiato in una protezione che all’apparenza lo faceva sembrare un normale freno a tamburo. La produzione della FCAM, la Fabbrica Candele Accumulatori Maserati, continuò fino al 1960, quando non soltanto era diventato quasi impossibile per un così piccolo produttore piazzare le sue candele e le sue batterie, ma oltretutto anche lo stesso mercato motociclistico era ormai entrato in profonda crisi a causa della concorrenza dell’automobile utilitaria. Tuttavia, anche dopo il 1960, parte della produzione motociclistica Maserati continuò a vivacchiare all’estero, in particolare in Messico, dove nacque una strana joint-venture con un’altra piccola ma importante azienda di moto italiana che aveva gettato la spugna a favore delle auto, la Iso Rivolta. In Messico venne infatti assemblato uno scooter che aveva carrozzeria Iso Rivolta e motore Maserati, ma la cosa ebbe comunque vita breve.

La prestigiosa Maserati 250 GT.
La prestigiosa Maserati 250 GT.
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Nato a Pisa nel 1983. Direttore Editoriale de l'Opinione Pubblica. Esperto di politica internazionale e autore di numerosi saggi.

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