Può un virus – la cui natura è ancora tutta da scoprire – causare la sconfitta di una squadra ai calci di rigore? Evidentemente sì, se sei un giocatore brasiliano.

Cause esterne a parte, però, di sicuro è che la nazionale verdeoro non potrà più riscattare – almeno per quest’anno – il deludente mondiale in casa di appena 12 mesi fa, con quell’onta della sconfitta contro la Germania per 7-1 in semifinale. Perché? Semplice. Quella che doveva essere la Coppa della rinascita è già finita. Ai quarti di finale, appunto, come 4 anni fa in Argentina. Ai rigori, come l’ultima volta. Contro il Paraguay, sempre contro il Paraguay. Sarà la squadra due volte vincitrice della Coppa America (1953 e 1979), dunque, a contendere all’Argentina di Messi e Higuain l’accesso alla finale di sabato prossimo a Santiago del Cile. E, senza presunzione, è una vittoria meritata quella di Gonzalez e compagni.

Il Brasile, infatti, è sembrato svuotato, incapace di sopperire all’assenza dello squalificato Neymar, i cui gol hanno spesso sopperito alla pochezza tecnica della nazionale, e anche degli episodi favorevoli. Come quello che accade al 15′, quando la Seleçao trova il vantaggio con un piattone di destro dell’ex milanista Robinho (unica nota positiva per il commissario tecnico Dunga) su cross dalla destra di Dani Alves e velo di Coutinho.

Il vantaggio e il sogno di una semifinale spumeggiante contro l’Argentina svaniscono al 75′, con il pareggio firmato Gonzalez su rigore causato da un altro ex milanista, Thiago Silva. 1-1 ai tempi regolamentari. Si va ai rigori – da questa edizione non esistono i supplementari – come è stato per Argentina-Colombia. Stavolta, però, i favoriti steccano e recriminano per gli errori di Ribeiro (entrato proprio per calciare il penalty) e Costa, mentre per i paraguayani decisivo è il rigore di Gonzalez.

Brasile già a casa. Il fallimento, però, secondo il ct, è (in parte) da additare a un virus che avrebbe impedito ai suoi di allenarsi al meglio per questa partita. «Non è una scusa – ha dichiarato – si sono allenati male perché avevano mal di stomaco, problemi intestinali, qualcuno anche vomito». Sarà, ma al Paraguay interessa relativamente e adesso, dopo aver fatto fuori i verdeoro, sogna di sgambettare anche l’Argentina, che ha eliminato la Colombia sempre dopo la lotteria dei rigori.

Non sarà affatto semplice, perché l’Albiceleste ha dimostrato di essere in un ottimo stato di forma, dominando in lungo e in largo la contesa di venerdì – 11 tiri in porta complessivi nei 90′ – e fermandosi soltanto davanti a Ospina, in stato di grazia, ma che si è arreso dai tiri dagli 11 metri. Domani, nel frattempo, è in programma la prima semifinale. Da un lato i padroni di casa del Cile, che cercano il primo storico successo nella competizione, dall’altro la rivelazione Perù.

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