L’eurodeputato Piernicola Pedicini, vicepresidente del “Movimento 24 agosto – Equità territoriale”, è intervenuto sulla disparità tra Nord e Sud in materia di asili nido, una sperequazione figlia dell’iniqua ripartizione delle risorse statali tra i Comuni italiani che rischia di diventare ancora più ampia per effetto del bando finanziato con fondi del PNRR che vede attribuire i nuovi asili nido a città ricche secondo tutti i parametri economici a scapito invece di quelle città che appartengono alle categorie dei comuni svantaggiati.

“Qualche settimana, spiega l’europarlamentare beneventano, fa avevamo scritto alla Commissione Europea, sottoponendo la grave ingiustizia legata al bando per gli asili nido, finanziato attraverso i fondi del PNRR: avevamo denunciato come i comuni più ricchi come Milano, Torino e Parma fossero stati agevolati grazie alla più ampie disponibilità economiche che gli consentivano – banalmente – di contribuire maggiormente alle spese, in un bando in cui il criterio del cofinanziamento (quindi capacità di partecipazione all’investimento) favoriva un buon piazzamento nella graduatoria. E così era successo che comuni più bisognosi come Venafro in provincia di Isernia, si vedessero strappare i fondi da quelli più ricchi, come Milano”.

L’europarlamentare iscritto al Gruppo dei Verdi/Alleanza libera europea, spiega di aver chiesto alla Commissione “se il criterio del ‘cofinanziamento’ fosse da considerarsi da ostacolo rispetto all’obiettivo del PNRR, che è il superamento del gap economico-sociale tra le aree più e meno depresse d’Italia, come chiaramente indicato nel regolamento UE”.

La risposta ricevuta dal vicepresidente esecutivo della Commissione, Valdis Dombrovskis, non lascia dubbi al riguardo: “la riduzione delle disparità territoriali è un obiettivo dichiarato del piano”.

L’Italia nell’ambito del PNRR così com’è stato presentato all’organismo europeo, mira a realizzare una serie di interventi volti a rafforzare la coesione territoriale e sociale nel settore socio-educativo.

Pedicini fa anche sapere di aver ottenuto un’ulteriore rassicurazione da Dombrovskis: i controlli arriveranno. Nel quadro della nona tranche prevista per il piano italiano, la Commissione valuterà se l’obiettivo del superamento delle disparità territoriali è stato raggiunto.

Ironica la sua chiosa finale: “Ma il governo questo lo sa?”.

Il gap da recuperare soprattutto sugli asili è rilevante, se si considera che a fronte di un Centro-Nord che con 32 posti negli asili nido ogni 100 bambini ha quasi raggiunto l’obiettivo europeo del 33% e dove in media 2/3 dei comuni offrono il servizio, nel Mezzogiorno i posti ogni 100 bambini sono solamente 13,5 e il servizio è garantito in meno della metà dei centri (47,6%). La differenza tra le due aree è di ben 18,5 punti. Al Sud, ad eccezione della virtuosa Sardegna che supera la media nazionale (29,3%), vanno oltre la soglia del 20% (ovvero più di un posto ogni 5 bambini) solo Abruzzo e Molise, mentre Puglia e Basilicata si attestano poco sotto il 17%. Malissimo Campania (11%), Sicilia (10%) e Calabria (9,4%).