Che il circuito di Monza faccia rima con la storia lo dicono davvero tante cose.

La costruzione, fatta in 110 giorni impiegando 3.500 operai, è riuscita anche andando contro i politici del tempo, che dopo aver dato il via libera hanno tentato di rimangiarsi tutto.

Il 1922. Diventa sede del Gran Premio d’Italia di Formula uno, e quindi è secondo per anzianità soltanto al catino di Indianapolis.

Il 1950. Da allora è un appuntamento irrinunciabile del circus, anche se quì si correva già da molti anni prima.

La velocità. L’anno scorso Lewis Hamilton ha vinto alla velocità media di 232 km/h, anche se nel 2005 fa Juan Pablo Montoya riuscì ad arrivare a 372,2.

Per intenderci, era un test pre-gara, ma non per questo spaventa di meno.

Monza, poi, va a braccetto con Ferrari. Invidiabile il podio sospeso su un mare di tifosi spesso colorati di rosso, ma che sa coronare e osannare anche i grandi campioni. Chiedere ai vari Schumacher, Niki Lauda, Senna, Prost, Fangio, Alonso, Vettel – qui la sua prima vittoria, nel 2008 alla guida della Toro Rosso, Hamilton.

Per tutti, passare per primi la bandiera a scacchi è una soddisfazione unica. Più di Montecarlo, senza nulla togliere alla famiglia Ranieri di Monaco.

Eppure, qualcuno vuole che questo patrimonio chiuda i battenti. Ci hanno già provato in passato, ma adesso il rischio è concreto. Bernie Ecclestone, 85 anni a ottobre ma un potere ancora sterminato, vuole 20-25 milioni di dollari per non decretare il de profundis al circuito lombardo a partire dal 2017. Non uno di meno.

Anche perché – è il suo ragionamento – d’accordo la storia, ma nessuno può più godere di trattamenti di favori. Tutti pagano allo stesso modo. Monza compreso.

Per adesso sul tavolo ce ne sono soltanto 15, ancora troppo pochi.

Si potrebbe aggiungere il finanziamento della Regione Lombardia (70 milioni in 10 anni) per riqualificare l’ampio parco del circuito, ma solo se il Gp resta in casa.

A far cambiare idea al potentissimo Bernie ci proveranno Matteo Renzi, mercoledì intervenuto sulla questione e che domenica premierà i tre del podio, e il duo Ivan Capelli e Andrea Dell’Orto, che da tempo portano avanti le trattative con il patron della Formula uno. Come? Cercando di trovare uno sponsor per l’evento e cedendo, durante i tre giorni della corsa, la palazzina Man Power che dà sul traguardo.

Le sorti del Gran Premio d’Italia offuscano il senso di tutto lo spettacolo, la gara vera e propria.

Inutile dire che la Mercedes, rinsaldata dalla doppietta di Spa, è la grande favorita. Anche perché la casa tedesca potrebbe far esordire il motore B, la prima evoluzione da inizio stagione, e che dovrebbe garantire un incremento di potenza intorno ai 20 cavalli.

Questo ulteriore ingresso potrebbe, soprattutto, mettere in secondo piano i miglioramenti che la Ferrari, vogliosa di un riscatto davanti al pubblico amico dopo le amarezze e le polemiche del Belgio, potrebbe giocarsi per ridurre il gap con i velocissimi rivali.

Si parla tanto di “motorone”, ma la ricerca di affidabilità continua a giocare brutti scherzi dalle parti di Maranello.

Da non sottovalutare, poi, l’incognita gomme Pirelli, dopo le esplosioni nelle Ardenne a Rosberg prima e Vettel poi.

Storia, spettacolo e velocità.

La bellezza di Monza sta per iniziare.

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