salvini di maio

Alla fine Sergio Mattarella è dovuto tornare indietro sui suoi passi e accettare la squadra di governo di Giuseppe Conte. La via senza uscita nel quale si era infilato il Presidente della Repubblica è indice di un cambio di scenario nella politica internazionale ed europea, dove alcuni diktat neoliberisti a differenza di 7 anni fa sono messi in discussione non solo da parte dei popoli, ma anche da parte dell’establishment dei paesi occidentali.

Il peccato originale dell’attuale titolare del Quirinale è stato quello di non comprendere appieno, che trame come quella ordita da Napolitano per far salire in sella a Palazzo Chigi l’ex Commissario Monti, sono oramai irripetibili. Per giunta Mattarella è un uomo di “legge” piuttosto che “animale politico” come il suo predecessore, e il suo governo neutro, che poi neutro non era affatto, è nato già morto.

Sebbene da parte di Forza Italia c’era stato un timido accenno favorevole a una soluzione tecnica, il Presidente avrebbe mandato Cottarelli alle Camere senza neanche un partito che appoggiasse il PD nel nuovo governo della spending review. Ed è stato uno dei motivi, ma non il solo, che hanno spinto il Quirinale a tornare a più miti consigli, ma non il solo. Molto ha giocato sulla scelta del Presidente il mutato contesto internazionale: la destra repubblicana ora al governo negli Stati Uniti, non ha mai gradito realmente l’euro, visto come una minaccia all’egemonia d’oltreoceano sull’Occidente. Inoltre la nuova politica antiglobalista di Trump ha scatenato una guerra commerciale tra Washington e Berlino che per ora si limita all’istituzione di dazi sui alcuni prodotti che vengono importati negli Usa dall’Ue.

La guerra tra Germania e Usa si è dunque riproposta sullo scenario italiano e Mattarella ha dovuto accettare una proposta al compromesso con la nuova maggioranza parlamentare. Al posto di Paolo Savona è stato proposto Giovanni Tria, un uomo che è altrettanto critico con l’Europa ed è per giunta vicinissimo al centrodestra e a Renato Brunetta, tanto da far dire a Salvini: “mi sembra che con Tria all’Economia e Savona agli Affari Europei non facciamo un passo indietro, ma due in avanti. Abbiamo raddoppiato”.

Tuttavia Mattarella ha ottenuto due cose non di poco conto: la prima è che i leader della coalizione di governo e poco dopo i loro ministri hanno dovuto rimangiarsi, specialmente Salvini e la Lega, le loro posizioni più radicali sull’euro. Perché è vero che nel contratto di governo non c’era in cantiere nessuna uscita dall’euro e che il Di Maio degli ultimi due anni a parole sembra un convinto europeista, ma in questi giorni hanno dovuto assumere delle prese di posizione abbastanza nette a favore dell’Europa, pur restando le loro critiche ai trattati e la voglia di cambiamento.

La seconda è la nomina di Enzo Moavero Milanesi alla Farnesina: l’ex ministro di Monti e Letta, discendente di Ferdinando Bocconi, il fondatore della celebre Università, terrà a bada il governo Conte su eventuali colpi di testa a favore della Russia o di altri paesi non considerati benevolmente dall’Europa e dall’Occidente, non a caso delle sanzioni alla Russia per ora non si sente più parlare. È il prezzo da pagare per poter mandare in Europa dei ministri che battano il pugno sul tavolo nei consessi giusti e che invertano la tendenza ciclica degli ultimi sette anni, fatta di austerity e deflazione.

Nonostante la felicità per aver concluso una crisi che è durata novanta giorni circa, il governo Salvini-Di Maio parte dunque in salita. Sarà interessante adesso capire cosa avverrà al prossimo G7 in Canada e come si muoverà il governo Conte a livello internazionale, quali saranno i suoi primi incontri da premier.

Infine a livello interno sarà importante capire le prime mosse del nuovo governo per quel che concerne le nomine delle aziende e degli apparati di Stato. Ma realizzare tutti i punti che si sono prefissati i due partiti nel contratto sarà molto arduo: dalla riforma del lavoro così come pensata da Di Maio, con i centri di impiego alla tedesca e il reddito di cittadinanza, la questione sicurezza e immigrati, che anch’essa prevede il saper strappare accordi non solo a livello europeo, ma anche con i paesi extra europei, per non parlare della Sanità, avversata da anni di tagli, fino alle riforme della Giustizia, che vedranno molti giornalisti amici del cinque stelle aspettare il governo al varco (si pensi al gruppo del FQ), fino all’Istruzione, per la quale il governo prevede la revisione se non l’abolizione della “Buona Scuola” renziana.

Certo fare peggio di Monti e del PD dal nostro punto di vista sarà davvero difficile, ma questo è un governo che nasce con pochi amici e molti nemici, e quei pochi amici sono pronti a cambiare casacca se le cose non dovessero andare per il verso giusto.

UN COMMENTO

  1. Accettato che non si può ottenere tutto, detto che mi trovo a essere un “elettore” di questo governo, ci sono alcune debolezze che potevano essere evitate e alcune idee che non mi convincono. 1) Come la sinistra si è resa assurda dandosi per segno di riconoscibilità battaglie etiche anziché economiche, allo stesso modo Fontana poteva essere lasciato a casa per puntare i riflettori sui problemi concreti dell’economia, pensando ai soldi delle famiglie e non alla loro composizione (meglio ancora, pensando agli individui, cosa che risolverebbe qualunque problema, spacchettandolo). 2) Ho forti dubbi sulla flat tax e sull’aumento dell’iva: può darsi che sia utile nell’immediato per far ripartire l’economia, ma credo che alla fine sia un regalo ai ricchi e che danneggi soprattutto la classe medio-bassa e media-media. Se non sbaglio qualcosa del genere fece proprio il padre politico del neoliberismo, Ronald Reagan, e i risultati sono proprio quelli contro cui combatte chi ha votato i due partiti al governo. 3) Ho meno dubbi, nel senso che sono sicuro sia un errore, sul reddito di sudditanza. 4) All’alleanza con la Russia prima o poi dovremo arrivarci. 5) Last but tutt’altro che least, la personalità e i trascorsi del ministro della pubblica istruzione, nonché le esplicite affermazioni in proposito contenute nel contratto (aggiornamento continuo dei docenti?!?!) lasciano mal sperare che finalmente si inverta la marcia e si riprenda a far studiare gli alunni anziché gli insegnanti: ho paura che davanti ai fallimenti didattici ed educativi messi in moto dalla riforma Berlinguer, si reagisca con il solito rilancio (la medicina è buona, ma non ne è stata presa abbastanza). Comunque, molto si può accettare per l’obiettivo di farsi valere in Europa

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