Loi Travail

Place de la République a Parigi è un luogo di grande importanza simbolica per i francesi. Qui nel 1958 durante le guerre di decolonizzazione, Charles de Gaulle presentò ai francesi la costituzione della Quinta Repubblica. Più recentemente, dopo gli attentati di Gennaio e Novembre 2015, la piazza è diventata il simbolo della resistenza pacifica al terrorismo, un luogo dove rendere omaggio alle vittime e dove dimostrare di non avere paura. Oggi i fiori e le candele non ci sono più e i messaggi di solidarietà sono di altro tipo. Televisioni e giornalisti invece sono rimasti, schierati attorno a una folla di persone riunite in assemblea. Alcuni si fermano incuriositi ad ascoltare i dibattiti spontanei, altri distribuiscono volantini, un cordone di sicurezza della polizia circonda il perimetro della piazza. All’angolo, un cartello stradale corretto a mano rinomina idealmente questo luogo « Place de la Commune ».

Dallo scorso marzo Place de la République è diventata il centro della protesta contro la riforma del codice del lavoro, la “loi travail”, che porta la firma di Myriam El Khomri, ministro del lavoro del governo presieduto da Manuel Valls. Questo provvedimento ha l’obiettivo di riformare la legislazione vigente, rafforzando i poteri dei datori di lavoro in materia di contrattazione salariale e di durata massimale di lavoro giornaliero e settimanale. Il testo dispone inoltre la semplificazione delle procedure di licenziamento e la riduzione delle possibilità di ricorso per il lavoratore di fronte al tribunale del lavoro. La legge El Khomri ha l’aria di un déjà vu all’italiana: molti sono, infatti, i punti in comune con il Jobs Act del governo Renzi, soprattutto il principio di licenziamento per motivi economici, ben ripreso dal progetto francese.

La riforma è stata presentata per la prima volta lo scorso febbraio scatenando una forte reazione delle sigle sindacali e della minoranza interna al Partito Socialista, già in rotta con la politica del governo. La contestazione popolare non ha tardato a farsi sentire: il 9 marzo studenti, lavoratori, disoccupati e pensionati si sono riversati sulle strade della capitale e di altre città di Francia, altre mobilitazioni nazionali sono seguite il 17 e il 24 marzo. In diversi atenei di Parigi gli studenti organizzati in assemblee generali discutono delle strategie da adottare per esprimere il proprio dissenso alla riforma. I dibattiti si accendono ma il ritiro del progetto di legge e l’apertura di un tavolo di discussione con le parti sociali non sono opzioni contemplate dal governo; il primo ministro Valls ha più volte ripetuto “non faremo passi indietro sulla riforma”.

Durante la grande manifestazione del 31 marzo scendono in piazza 1,2 milioni di persone secondo i dati delle organizzazioni sindacali, 390.000 secondo il Ministero dell’Interno; una discordanza di cifre ricorrente nella stampa francese all’indomani delle giornate di sciopero. A Parigi i manifestanti decidono di occupare simbolicamente Place de la République sfidando le limitazioni imposte dallo stato di emergenza, prolungato dopo gli attentati. Questo avvenimento segna la nascita del movimento Nuit Debout (notte in piedi), diventato un attore centrale nella sociologia della contestazione. Questo movimento orizzontale si fonda sulla convergenza di lotte tra più attori che va oltre l’opposizione alla riforma del lavoro, enfatizzando l’esigenza di ripensare il modello di sviluppo della società francese ed europea. Place della République è quindi diventata un luogo di dibattito e di discussione, il simbolo di una popolazione che non è più disposta ad aspettare: il “territorio” del movimento sociale. Ogni sera, a margini dei battiti moderati da un comitato di organizzazione, le persone si incontrano, ascoltano e parlano di politica.

Un’inchiesta condotta da alcuni ricercatori dell’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales (EHESS), dell’Università di Nizza e del Conseil National de la Recherche Scientifique (CNRS) ha cercato di ricostruire il profilo dei partecipanti alla Nuit Debout. I dati raccolti sul terreno dimostrano che non solo studenti e giovani animano la contestazione: la metà delle persone intervistate ha più di trentatré anni e uno su cinque ne ha più di cinquanta. Una popolazione variegata, non solo urbana e non solo militante, per una piattaforma che si è ormai estesa alle altre città del paese, attraversando le frontiere nazionali. Dopo la giornata di scioperi del 9 aprile la Nuit Debout è organizzata in oltre 60 città della Francia metropolitana, a Bruxelles, Lisbona, Madrid seguite da Amsterdam, Lussemburgo e Montreal. Vera e propria spina nel fianco per il governo, la contestazione prolungata sta mettendo a dura prova la possibile rielezione di François Hollande alle prossime elezioni presidenziali, dopo un quinquennato caratterizzato da molti tanti fallimenti, in politica interna come in politica estera, e dalla virata a destra del Partito Socialista.

1
2