Il 12 giugno, i cittadini francesi sono stati chiamati alle urne per il primo turno delle elezioni legislative, per rinnovare la composizione dei 577 seggi dell’Assemblea Nazionale, la camera bassa del parlamento parigino.

I primi risultati hanno dato conto di uno storico risultato per la coalizione di sinistra guidata da Jean-Luc Mélenchon, che al momento viene data in un testa a testa con la coalizione che invece sostiene il presidente Emmanuel Macron. Mentre scriviamo, la formazione macroniana Ensemble! (“Insieme!”) viene data in leggero vantaggio con il 25,75% delle preferenze, contro il 25,66% raccolto dalla NUPES (Nouvelle Union Populaire Écologique et Sociale) di Mélenchon. Questi numeri sono stati però contestati dalla coalizione di sinistra, che afferma di essere al comando.

Al terzo posto, come prevedibile, si piazza il Rassemblement National (RN) di Marine Le Pen, che ottiene il 18,68% delle preferenze, confermandosi come il primo partito dell’area di centro-destra, con un certo margine rispetto a Les Républicains (10,42%). Da notare, invece, il pessimo risultato ottenuto dal partito di estrema destra Reconquête (“Riconquista”), guidato da Éric Zemmour, che si ferma al 4,24% delle preferenze, e che soprattutto non porta nessun candidato al secondo turno, il che significa che non avrà deputati nella prossima legislatura.

Il risultato ottenuto dalla NUPES ha sicuramente un significato storico, anche perché per la prima volta la sinistra francese riesce a presentare un progetto unitario che ottiene un grande sostegno popolare senza il ruolo guida del Parti Socialiste (PS), che oramai ha perso ogni credibilità presso l’elettorato ed è ridotto al ruolo di comprimario, ma seguendo una leadership più radicale come quella di Mélenchon. Tuttavia, i giochi non sono ancora chiusi, e a decidere l’esito di queste elezioni sarà soprattutto il secondo turno di domenica prossima.

Al momento, infatti, solamente cinque dei 577 seggi dell’Assemblea Nazionale sono già stati assegnati a quei candidati che hanno superato il 50% dei consensi già al primo turno. La cosa positiva è che quattro di questi sono andati proprio al partito di Mélenchon, mentre lo scranno restate se lo è aggiudicato un deputato macroniano. Quella negativa è che, al secondo turno, le forze della destra conservatrice potrebbero decidere di dare i propri voti ai candidati presidenziali al fine di evitare una schiacciante vittoria della sinistra.

Nel suo discorso dopo la pubblicazione dei primi risultati, Mélenchon ha invitato i cittadini a recarsi alle urne per il secondo turno, al fine di “respingere i progetti funesti della maggioranza di Macron: pensionamento a 65 anni, lavoro forzato per i percettori del reddito di solidarietà attiva, gli 80 miliardi prelevati dal bilancio dello Stato per tornare al 3% di deficit, l’equivalente dell’intero bilancio del Ministero dell’Istruzione e del Ministero dell’Interno”, nonché l’aumento dell’IVA. Al contrario, il programma della sinistra prevede: il salario minimo a 1.500 euro netti, il congelamento dei prezzi, la pensione a 60 anni e l’assunzione di 800.000 lavoratori nel settore pubblico.

Una vittoria della NUPES aprirebbe le porte a Jean-Luc Mélenchon per la conquista della carica di primo ministro, il che darebbe la possibilità alla sinistra di influenzare fortemente le politiche presidenziali. Secondo il sistema semipresidenziale francese, infatti, il presidente e il primo ministro condividono la guida dell’esecutivo, ma soprattutto Mélenchon avrebbe dalla sua il sostegno del gruppo più numeroso all’interno dell’organo legislativo.

Il pericolo, come anticipato, è che Macron trovi l’appoggio della destra, che gli permetterebbe di mantenere il controllo della politica francese, e di spostarne ulteriormente gli equilibri verso politiche antipopolari. Questo, nonostante i consensi nei confronti del presidente siano fortemente calati rispetto a cinque anni fa, come dimostrano sia le recenti presidenziali che lo stesso primo turno delle legislative, nelle quali la coalizione di Macron ha fatto registrare un calo di ben sei punti percentuali.

In effetti, si tratta del peggior risultato elettorale per un presidente francese da quando è in vigore l’attuale sistema, che tra le altre caratteristiche prevede il mandato quinquennale per il presidente il luogo di quello settennale in vigore fino al 2002. Basti pensare che persino un presidente impopolare come François Hollande ottenne il 39,9% delle preferenze nel 2012, mentre Nicola Sarkozy nel 2007 e Jacques Chirac nel 2002 superarono abbondantemente il 40% dei consensi alle legislative (45,6% e 43,4% rispettivamente).

La sconfitta di Macron è rappresentata anche dal fatto che ben 35 deputati presidenziali in carica non sono neppure riusciti a superare il primo turno, con la clamorosa eliminazione di due ex ministri come Jean-Michel Blanquer, titolare dell’Educazione fino alla nascita del nuovo esecutivo di Élisabeth Borne nel maggio scorso, e Emmanuelle Wargon, già ministro delegato alle Politiche Abitative.

Per completare la vittoria della NUPES e costringere Macron alla resa sarà però necessario un esito positivo del secondo turno, possibilmente contando anche su una maggiore affluenza delle urne, visto che al primo turno ha votato meno della metà degli aventi diritto.

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