Alla vigilia doveva essere un summit movimentato quello del G7 di Charlevoix in Canada.

Tuttavia malgrado l’abbandono anticipato di Donald Trump del tavolo di lavoro e il disaccordo totale tra Washington e Berlino sul commercio, il Gruppo dei Sette è riuscito a presentare un testo comune sui temi più urgenti di politica ed economia internazionali, parola di Angela Merkel. Il contratto firmato da tutti, Trump compreso, si dilunga su cinque punti principali: il commercio senza barriere e dazi e la crescita economica; tecnologia e lavoro nel futuro; la disuguaglianza di genere; sicurezza internazionale e pace mondiale; lotta ai cambi climatici e energia pulita.

g7 Summit 2018

 

 

 

 

 

A rovinare il clima diplomatico delle ultime ore sono state le dichiarazioni di Trudeau, che avrebbe definito un insulto i dazi di Trump, il quale ha prontamente risposto via twitter al premier canadese, mentre era in viaggio in aereo verso Singapore, dove martedì si terrà lo storico faccia a faccia con Kim Jong Un, il presidente della Corea del Nord: “aumenterò i dazi al Canada sulle automobili” la risposta del tycoon che fa riferimento alle tariffe imposte dal Canada sui prodotti agricoli statunitensi.

Nonostante queste schermaglie dialettiche, se il clima del G7 è stato più disteso forse è anche merito del ruolo avuto dall’Italia. A parole il premier Conte è rimasto molto abbottonato su quei temi scottanti su cui il nuovo esecutivo era atteso al varco dall’opinione pubblica italiana. Nessuna messa in discussione c’è stata però del ruolo internazionale dell’Italia, né per quanto riguarda la NATO, né per quanto riguarda il discorso europeo naturalmente.

Conte ha avuto dei buoni colloqui con i partner europei, che telefonate a parte, conosceva per la prima volta in veste ufficiale. Sono state positive le parole del Presidente del Consiglio sia nei confronti del Presidente francese Macron, che nei confronti del Cancelliere tedesco Merkel. Buono anche il rapporto con Justin Trudeau, con il quale si è parlato, a detta di Conte, della comunità italiana in Canada, che vanta oltre il milione di cittadini emigrati nel paese nordamericano.

 

Di tenore tutt’altro che formale è stato invece l’incontro con Donald Trump. Che appena arrivato in Canada si è voluto congratulare con il premier italiano in quanto rappresentante della nuova maggioranza parlamentare in Italia: “Avete riportato una grande vittoria, sei il vincitore” gli dice Trump l’8 giugno. Nella due giorni del G7 Conte è stato un ponte tra Usa e Ue, tirando il tycoon fuori da una sorta di isolamento diplomatico attuato dai tradizionali partner occidentali (non solo Ue, ma anche Giappone e Canada).

Conte e Trump
Giuseppe Conte e Donald Trump a Charlevoix, 8 giugno 2018

L’Italia ha fatto sponda a Washington sulla questione del commercio internazionale, nonostante la sua tendenza storica all’esportazione del settore manifatturiero, dell’agroalimentare e dei prodotti del Made In Italy, da sempre molto apprezzati negli Usa: “Abbiamo individuato un percorso condiviso, che porterà a rivedere il sistema, ormai consolidato da tempo, dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, che è un regolamento che è stato adottato molti anni fa, e dunque va adattato” ha detto Conte, che cita l’esempio cinese: “quando la Repubblica Popolare Cinese è entrata nel WTO è stata accettata come paese emergente, oggi evidentemente ha un ruolo ben diverso. Dovremo intervenire perché le misure protezionistiche, in un sistema così integrato, crea reazioni e controreazioni. E questo non non giova a dei paesi che vogliono avere una partnership commerciale e vogliono beneficare mutualmente”.

Una dichiarazione, quella di Conte sui dazi e sul WTO, che è molto allineata a quella del presidente americano Trump, sebbene il premier italiano abbia tenuto a specificare che un sistema di sanzioni che danneggi l’Europa non può piacere all’Italia, in quanto paese europeo. Anche il tycoon però è sembrato più distensivo nelle dichiarazioni finali, nonostante i commenti di alcuni media: “gli Usa sono stati trattati ingiustamente sul commercio – ha diciarato il presidente Usa in conferenza stampa – io non do la colpa agli altri, do la colpa ai nostri leader passati. Mi sono congratulato con i leader degli altri paesi, che sono stati capaci di concludere accordi incredibilmente vantaggiosi per loro. Abbiamo perso 817 miliardi di dollari sul commercio, è ridicolo e inaccettabile” sostiene Trump, che poi avverte: “Il commercio dovrebbe essere libero da tariffe, barriere e sussidi, ma se questo è uguale per tutti”, e prende ad esempio proprio il Canada, che applicherebbe tariffe particolari nei confronti dei prodotti Usa.

D’altro canto l’Italia ha ottenuto una certa legittimazione delle sue posizioni sulla Russia, già espresse dai leader dei partiti a sostegno del governo, ma anche dallo stesso Conte nel suo primo discorso a Palazzo Madama martedì scorso. L’Italia riconosce ufficialmente il ruolo di mediatore della Russia nelle maggiori crisi internazionali, oltre alla sua importanza commerciale e strategica per il nostro tessuto produttivo. Trump al G7 ha dichiarato a proposito di Mosca, che sarebbe favorevole al suo ritorno nel G8, un’ipotesi immediatamente appoggiata dal presidente Conte, prima informalmente via social, poi attraverso le dichiarazioni di ieri, che ribadiscono quanto espresso in Senato.

“La Russia con il suo ruolo cruciale nelle crisi internazionali – spiega Conte – assumerà un’importanza in chiave geopolitica, che è fondamentale. Non possiamo pensare di non dialogare con la Russia, e l’Italia tradizionalmente è sensibile a questo dialogo. Lavoreremo in questa direzione e l’ho detto anche ai nostri partner europei: auspico che Mosca possa sedere a un tavolo di G8 il prima possibile. Avere la Russia seduta al tavolo di un G8 permette di affrontare una serie di problemi a livello internazionale e spingere ad alcune soluzioni delle crisi”.

Sulle sanzioni invece Conte resta più abbottonato: “le sanzioni dipendono dal trattato di Minsk” spiega il Presidente del Consiglio ai giornalisti. A tal proposito va ricordato che il Trattato di MinskII riguarda soprattutto il comportamento dei due confliggenti nella guerra civile ucraina, molto meno la questione della Crimea. Ma anche qui è avvenuto il gioco di sponda tra Roma e Washington: “La Russia è andata in Crimea per le tensioni provocate da Barack Obama” ha sentenziato il presidente americano.

Si può dunque affermare senza ombra di dubbio che si è avviato un Do Ut Des tra Trump e Conte che va ben oltre l’affinità tra populisti. La diplomazia di Roma, se vorrà ottenere alcune concessioni dai partner occidentali, in particolare quelli europei, sa che deve iniziare una lunga partita a scacchi, della quale il G7 è stata soltanto la prima mossa. L’allineamento dell’Italia sulla linea protezionista degli Usa, malgrado la nostra natura di paese esportatore, fa buon gioco al governo pentaleghista anche sul fronte interno: Luigi Di Maio ha ribadito diverse volte negli ultimi giorni la volontà di non lasciar scappare le grandi aziende italiane all’estero, se hanno beneficiato di finanziamenti e agevolazioni da parte dello Stato. L’endorsement di Trump verso Conte potrebbe allora dare quella legittimità che serve al nuovo governo insediatosi il primo giugno scorso per fare quelle riforme anticasta difficili da far digerire a certe fasce sociali del nostro paese.

L’obiettivo in politica estera, tuttavia resta quello di riavvicinare l’Italia alla Russia, o di usare lo spauracchio di Trump e della Russia per ammorbidire Berlino in quel che riguarda gli annosi problemi italiani con l’Europa e le sue imposizioni in politica economica (e non solo). Una serie di interessi che in questo momento proietta Roma in sintonia con Washington, anch’essa interessata a far chinare finalmente il capo alla Germania e ai suoi partner sui conflitti che riguardano Russia, sicurezza, commercio.

Per sancire questo sodalizio, Trump ha annunciato che a breve ci sarà un incontro bilaterale con il premier Conte, come anticipato dallo stesso capo dell’esecutivo in conferenza stampa: “ho incontrato il premier dell’Italia – scrive Trump su twitter – è davvero una persona piacevole. Sarà onorato alla Casa Bianca, a Washington molto presto. Farà un gran lavoro: gli italiani hanno fatto bene!”.

Si apre dunque un’estate tutt’altro che banale per il governo italiano: a fine giugno Conte è atteso dal Consiglio Europeo, mentre il 10 e 11 luglio ci sarà il summit della NATO, ai quali potrebbe aggiungersi l’incontro alla Casa Bianca annunciato da Trump. Non è difficile immaginare che il bilaterale ci sarà presto, l’Italia non ha molto tempo da perdere, dopo 7 anni di crisi, e una strategia ancora più dettagliata concordata con un leader sui generis e non allineato all’Europa come il tycoon è un’occasione da non perdere.

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