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Siamo ormai abituati, fin da quando la Russia venne espulsa per la questione ucraina dal G8 e quest’ultimo tornò ad essere il vecchio G7, a riunioni in cui i cosiddetti “Sette Grandi” si raccontano più o meno sempre le solite cose, quasi in un infruttuoso tentativo d’autoingannarsi ed autoilludersi sul fatto che il mondo segua davvero i loro mantra e le loro direttive.

La realtà è che, tra BRICS e MINT, tra paesi emergenti ed organizzazioni sovranazionali alternative sempre più presenti (dalla Russia alla Cina fino all’Indonesia e al Brasile, dall’Unione Euroasiatica fino all’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai, e via discorrendo), il vecchio G7 e le sue varie istituzioni di riferimento in realtà risultano sempre più periferici.

Forse a qualche membro del G7 ciò è apparso come un ormai ineluttabile dato di fatto, pertanto anche come stimolo ad assumere una nuova consapevolezza. Lunedì scorso, per esempio, la cancelliera Angela Merkel ha chiamato al telefono Donald Trump invitandolo a continuare a trattare la questione siriana sotto i vessili dell’ONU e in accordo con la Russia. Perchè, e ormai pure questo è un dato di fatto, in Siria senza le chiavi russe non si apre nessuna porta. Anche Theresa May, primo ministro britannico, ha invitato Donald Trump a rispettare il ruolo russo in Siria e a tenerne debitamente conto, soprattutto per quanto riguarda qualsiasi ipotesi di transizione politica.

Eppure, malgrado questi piccoli segnali di realismo, il frasario al G7 tenutosi a Lucca non è stato molto diverso dal solito. Tillerson, anche se non è stato raggiunto di fatto un consenso sull’indire alla Siria nuove sanzioni, ha ribadito che “il regno di Assad sta arrivando alla fine”. Un discorso che, come molti nostri lettori certamente sapranno, viene praticamente sciorinato a ripetizione sin dall’ormai lontano 2011.

Se però non è stato raggiunto un accordo sulle nuove sanzioni da comminare alla Siria, è stato comunque detto all’unisono da tutti i ministri degli esteri presenti che “non vi è una soluzione per la Siria con Assad al potere”. Come a voler dire che la guerra verrà portata avanti a qualsiasi costo e nonostante tutto, pur di mettere i bastoni fra le ruote ad un Assad che invece grazie all’aiuto sino-russo sta vicendo su tutti i fronti (e che certamente non ha bisogno di compromettere o d’inquinare la propria ormai vicina e definitiva vittoria con attacchi chimici che, invece, politicamente parlando risultano molto più proficui ai ribelli e persino ad al Qaeda e al Califfato).

Alfano, del resto, non ha voluto smentirsi ribadendo come “dopo l’intervento americano, si è aperta una finestra di opportunità per costruire una nuova condizione positiva per il processo politico in Siria, che riteniamo essere l’unica soluzione”. Dopo i primi screzi con la nuova Amministrazione statunitense, eredità del precedente periodo obamiano-clintoniano, l’Italia al pari di tutti gli altri partner europei già si sta parametrando su nuove lunghezze d’onda, finalmente sintonizzandosi sul segnale che proviene da oltre Oceano. Un segnale che però, guardacaso, non è corrispondente a quello che Trump diffondeva ai quattro venti ancora in campagna elettorale.

Tuttavia Alfano ha sottolineato anche come il G7 sia unito nel dire che la Russia non vada isolata, ma al contrario coinvolta nel processo di pacificazione e transizione politica in Siria. Tant’è che ha aggiunto: “ognuno ha espresso la propria opinione, ma mi pare prevalente la linea di coinvolgimento della Russia al fine di una concreta collaborazione che eviti un conflitto militare e avvii un processo politico”.

Il punto, però, è che ad essere esclusi dai giochi in Siria in realtà siano proprio i paesi del G7. Alla Russia, stavolta tutti all’unisono, essi invocano una tardiva ed inefficace riammissione in campo.

UN COMMENTO

  1. La Siria con l’appoggio russo e cinese non avrà nulla da temere … molto presto i paesi che appoggia e sostengono il terrorismo si sfalderanno per le contraddizioni interne … ora è necessario sostenere e consolidare lo stato siriano e completare l’opera di pulizia dai terroristi.
    Bisogna vigilare usando bene le informazioni i tentativi di falsificazione che sicuramente saranno ancora utilizzati … probabilmente siamo in presenza dell’ultimo tentativo di sostenere i terroristi ma se non è andato in porto prima che stavano “vincendo” ora non è immaginabile dove stanno perdendo.
    Pulizia profonda e costante e veloce …. Dopo si chiuderanno i conti con chi ha tramato tutti questi anni contro la siria democratica e il suo popolo …primi fra tutti i sauditi a cui sarebbe bene pensare ad un cambio di regime …una cura simile a quella adotatta in siria ma in terra saudita … sarebbe ora che assaggiassero e provassero cosa vuol dire avere uno stato attaccato e distrutto… ma loro non sono i siriani e i wahhabiti cadrebbero in mille pezzi molto presto.
    Alp Arslan

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