Certamente le aspettative su quale ruolo avrebbe tenuto il nuovo presidente del Consiglio Giuseppe Conte al G7 che si sta tenendo in Canada erano le più disparate e, con la giornata di oggi, probabilmente una parte di esse è stata confermata ma il restante è stato invece imprevedibilmente smentito. Su quale contegno e soprattutto quale linea avrebbe tenuto Donald Trump, non era invece molto difficile delineare delle ipotesi, soprattutto dopo gli screzi che in queste ultime ore lo avevano diviso da Macron dando luogo ad una ben chiara contrapposizione. Una contrapposizione a cui si è subito unito anche il padrone di casa, Justin Trudeau, pronto fin dai primi istanti nell’unirsi ad Emmanuel Macron contro il presidente USA.

Quel che ci deve sorprendere di questo G7, dove ben difficilmente si può parlare di unità ma al contrario dove prevalgono eterogeneità e disunione, è che avvenga in contemporanea con la riunione dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai, alla quale ha partecipato con grande enfasi il presidente russo Vladimir Putin. Al vertice della SCO, dove differentemente dal G7 è emerso un messaggio di grande unità e coesione, il presidente russo ha inevitabilmente parlato delle sanzioni che il G7 infligge al suo paese, dimostrando un certo ottimismo circa la possibilità di un loro superamento. Molti osservatori, non soltanto italiani, hanno attribuito l’ottimismo di Vladimir Putin proprio alle dichiarazioni delle due forze politiche che sostengono il governo Conte, ovvero Lega e M5S.

Del resto, anche al G7 si è parlato di Russia, ed anzi proprio il paese di Vladimir Putin è stato probabilmente uno dei principali nodi del contendere. “Alla Russia dovrebbe essere permesso di tornare nel G8”, ha infatti tuonato Donald Trump, pochi minuti prima di partire per il Canada. Giuseppe Conte, dal canto suo, si è immediatamente associato alle parole del presidente americano: “Sono d’accordo con il presidente Trump: la Russia dovrebbe rientrare nel G8. E’ nell’interesse di tutti”. Mosca ha accolto tali dichiarazioni con prevedibile soddisfazione ma, per bocca del portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, ha anche dichiarato che “La Russia si concentra su altri formati”. In tale dichiarazione, puntualmente rilanciata dall’agenzia RIA Novosti, la predilezione delle autorità russe per la SCO rispetto al G7 era fortemente implicita.

“Non vedo l’ora di raddrizzare gli ingiusti accordi commerciali con i paesi del G7. Se non ci riusciamo, tanto meglio per noi!”, ha poi detto Trump, spiegando che “Gli Stati Uniti hanno un enorme deficit commerciale con i paesi del G7”. Dichiarazioni, anche queste, che hanno prevedibilmente sollevato un’altra nuova bufera.

“Monta la rabbia al G7 in Canada”, ha infatti poco dopo commentato il New York Times, in questi giorni fra l’altro poco tenero anche con le forze politiche che in Italia hanno dato vita al governo Conte. I bersagli delle dichiarazioni di Trump, del resto, sono principalmente proprio Macron e Trudeau, ma anche la Germania di Angela Merkel non gode proprio di enormi simpatie da parte dell’attuale inquilino della Casa Bianca. “Raramente c’è stata – se mai – una così unanime e viscerale indignazione nei confronti di un presidente USA da parte dei più importanti alleati, che per decenni hanno considerato il legame con il ‘leader del mondo libero’ come un paradigma della propria politica estera”, ha poi continuato il giornale newyorkese entrando maggiormente nello specifico.

Donald Trump solo contro tutti? Poco prima di decollare per il Canada, su Twitter Emmanuel Macron aveva così scritto: “Al presidente americano può non dispiacere rimanere isolato, ma nemmeno a noi dispiace firmare un accordo a 6 se necessario”. E, come dicevamo al principio, poco dopo durante una conferenza stampa Trudeau ribadiva che “mostreremo al presidente Usa che le sue mosse inaccettabili stanno danneggiando i suoi stessi cittadini”.

La guerra dei tweets a quel punto ha preceduto quella degli scontri di persona. Trump ha subito dichiarato da internet: “Si dica per favore al primo ministro canadese Trudeau e al presidente francese Macron che loro fanno pagare agli Stati Uniti dazi enormi e creano barriere non-monetarie”. Quindi ha aggiunto, non senza una certa ironia, di essere “impaziente di vederli domani”.

Sempre da Twitter, Macron ha successivamente ammesso come “Le tensioni stanno aumentando ovunque. Questo G7 sarà impegnativo”. Secondo i media statunitensi, la scelta di Trump di partire anticipatamente per Singapore piantando letteralmente a metà i lavori del G7 sarebbe dovuta proprio a questi continui screzi via Twitter. Ma, al di là di tutto questo, l’accordo con lo storico nemico nordcoreano a Singapore, per Trump, vale probabilmente molto di più, in termini politici e d’immagine, di una presenza protratta troppo a lungo in un vertice come quello del G7 del Canada dove nei suoi confronti percepisce troppa ostilità.

Malgrado l’evidente crisi del club G7, le autorità europee comunque continuano a credere sulla bontà della sua formula: secondo Tusk e Juncker, infatti, “Dobbiamo salvaguardare i principi dell’UE, tra i quali il fatto che gli stati europei, come la Russia, debbano rispettare le regole internazionali. Certo, dobbiamo riaprire il dialogo con Mosca, ma in altri modi”. Le parole di Trump e l’endorsement datogli da Conte, insomma, non hanno fatto particolarmente piacere ai vertici dell’Unione Europea: ma almeno questo, in fin dei conti, era abbastanza prevedibile.

 

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