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Attentato Berlino

Secondo quanto emerso dalle indagini delle autorità tedesche l’uomo responsabile dell’attentato di Berlino di lunedì scorso al mercatino natalizio di Breitscheidplatz sarebbe un tunisino di 24 anni Anis Amri.

Il presunto attentatore sarebbe cresciuto nella città di Tatouine, in Tunisia, in una famiglia con otto fratelli, finché la sua famiglia non si è trasferita nella città di Oueslatia a pochi chilometri da Kairouan, quando era ancora piccolo. Entrambe le città, Kairouan e Tatouine sono rimbalzate negli ultimi due anni negli onori della cronaca per essere state delle roccaforti dell’ISIS. Servivano ai jihadisti come basi per la guerra in Libia. Un elemento che fa ipotizzare che Amri sia cresciuto in un ambiente legato al conservatorismo religioso.

Tuttavia in questo momento i media tedeschi si chiedono se l’uomo ricercato dalla polizia si sia effettivamente radicalizzato in Europa, venendo a contatto con altri immigrati di religione musulmana o sia partito dalla Tunisia già con certe idee in testa. Per ora è emerso che il jihadista fosse già conosciuto alle autorità italiane: Amri infatti era già entrato in Italia nel 2011, fu arrestato per alcuni reati di microcriminalità e identificato come soggetto violento nell’hinterland catanese, ma il nostro paese non riuscì a rimandare indietro il soggetto non essendoci dati sufficienti e documenti neanche da parte tunisina. Fu quindi lasciato nel centro di accoglienza di Taormina, dove nel 2015 partì per giungere in Germania, nella quale il “profugo” avrebbe fatto richiesta di asilo.

In Germania le richieste di asilo non sono state accettate e il soggetto non è stato accettato nemmeno con un permesso regolare di soggiorno ma con un “foglio di tolleranza”, con il quale non poteva neanche trovare lavoro. Lo stesso documento sarebbe stato trovato sul camion nella giornata di ieri dagli investigatori. Ora il Amri, già conosciuto in Tunisia per episodi di microcriminalità è ricercato per tutto il paese. La polizia nella giornata di ieri ha compiuto un giro di vite nel Land renano del Nord Reno-Vestfalia, dove sono stati arrestati quattro presunti amici dello stragista.

Intanto però le polemiche scoppiano in una Germania che si sente improvvisamente fragile e sotto attacco. Poche ore dopo l’attentato l’Afd aveva fatto pesanti accuse alla Merkel, addossandole la responsabilità dell’attentato, accuse dalle quali oggi il vicepresidente di AfD Alexander Gauland si è dissociato, rilasciando un’intervista a Die Welt. “È sbagliato addossare ad una persona la responsabilità del sangue versato” ha dichiarato il dirigente del partito euroscettico al giornale tedesco. Mentre la rivista Focus.de di orientamento di centro-destra ha reso noto che la polizia del Nordreno-Westfalia conosceva le intenzioni di Anis Amri da almeno sei mesi. Uno scenario che getterebbe molte ombre sull’operato delle forze di sicurezza dello Stato Federale tedesco.

Sul fronte delle indagini la polizia federale per voce del Ministero degli Interni Thomas De Maizière fa sapere che oltre ai documenti sono state trovate le impronte digitali del ricercato nella cabina dell’autocarro utilizzato per l’attentato, mentre il Cancelliere Angela Merkel ha elogiato il lavoro professionale delle forze delle’ordine e dei funzionari di Stato il lavoro dei quali “è filato liscio e senza complicazioni”.

Da registrare infine la conferma definitiva della morte della nostra connazionale Fabrizia Di Lorenzo, arrivata dal Ministro degli Esteri Angelino Alfano. A mezzogiorno un comunicato del Presidente del Consiglio dei Ministri, Paolo Gentiloni: “L’Italia ricorda Fabrizia Di Lorenzo, cittadina esemplare uccisa dai terroristi. Il Paese si unisce commosso al dolore della famiglia” ha scritto Gentiloni su Twitter, esprimendo il proprio cordoglio e quello del Paese intero alla famiglia della vittima.

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La ragazza viveva ormai da quattro anni in Germania, dopo aver conseguito il diploma di Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Bologna. Ironia della sorte la Di Lorenzo in passato si era occupata per alcune riviste di politica internazionale proprio della questione siriana e del fondamentalismo di Al Qaeda. Che riposi in pace.

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