informazione in europa

Un’altra avventura nell’Unione Europea della libera informazione. Dopo la censura perpetrata dal presidente Emmanuel Macron nei confronti di Russia Today durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali francesi, negando l’accesso ai giornalisti russi alle sue conferenze stampa, ora è il turno della Germania e dei giornalisti tedeschi.

Il sindacato dei giornalisti della Repubblica Federale Tedesca si è scagliato venerdì con un duro comunicato nei confronti dell’emittente russa. Secondo il DJV, l’Unione tedesca dei giornalisti, le autorità tedesche non dovrebbero rilasciare la licenza alla tv di stato russa in lingua tedesca (RT Deutsch) perché “per noi Russia Today non è un mezzo di informazione, ma uno strumento di propaganda del Cremlino, che cerca di fare disinformazione politica” sostiene il presidente del sindacato dei giornalisti Frank Überall attraverso un comunicato stampa rilasciato sul sito ufficiale dell’istituzione.

Una polemica quella tra DJV e Russia Today che va avanti già da alcuni anni: nel 2017 il portavoce del sindacato Hendrik Zörner scrisse un comunicato nel quale si invitava i politici tedeschi a non rilasciare dichiarazioni a Russia Today, definendo l’emittente russa una “puttana della propaganda di Putin”. Il giornalista portavoce del DJV ce l’aveva in particolar modo con Matthias Platzeck, ex presidente dei socialdemocratici dell’SPD e ex presidente del Brandeburgo, reo di aver partecipato ed essere presidente del forum russo-tedesco, rilasciando un’intervista proprio a Russia Today.

Secondo il DJV e il suo portavoce, Russia Today avrebbe avuto la colpa di aver diffuso il caso di Lisa F. nel mondo. Lisa F. è una ragazzina di 13 anni di origini russe e tedesche che sarebbe stata rapita all’inizio del 2017 da alcuni uomini di etnia turca e poi abusata sessualmente. Il caso aveva aperto una piccola crisi diplomatica tra Mosca e Berlino, nella quale il Ministro Degli Esteri Sergei Lavrov aveva accusato le autorità tedesche di minimizzare il caso, accuse alle quali erano seguite alcune dimostrazioni della comunità russa in Germania fino alla condanna di un ragazzo, un amico della ragazzina, per la pena di due anni.

Nel marzo 2017 tuttavia il sindacato DJV ha dovuto scrivere un comunicato a quattro mani al quale hanno partecipato sia il portavoce Zörner, che il presidente Überall, scusandosi con Russia Today sia per il linguaggio adoperato che l’infondata accusa di diffondere Fake News.

Anche questa volta potrebbe finire allo stesso modo, ma la categoria in Germania è ben lontana dal poter dare lezioni a Mosca. Dal caso del reporter dello Spiegel Class Relotius, che è stato scoperto essere falsificatore di interviste e testimonianze, e nonostante ciò premiato dalle istituzioni tedesche e addirittura dalla CNN, per non parlare di un caso ancora più clamoroso, passato sin troppo in cavalleria negli ultimi anni, quello di Udo Ulfkotte, morto per infarto a 56 anni circa due anni fa.

Il giornalista fino ai primi anni 2000 collaboratore del Frankfurt Allgemeine Zeitung aveva ammesso di aver scritto articoli sotto dettatura dei servizi segreti statunitensi, in cambio di laute ricompense. Ulfkotte aveva denunciato in diverse sue pubblicazioni, come l’uso dei giornalisti da parte della CIA fosse un costume ben diffuso nella società tedesca e non circoscritto a singoli casi come il suo.

Una grave macchia sull’Unione Europea, che da alcuni anni cerca di fare della libera informazione un mezzo di controllo di tipo orwelliano. Su tutti valga l’esempio della copertura della guerra in Siria, alla quale abbiamo assistito negli ultimi sette anni. Dopo anni di bufale scritte da istituzioni faziose come l’osservatorio siriano sui diritti umani, anche Repubblica ha dovuto ammettere che la maggior parte delle notizie erano delle fake news ad uso e consumo dei ribelli e dei loro sostenitori, nelle quali si accusava il presidente siriano Assad delle peggiori nefandezze.

Da Assad e la Siria passiamo poi a casa nostra, dove al Corriere Della Sera il caso del direttore Luciano Fontana ha aperto un caso politico. Il direttore del Corsera è stato accusato dall’inviato della sua stessa testata Ivo Caizzi di aver manipolato e falsificato le notizie che riguardavano le trattative tra Italia e Unione Europea sulla manovra finanziaria. Uno dei tanti tentativi dei sostenitori dell’Unione Europea e delle sue direttive politiche di portare l’opinione pubblica a favore di Bruxelles e contro il governo italiano lega-m5s, visto come una minaccia dall’attuale establishment dell’Unione, soprattutto in vista delle prossime elezioni europee.

Un atteggiamento quello assunto dall’Europa, non solo nel campo dell’informazione, che apre delle grosse crepe per la sua credibilità e desta preoccupazione per il futuro di tutto il Continente. È notizia delle ultime ore che alla fine dall’anno ha vissuto una forte contrazione della produzione industriale, segno che le politiche finanziarie ed economiche dell’Ue sono totalmente fallimentari. Forse bisognerebbe dedicarsi in Europa a qualcosa di più utile per i suoi 500 milioni di cittadini, piuttosto di ingaggiare battaglie politiche internazionali o censurare testate giornalistiche.

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