Erdogan

Il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan sarà accolto dal suo omologo tedesco Steinmeier nel fine settimana. Il presidente turco è atteso prima a Berlino e poi a Colonia per l’apertura di una grande Moschea, ma dovrebbe avere un incontro ufficiale anche con il Cancelliere tedesco Angela Merkel.

I rapporti tra Berlino e Ankara si sono inaspriti soprattutto a partire dal tentato golpe dell’estate del 2016, nel quale il governo turco ha ravvisato negli atteggiamenti dei rappresentanti tedeschi un’insofferenza nei confronti dell’attuale leadership del paese anatolico, un malcelato sostegno a coloro che volevano rovesciare il governo dell’AKP.

Tuttavia la convivenza tra Merkel e Erdogan non è mai stata facile. In Germania vive dagli anni ’70 la più grande comunità turca d’Europa, che ha risentito anch’essa delle trasformazioni del mondo islamico nel modo di vivere e percepire la religione musulmana. Il tema dell’immigrazione e della sicurezza è sempre stato quello più scottante nel rapporto tra i due Stati. Mentre la Germania accoglieva dal 2014 i profughi provenienti dal medio oriente o presunti tali, l’Europa della quale Berlino è da anni la leader indiscussa, ha dovuto stabilire ben 6 miliardi di euro da devolvere ad Ankara per la gestione dei profughi e richiedenti asilo.

Il presidente turco ha sempre fatto pesare questo accordo, usando spesso parole dure nei confronti della Germania, che da alcuni anni, dopo gli attentati subiti a spese dei cittadini tedeschi e non, sta riscoprendo il tema della sicurezza. L’AKP di Erdogan può infatti contare sul materiale umano come strumento di pressione. Nella comunità turca di Germania da alcuni anni le idee ambigue dell’AKP, partito confessionale e conservatore di stampo islamico, hanno fatto breccia, riuscendo a far scendere in piazza migliaia di persone, a sostegno del governo turco e contro l’Unione Europea.

Se Erdogan è riuscito per anni ad essere interlocutore di tutti, è anche vero che molti farebbero volentieri a meno della Turchia ideologizzata e fanatica che l’AKP sta costruendo, non tanto per una sorta di senso di giustizia da parte delle cancellerie internazionali, quanto per l’inaffidabilità dimostrata dai turchi in qualità di partner, un’inaffidabilità che è diventata quasi proverbiale a partire da quel gran caos che è nato dal 2011 in poi, quando le primavere arabe avevano fatto sognare ad Ankara di vedersi concretizzare le proprie velleità di diventare una grande potenza regionale, se non di ottenere la leadership assoluta, sul mondo arabo-musulmano.

Da Assad a Obama, da Obama a Putin, Erdogan ha cambiato mille posizioni e ora vuole cambiare ancora, mentre la Turchia diventa sempre più un sultanato moderno guidato da questo longevo e indefesso leader che è il presidente turco, sempre pronto a modificare la costituzione a proprio vantaggio.

Il crollo della lira turca nei confronti del dollaro e la polemica interna con la banca centrale turca hanno spinto Erdogan a più miti consigli nei riguardi di Berlino, che vorrebbe tornare ad avere un rapporto più stretto con la più grande potenza europea.

Tuttavia l’opinione pubblica tedesca non l’ha presa bene: in Germania ancora faticano a dimenticare alcuni episodi, su tutti quello in cui Erdogan paragonò l’attuale cancelleria tedesca a quella del nazionalsocialismo. La Germania aveva protestato con Ankara per la mole di arresti sommari compiuti dalle forze dell’ordine turche nei mesi successivi al mancato golpe dei kemalisti e per i tentativi di reintrodurre nel paese, di grande tradizione laica, la pena di morte. Secondo Berlino un simile atteggiamento avrebbe definitivamente allontanato la prospettiva di un ingresso della Turchia nell’Unione Europea. Ad aggravare la situazione il caso Ozil, il calciatore tedesco di origine turca, beccato a farsi una foto con il presidente Erdogan e ritiratosi dalla nazionale dopo le dure critiche nei suoi confronti in Germania, dopo l’eliminazione dal mondiale di Russia dell’estate scorsa.

Tra i partiti che hanno criticato più duramente l’arrivo di Erdogan vi è Aufstehen (In piedi), il nuovo movimento di scopo fondato da uno dei personaggi di spicco della sinistra tedesca, Sahra Wagenknecht: “Su invito del Presidente Steinmeier, Erdogan farà visita al nostro paese nei prossimi giorni. All’ordine del giorno non vi è un dialogo, che sarebbe legittimo e necessario, ma un ricevimento con tutti gli onori. Noi di Aufstehen troviamo che i sequestratori non si corteggiano, ma si mettono sotto pressione!” spiega il movimento di sinistra in una nota diffusa sui social.

Auf Einladung von Präsident Steinmeier besucht der türkische Despot #Erdogan in den nächsten Tagen unser Land. Auf der…

Posted by Aufstehen on Thursday, September 27, 2018

[facebook url=”https://www.facebook.com/aufstehenbew/photos/a.211007602901424/238908156778035/?type=3&theater”]

Auf Einladung von Präsident Steinmeier besucht der türkische Despot #Erdogan in den nächsten Tagen unser Land. Auf der…

Posted by Aufstehen on Thursday, September 27, 2018

Contro il presidente turco anche i partiti di opposizioni presenti il parlamento, dai Verdi ai liberali fino all’AfD, che per definizione è tutt’altro che tenero con l’islam e i paesi musulmani.

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non accendere flames e di mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected].

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.