germania riunificazione: le parole di Sahra Wagenknecht

Il 3 ottobre 1990 la Germania Est si riunificò tropo 41 anni alla Repubblica Federale Tedesca. Nel ventottesimo anniversario dalla fine delle due Germanie, la Vereinigung fa ancora discutere ampi margini della società tedesca.

La riunificazione tedesca si trattò infatti non di una nuova fondazione dello stato tedesco, ma dell’annessione della ex DDR allo stato federale dell’Ovest. I tedeschi dell’est passarono da un giorno all’altro dall’Ostmark al Marco dell’ovest, decisamente più forte, una scelta che ancora oggi fa sentire le proprie conseguenze sulle spalle della parte orientale del paese, dove continuano a riversarsi le fasce più povere della popolazione.

Al di là delle narrazioni agiografiche di una Germania ricca e efficiente, l’anno scorso la Germania ha raggiunto secondo alcune stime una cifra record di poveri che si attesta sui 13 milioni circa, inoltre soltanto il 45% dei tedeschi possiede una casa di proprietà contro l’80% degli italiani. I dati della disoccupazione, molto bassi, si avvantaggiano però dei mini-job, una tipologia di contratti di breve durata esistente in Germania, che però permette ad un cittadino che  dovesse lavorare soltanto poche settimane all’anno di essere conteggiato tra gli occupati. Oltre a ciò, la sempre latente Ostalgie dei cittadini della ex DDR, che dal 1990 non hanno mai beneficiato di alcun miglioramento delle loro condizioni di vita.

Una situazione quella economica che si è andata a intrecciare inevitabilmente con quella legata all’immigrazione. La politica dell’accoglienza attuata dalla Merkel e dalla CDU fino al 2016 ha provocato il malcontento della popolazione, che si sente, specialmente nelle zone più povere del paese e delle periferie, minacciata dalla concorrenza: gli stranieri infatti possono riceve il sussidio se hanno lavorato per un periodo accettabile, e concorrono per grande maggioranza per le occupazioni più umili o per usare un anglicismo i cosiddetti unskilled labors. In tutto coloro che ricevono un sussidio sono circa 6 milioni, contando single e famiglie.

Il risultato di questi disagi, soprattutto delle periferie tedesche ha portato a una grande perdita di consensi dei due pariti tradizionali, la CDU e la SPD. Le elezioni del settembre 2017 hanno messo in seria difficoltà i due partiti di centro che hanno dovuto ricorrere, per l’ennesima volta, a un governo di Grande Coalizione (Große Koalition, anche detto GroKo) fra centrodestra e centrosinistra, portando alle dimissioni del leader dell’SPD Martin Schulz. Al calo dei due partiti tradizionali è conseguita la grande ascesa dei populisti di Alternative fur Deutschland e dei liberali dell’FDP, con i primi al 13%.

La sinistra in crisi in tutta Europa è in crisi anche in Germania: la Die Linke da anni non riesce mai a fare quel salto di qualità definitivo nei confronti dell’SPD. Ciò ha indotto l’esponente del partito di sinistra Sahra Wagenknecht a fondare un nuovo movimento, seguendo l’esempio di Melenchon in Francia. Aufstehen (“in piedi”) è un movimento che vuole essere onnicomprensivo di tutte le parti sociali che si oppongono all’eccessiva cessione della sovranità popolare all’Unione Europea.

Oggi giorno di festa nazionale in Germania, il messaggio di Aufstehen è chiaro: “Il fatto che il nostro paese non sia diviso più da un muro è un motivo per festeggiare. Ma quasi 30 anni dopo la riunificazione c’è un confine nel nostro paese, che è alto come non mai, il confine tra l’alto e il basso” scrive in una nota il movimento guidato dalla Wagenknecht.

Dass unser Land keine Mauer mehr trennt, ist natürlich ein Grund zum Feiern. Aber fast 30 Jahre nach der…

Posted by Aufstehen on Wednesday, October 3, 2018

Dass unser Land keine Mauer mehr trennt, ist natürlich ein Grund zum Feiern. Aber fast 30 Jahre nach der…

Posted by Aufstehen on Wednesday, October 3, 2018

Aufstehen inoltre si oppone al sistema di sussidi detto anche Hartz IV, alla povertà e ai contratti a tempo determinato: “La lista è lunga” conclude la nota – “è tempo di una politica a cui possiamo dire di nuovo sì”.

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