Dopo quasi un mese di crescenti proteste, i Gilet Gialli hanno riportato una prima e significativa vittoria: il governo francese, infatti, ha deciso di sospendere la famosa “ecotassa”, consistente in sostanziosi rincari ai carburanti fossili. Si tratta, in ogni caso, di una sospensione che avrà valore per soli sei mesi, e che il premier Eduard Philippe ha concesso dopo che le proteste sono costate al paese quattro morti e centinaia di feriti.

Consapevoli che tale mossa miri semplicemente ad indebolire il fronte della protesta, più che a soddisfarne le richieste, i Gilet Gialli intendono di conseguenza proseguire con le loro manifestazioni, che stanno fra l’altro conoscendo un significativo ampliamento in tutto il paese. Non sono in pochi, infatti, a pensare che il governo francese, con questa decisione solo temporanea, miri sostanzialmente a prendersi beffe di loro.

In un discorso alla televisione, il premier ha detto che “Nessuna tassa merita di mettere in pericolo l’unità della Nazione”, e che “bisognerebbe essere sordi” per non “sentire la rabbia” dei cittadini francesi. Ma la realtà è che la protesta dei Gilet Gialli non si riduce unicamente alla lotta contro l’aumento delle tariffe sul gas e l’elettricità, che a questo punto resteranno invariate per tutto l’inverno. I Gilet Gialli protestano contro tutta la politica fiscale nazionale in generale, considerata fortemente penalizzante verso i ceti produttivi e quelli popolari e socialmente più deboli, ed ancor più contro il regime di austerità che vige nel paese, partner debole del cosiddetto “Asse Franco-Tedesco”, e pertanto sotto osservazione da parte del ben più forte coniuge tedesco. E’, insomma, una protesta contro il modello di europeismo di cui il Presidente Emmanuel Macron si è fino ad oggi fatto portatore, sulla linea dei suoi predecessori Sarkozy e Hollande, e di cui sono i francesi più poveri a pagare il prezzo.

I diversi portavoce dei Gilet Gialli hanno prontamente dichiarato di non essere paghi delle promesse accampate dal governo, anche perché palesemente queste promesse mirano proprio ad indebolire e spezzare il fronte della protesta, magari allontanandole la frangia più moderata e più disponibile ad un confronto con Parigi. Riferendosi alla sospensione momentanea dell’ecotassa, il portavoce Benjamin Cauchy, ai microfoni di Bmftv, ha infatti spiegato che l’obiettivo del movimento è di ottenere “l’annullamento delle tasse sui carburanti e non una semplice moratoria”, che addirittura “è un affronto politico camuffato ed un modo per prendere in giro i francesi e rimettere in vigore le tasse dopo sei mesi”. Un altro portavoce, Eric Drouet, confermando la manifestazione che si terrà a Parigi sabato prossimo, ha quindi aggiunto: “Siamo obbligati a manifestare il nostro malcontento”.

Il movimento dei Gilet Gialli, composto in larghissima parte da autonomi, commercianti, artigiani e piccoli imprenditori, ed attivissimo oltre che nelle piazze anche nel mondo dei social, è formato in larghissima maggioranza da persone che, prima di oggi, non avevano mai preso parte a manifestazioni politiche. Ciò spaventa le autorità francesi, perché testimonia da una parte la mobilitazione contro le politiche del governo da parte di una “maggioranza silenziosa” che ormai tanto silenziosa non lo è più, e dall’altra perché dei manifestanti completamente inesperti in materia di cortei e manifestazioni possono reagire nei modi più disparati di fronte all’uso della repressione da parte delle forze dell’ordine, dando così vita a scenari praticamente ancora tutti da prevedere.

I tentativi di associare tale movimento all’estrema destra, peraltro piuttosto goffi e palesemente in malafede, sono stati ben presto smentiti dai fatti, anche perché i Gilet Gialli hanno intascato fin da subito il consenso anche delle sinistre locali, cominciando da Melenchon, mentre Marine Le Pen si è raccomandata coi manifestanti affinché non esagerino e, laddove possibile, sgomberino gli spazi occupati in modo che le forze dell’ordine possano isolare gli elementi violenti, intuibilmente infiltrati dall’esterno per eterodirigere il movimento e rovinarne la reputazione agli occhi dei cittadini. Inoltre, sarebbe bastato molto semplicemente guardare chi lanciava certe accuse per rendersi conto che erano unicamente tese alla delegittimazione politica.

Eduard Philippe, incontrando i gruppi parlamentari di maggioranza LREM e MoDem, ha ribadito che “Si deve calmare la situazione per evitare che degeneri”, ma la realtà è che non basteranno piccoli contentini a tempo determinato per spegnere il fuoco della protesta. Anche gli studenti, del resto, ormai solidarizzano coi Gilet Gialli, e in tutto il paese si contano non meno di cento scuole superiori occupate. E’ ormai pacificamente riconosciuto che queste siano le maggiori proteste mai conosciute dalla Francia dai tempi del 1968. A Parigi i danni, secondo il sindaco Anne Hidalgo, ammontano a non meno di tre milioni di euro, mentre le perdite delle compagnie di trasporti, bloccate nelle autostrade e penalizzate persino dalla penuria dei carburanti che colpisce alcune aree del paese, raggiungono addirittura i quattrocento milioni.

Ieri il Presidente Macron ha incontrato uno dei principali leader morali del movimento, Patrick de Perglas, detto Gepy, che è partito a piedi dalla sua Chalon-sur-Saone dirigendosi a Parigi e compiendo in una settimana trecento chilometri, proprio come nel 1953, in occasione di altre storiche proteste conosciute dalla Francia contro il fisco troppo esoso, aveva fatto il leader Pierre Poujade. Anche in quel caso il Poujadismo si configurò come un movimento apolitico e persino antipolitico, ben presto bollato dalla politica tradizionale come populista e demagogico. E non sono stati pochi, infatti, nel mondo dell’élite al caviale non soltanto di Parigi ma anche del nostro paese, a parlare dispregiativamente di Poujadismo intendendolo proprio come populismo e demagogia, e riferendosi esplicitamente ai Gilet Gialli. Ma, da quel che sembra, queste delegittimazioni e mistificazioni storico-politiche non sono servite ad impressionare più di tanto i manifestanti.

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