Giorno della Vittoria, 9 maggio 2017, Putin

Il Giorno della Vittoria e il sacrificio dell’URSS contro l’avanzata del Terzo Reich

In Russia ed in tutti i Paesi dell’ex Unione Sovietica, il 9 maggio di ogni anno è ampiamente celebrata la fine della Seconda Guerra Mondiale, chiamata anche Grande Guerra Patriottica dai russi, riferendosi al periodo 1941-1945.

Durante la Seconda Guerra Mondiale l’Unione Sovietica ha subìto la più grande perdita di vite umane di tutti i Paesi europei: 27 milioni di morti, fra i quali la conta dei civili è superiore a quella dei militari. Sin dai tempi dell’URSS si era deciso di tenere il 9 maggio di ogni anno delle grandi parate militari, che sono molto popolari in Russia, come una sorta di promemoria del potere del Paese e come dimostrazione preventiva a monito dei potenziali aggressori.

Il ricordo dei martiri nel “Reggimento Immortale”

Da diversi anni, inoltre, alla parata militare è stata aggiunta anche l’azione del Reggimento Immortale: delle colonne di persone che portano i ritratti dei loro antenati che avevano combattuto nella Seconda Guerra Mondiale.

Per i russi, quasi tutte le famiglie hanno qualcuno che era stato ucciso in guerra, quindi questa azione non è solo un ricordo della perdita, ma anche una forma di unità nazionale nel dolore e nell’orgoglio. Questa manifestazione nacque come iniziativa della gente comune, guadagnando subito un enorme successo. Il Reggimento Immortale ha anche sconfinato all’infuori della Russia e dell’ex Unione Sovietica, ed è stato realizzato anche in Europa, America ed Australia.

Quest’anno, nei ranghi del Reggimento Immortale, vi sono state 8 milioni di persone in tutta la Russia. Solo a Mosca, nella processione con i ritratti dei veterani, hanno partecipato 850 mila persone – moscoviti e residenti di altre parti della Russia, anche molto lontane, ed alcuni stranieri.

reggimento immortale 2017

Il Discorso di Putin nel 72° anniversario dalla fine della II Guerra Mondiale

Sempre troppo dimenticato dall’Europa il sacrificio compiuto dai cittadini della Russia e dell’ex Unione Sovietica per restituire agli europei la tanto agognata libertà. Da alcuni anni il 9 maggio viene apertamente snobbato dai leader europei nella politica suicida del tentativo di isolare Mosca nello scenario internazionale.

È quanto sottolineato anche dal Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, che ha ricordato il grande contributo in termini umani e militari dell’Unione Sovietica “nel trionfo della vita e della ragione sulla morte e la barbarie”. Ma anche ammonito i gli interlocutori europei: “è nostro compito ricordare che la vittoria è stata ottenuta a costo di irreparabili sacrifici e che la guerra ha chiamato a sé milioni di persone. Questa mostruosa tragedia è stata resa possibile soprattutto con la connivenza con l’ideologia criminale della superiorità della razza e a causa della mancanza di unità in seno alle maggiori potenze mondiali”.

putin 9 maggio 2017

“Ciò ha permesso ai nazisti di arrogarsi il diritto di decidere per gli altri popoli, di scatenare la più sanguinosa e cruenta guerra per schiavizzare quasi l’intera Europa in modo da perseguire i loro criminali scopi” ha ricordato ancora Putin. “L’Unione Sovietica ha dovuto affrontare l’assalto più potente dei nazisti – ha continuato il presidente russo – ma non c’è e mai ci sarà una Potenza che potrà sconfiggere il nostro popolo”.

Putin ricorda l’estremo sacrificio dei russi e dei popoli ex sovietici, ma anche gli errori dell’Europa che alimentarono il Nazionalsocialismo.

“Noi non dimenticheremo mai – dice ancora il presidente della Federazione Russa – che furono i nostri padri i nostri nonni e i nostri bisnonni a far tornare la libertà e la pace in Europa. La Grande Guerra Patriottica fu vinta da marescialli e civili, da volontari e lavoratori del fronte, partigiani e combattenti. Grandi e bambini, gente di ogni appartenenza etnica e sociale. Loro hanno superato le impensabili traversie della Seconda Guerra Mondiale con coraggio e impareggiabile pazienza. Senza dormire o riposare hanno lavorato in fabbrica e negli ospedali. Sono annegati nei fiumi, sono gelati nelle trincee, sono bruciati nei carri armati, hanno protetto i loro compagni d’arma. Sono corsi a lottare sapendo che quella sarebbe stata la loro ultima battaglia. Loro hanno fatto tutto questo senza sapere ancora della Vittoria, ma hanno fatto di tutto per portarci più vicini ad essa”.

Successivamente il leader del Cremlino ha elogiato gli attuali soldati e ufficiali dell’esercito russo, promettendo nella Piazza Rossa di Mosca, davanti ai veterani, che la generazione di oggi amerà la Patria russa come l’hanno amata loro e che la difenderanno come l’hanno difesa loro. “Voi non vi vergognerete di noi” – ha detto Putin, rivolgendosi ai veterani della Grande Guerra Patriottica. “Noi siamo orgogliosi di voi, noi ameremo la Russia come l’avete amata voi, rafforzeremo la tradizione del patriottismo e del servizio devoto alla Patria. Le lezioni del passato – avverte poi Putin – ci costringono ad essere vigili e l’Esercito russo è pronto a difendersi da ogni potenziale aggressione”.

Nuova chiamata alla coesione internazionale

“La vita stessa ci costringe ad aumentare il nostro potenziale difensivo, tuttavia il consolidamento della Comunità Internazionale per una lotta efficace al terrorismo, l’estremismo il neonazismo come di altre minacce. Noi siamo pronti a questo tipo di collaborazione, la Russia – rimarca ancora Putin – siede sempre con le forze della pace, con coloro che scelgono per una partnership che mette la Russia e i suoi interlocutori sullo stesso piano, e che rigettano la guerra come azione innaturale per l’uomo e contraria alla vita”. Quello del presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin è un discorso rivolto alla vecchia generazione, nel ricordo di coloro che si sacrificarono per il paese, ma anche un incoraggiamento per la nuova a non farsi trovare impreparata alle nuove minacce. È rivolto alla popolazione russa, ma è anche un avvertimento ai partner europei e occidentali, che vanno nella direzione opposta alla cooperazione.

Le celebrazioni del 9 maggio nei paesi dell’ex Unione Sovietica. Come è andata…

Alcuni Paesi musulmani dell’Asia Centrale, come Uzbekistan e Tagikistan, si sono rifiutati di tenere il Reggimento Immortale, perché è contrario alla tradizione musulmana.

Ma alcuni abitanti di questi Paesi hanno ignorato la decisione delle autorità e hanno organizzato le loro colonne.

L’Ucraina e i banderisti

In Ucraina, le autorità hanno dovuto affrontare una scelta difficile.

Anche se l’Ucraina, come parte dell’Unione Sovietica, aveva subìto perdite enormi durante la guerra, il nuovo governo del Paese, dopo il Colpo di Stato nel 2014 (Euromaidan), ha definito come occupante l’esercito sovietico che aveva sconfitto l’esercito di Hitler e dei suoi alleati.

Gli eroi ufficiali dell’Ucraina sono oggi considerati i collaboratori dei tedeschi ed i nazionalisti, come Stepan Bandera (un criminale nazista ucraino che era stato condannato all’ergastolo per omicidio da un tribunale polacco, e che era stato liberato dalla prigione dai tedeschi) e Shukhevych (un capitano dell’Abwehr, l’intelligence militare tedesca della Seconda Guerra Mondiale).

L’Ucraina sta adottando l’ideologia della riconciliazione tra nazionalisti collaboratori e soldati dell’esercito sovietico. Tuttavia, pochi giorni fa, nel Paese è stato arrestato un uomo che era sceso in strada con la bandiera rossa, sotto la quale aveva combattuto l’esercito sovietico. Ora rischia fino a 5 anni di carcere per l’uso di simboli sovietici, che sono ormai vietati sotto il governo post-Maidan. Allo stesso tempo, per le strade di Kiev e di altre città ucraine, i neonazisti locali mostrano apertamente la svastica ed altri simboli del Terzo Reich e delle SS.

Le minacce degli estremisti

Secondo quanto emerso nei giorni scorsi, i neonazisti ucraini avrebbero minacciato di uccidere tutti coloro che sarebbero scesi per le strade di Kiev con le bandiere rosse il 9 maggio.

Tuttavia, le autorità ucraine hanno preso provvedimenti affinché non si ripetessero gli eventi della strage di Odessa del 2014, ed il 9 maggio, per le strade di Kiev, ha avuto luogo un corteo di un migliaio di partecipanti del Reggimento Immortale, alcuni dei quali portavano le bandiere rosse ed i nastri neri e gialli di San Giorgio (dal nome del capo dell’Ordine Militare dell’Impero Russo – la Croce di San Giorgio), simbolo delle guardie russe e sovietiche.

In alcuni luoghi si sono verificati degli scontri con l’estrema destra, ma la polizia è prontamente intervenuta. Inoltre, il reparto di unità speciale Berkut (“aquile d’oro”, che ha cambiato nome dopo il Colpo di Stato) della polizia di Kiev avrebbe anche fatto irruzione nella sede della OUN (Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini, conosciuta anche come di Organizzazione di Bandera). Pare che l’unità Berkut non vedesse di buon occhio l’OUN dall’avvento di Euromaidan.

Feste patriottiche nella città di Izyum

Degna di nota è stata anche la cittadina di Izyum, che si trova nella regione di Kharkiv, al confine con il Donbass, e che simpatizza con le Repubbliche di Donetsk e Lugansk contro l’ideologia di Bandera.

Qui, il 9 maggio si è tenuto un raduno di massa sotto le bandiere rosse ed i nastri di San Giorgio, con canzoni di guerra patriottiche russe e sovietiche. Secondo i russi, le autorità ucraine non sono intervenute nella cittadina per non rovinare l’immagine “europea” del Paese, che sta ospitando a Kiev il concorso Eurovision. Inoltre, oggi è arrivata la notizia che a Dniepr (ex Dnipropetrovsk) è stata licenziata la leadership della polizia per incitamento ad atti di provocazione da parte dei neonazisti.

Si festeggia anche nel martoriato Donbass

Anche nel Donbass si è tenuta la celebrazione del Giorno della Vittoria.

Per la popolazione delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk, però, la guerra non è solo un evento storico, ma qualcosa di molto vicino. Le molte migliaia di persone che hanno marciato nel Reggimento Immortale nel Donbass hanno infatti portato non solo le foto dei loro nonni e bisnonni, ma anche dei giovani uomini che sono recentemente morti sul campo di battaglia.

L’intricata situazione della Bielorussia di Lukashenko

Tra tutte le ex Repubbliche sovietiche, la più colpita era stata la Bielorussia, rimasta tre anni sotto l’occupazione tedesca. Secondo gli storici moderni, un cittadino bielorusso ogni quattro è stato ucciso in guerra. 628 villaggi bielorussi erano stati bruciati, insieme ai residenti, dai nazisti. Spesso, tuttavia, i crimini in Bielorussia non erano perpetrati dai nazisti tedeschi, ma dai loro collaboratori ucraini (tra cui Bandera). Il più famoso villaggio bruciato insieme alla sua popolazione è Khatyn, atto perpetrato dalla OUN.

Le autorità della Bielorussia e del presidente Lukashenko sono coerenti nella loro critica al nazismo. Ma stanno anche prendendo le distanze dalla Russia. Il nastro di San Giorgio è ufficialmente vietato in Bielorussia, mentre membri delle organizzazioni pro-naziste bielorusse, il 9 maggio, hanno controllato i veicoli nei quali erano stati visti i nastri neri e gialli, e lo hanno riferito alla polizia locale. Ufficialmente, infatti, è consentito solo il “nastro bielorusso”, di colore rosso-verde.

Il 9 maggio, a Minsk (capitale della Bielorussia), hanno avuto luogo due manifestazioni: la manifestazione ufficiale “la Bielorussia ricorda”, nella quale sono anche stati coinvolti studenti ed impiegati statali, e quella del Reggimento Immortale. A giudicare dalle foto, nelle città della Bielorussia dominavano i colori nero e giallo, un simbolo di unità con la Russia.

Bielorussia: celebrazioni giorno della vittoria a Minsk 2017

Lukashenko non vuole ripetere gli errori della vicina Ucraina, anche perché riceve varie forme di assistenza dalla Russia, tuttavia, anche in Bielorussia vi sono dei timidi focolai di neonazismo e di russofobia.

Gli altri paesi ex sovietici e il futuro dell’Ucraina

Negli altri Paesi della ex Unione Sovietica, l’anniversario della vittoria sul nazismo tedesco è stato celebrato in molti modi: in Russia ed in Paesi come Armenia, Kirghizistan ed altri, è stata una festa nazionale. Alcuni ex Paesi sovietici musulmani, invece, sono più coinvolti nell’Islam e ideologicamente lontani dalla Russia.

In Ucraina, in molti temevano scontri violenti tra la popolazione il 9 maggio, ma le autorità sono riuscite a prevenirli. Tuttavia, secondo i russi, la simpatia delle autorità ucraine per i collaboratori dei nazisti potrebbe portare a scenari preoccupanti per le prossime generazioni del Paese, in quanto queste idee sarebbero introdotte da tutto l’apparato statale, fino alla stampa e all’istruzione, nella mentalità dei giovani: questi crescerebbero quindi con l’idea che i collaboratori di Hitler come Bandera e Shukhevyc siano i veri eroi del nazismo.

Silvia Vittoria Missotti

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