La vertenza della Gkn di Campi Bisenzio arroventa le strade di Firenze e turba i sogni ad occhi aperti dell’assembramento politico-partitico che sostiene il premier Draghi. Il corteo ha attraversato i viali intorno alla Fortezza da Basso per dirigersi verso il Centro storico e fermarsi in Piazzale Michelangelo. Oltre 20mila le persone in marcia per il lavoro e la dignità ed un motto, “Insorgiamo”, che è al tempo stesso un grido d’orgoglio e di dolore.

Quella della Gkn rappresenta una “trincea” da difendere ad ogni costo per gli operai in lotta in tutta Italia. “Se sfondano qui, sfondano ovunque”. E’ questa la convinzione delle maestranze che presidiano da 72 giorni lo stabilimento di Campi Bisenzio. Quattrocentoventidue storie di vita e di lavoro fatte sprofondare nella disperazione con dei licenziamenti effettuati via mail.

Insieme ai lavoratori Gkn, hanno sfilato quelli della Whirlpool di Napoli con lo striscione “Napoli non molla”, una rappresentanza della Rsu della Piaggio di Pontedera, gli operai della Sanac di Massa Carrara e quelli del distretto tessile di Prato. Presenti anche delle rappresentanze della rete degli studenti medi, dei collettivi studenteschi delle Marche e dei Cobas.

Quanto è accaduto in Toscana, deve provocare rabbia e sconcerto. E impone al Governo un’azione decisa e concreta. Nella mattina del 9 luglio, i vertici dell’azienda attiva nel settore della componentistica per auto, hanno deciso di aprire una procedura di licenziamento collettivo per tutti i propri dipendenti (422) lasciandoli senza lavoro.

La multinazionale britannica Melrose Industries (di proprietà di un fondo di investimento estero), ha motivato la decisione del licenziamento immediato in blocco di tutti i lavoratori del sito toscano, con un calo del mercato automobilistico e la necessità di ridurre drasticamente i costi della produzione.

I conti però non tornano. Gli amministratori, nel bilancio 2020 della società di Campi, mettevano nero su bianco l’assenza di “incertezze significative in merito alla capacità della società di continuare ad operare” grazie ad alcuni tagli di costi, all’andamento del mercato, i “continui e fattivi rapporti con la divisione automotive del gruppo Gkn/Melrose” ed il “supporto finanziario” ricevuto. Cos’è cambiato nel frattempo?

L’assenza di una seria politica strategica del governo per il settore automotive e l’arroganza con cui certe proprietà “senza volto” trattano i propri dipendenti, sconvolgendone le vite, sono benzina sui tanti fuochi accesi in un Paese che si sta ancora leccando le profonde ferite causate dalle chiusure disposte dall’alto per cercare di arginare la diffusione del Coronavirus. Il segnale arrivato da Firenze non può essere preso sotto gamba. In un sabato di settembre, migliaia di uomini e donne provenienti da tutta Italia hanno deciso di insorgere. Per non morire di fame.