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Il ‘Rapporto annuale sulla situazione sociale’ del Censis (Centro studi Investimenti Sociali), giunto alla cinquantunesima edizione, contiene un capitolo intitolato ‘La società italiana al 2017’, dove si afferma che “La ripresa c’è e l’industria va, ma cresce l’Italia del rancore”.

Questa scelta semantica ci lascia perplessi: esistono varie definizioni di rancore e tutte convergono sulla caratteristica della persistenza nel tempo di un sentimento negativo, come odio, astio o malanimo, che viene celato oppure espresso solo parzialmente; perché concentrarsi soltanto su di esso, senza considerare altri stati d’animo come ad esempio la disperazione, l’amarezza o la rassegnazione?

Il documento stabilisce senza ombra di dubbio che “la ripresa c’è, come confermano tutti gli indicatori economici, ad eccezione degli investimenti pubblici”. E non è nostra intenzione entrare nel merito.

Nel paragrafo ‘L’Italia dei rancori’ poi il documento spiega che “non si è distribuito il dividendo sociale della ripresa economica e il blocco della mobilità sociale crea rancore”.

Tentiamo di capire cosa significano queste parole. La ripresa è da considerarsi un fatto, come dimostrato dai famosi indicatori, ma i suoi benefici non sono distribuiti, cioè sono appannaggio di pochi. Quindi gli indicatori non sono stati costruiti in modo da rendere conto del benessere della popolazione: questo fatto, dobbiamo ammetterlo, lo sospettavamo già da molto tempo.

Continuiamo a leggere: la grande maggioranza degli italiani è convinta che l’ascesa sociale sia molto difficile, mentre la discesa costituisce un rischio concreto (ci sembra di poter dire che hanno ragione).

E poi: “allora si rimarcano le distanze dagli altri: il 66,2% dei genitori italiani si dice contrario all’eventualità che la propria figlia sposi una persona di religione islamica, il 48,1% una più anziana di vent’anni, il 42,4% una dello stesso sesso, il 41,4% un immigrato, il 27,2% un asiatico, il 26,8% una persona che ha già figli, il 26% una con un livello di istruzione inferiore, il 25,6% una di origine africana, il 14,1% una con una condizione economica più bassa”. E quindi? Con ciò?

Detto che dei buoni genitori dovrebbero desiderare che la loro figlia (o il loro figlio: mica crederemo che sulle scelte dei figli adulti maschi i genitori si astengano dal dire la loro?!) si sposi solo se ciò la rende felice, con chi può renderla felice, qualora si dovessero invece intromettere è solo perché sono incapaci di accettare che quella che vedono ancora come la loro bambina ha tutto il diritto di scegliere da sola, anche sbagliando, perché ormai è cresciuta: che c’entra tutto questo col rancore?

Il paragrafo si conclude affermando che: “l’immigrazione evoca sentimenti negativi nel 59% degli italiani, con valori più alti quando si scende nella scala sociale: il 72% tra le casalinghe, il 71% tra i disoccupati, il 63% tra gli operai”. Ora sì, è tutto più chiaro: gli estensori del documento hanno una loro posizione netta sul tema dell’immigrazione perciò la maggioranza della popolazione è contraria ciò non vale come una libera espressione delle proprie opinioni, ma è una conseguenza del loro rancore.

Niente da dire, sono bravi a snocciolare statistiche e percentuali, ma a quanto sembra non conoscono gli italiani, né il loro carattere, più incline all’autocommiserazione e al fatalismo che non alla rabbia.

Ci si dovrebbe chiedere com’è possibile che noi, con tutto ciò che ci hanno fatto e ci stanno facendo, siamo ancora così mansueti. Perché siamo buoni. Perché siamo pigri. Perché siamo italiani.

UN COMMENTO

  1. Ma esiste un limite anche per gli italiani…per due decenni hanno sopportato il fascismo, poi quando non era piu’ possibile sopportare quella situazione (soprattutto la guerra voluta dal fascismo, [perche’ prima in fondo lo sopportavano anche volentieri) allora lo hanno rovesciato.
    Ora in questa situazione sembra che in effetti ,nonostante tutte le ruberie dei politici e della fiscalita’ ormai fuori controllo con tassazioni da paese scandinavo e servizi da terzo mondo, nonostante i segnali li abbiano gia mandati (mov 5 stelle al 28%) , la situazione non abbia ancora determinato quella scintilla che fa scoppiare tutto. Come mai?
    In realta’ si sta muovendo qualche cosa che potrebbe esplodere nei prossimi mesi, e in modo particolare alle prossime elezioni o con una astensione di massa,come da piu’ parti sanno gia’ ventilando, oppure con l’ascesa di partiti e movimenti “antisistema”.
    Questa sarebbe forse l’ultima chiamata prima dello scoppio finale.
    Uno scenario dove i partiti come PD e consimili sarebbero ridotti al lumicino o addirittura fuori dal parlamento,sarebbe il segnale del definitivo allontanamento degli italiani dalla vecchia politica, oppure una astensione di massa tale da delegittimare in modo drastico le istituzioni “democratiche” per cui chiunque andasse al potere sarebbe l’espressione di una infima minoranza senza alcuna rappresentanza democratica. In effetti sarebbe questa la soluzion piu’ rivoluzionaria … delegittimazione total di istituzioni politiche ormai totalmente incapaci di rispondere alle richieste degli italiani. Istituzioni che in barba alle indicazioni fatte aqvere in questi anni hanno continuato a elegger governi non espressione di libere votazioni e personaggi addirittura estranei anche al parlamento (Renzi ,tanto per citarne solo uno).
    Io propendo per questa ipotesi , l’unica che puo’ creare una “crisi democratica” e forse un riupensamnto vero sulla rappresentativita’ di un parlamento eletto ma di pratiti arroccati nella difesa dei loro interessi.
    Una via che potrebbe preludere ad una crisi di proporzioni piu’ grandi che spingeebbero gli italiani a uscire dal torpore attuale ed esporsi in prima persona.
    Lotti Anton Giulio

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