L’accesso alle cure psicologiche e psichiatriche fornite dal nostro Servizio Sanitario Nazionale è generalmente abbastanza facile per alcune tipologie di utenti: minori, anziani, disabili, famiglie, persone che soffrono di dipendenze e infine coloro che sono affetti da disturbi particolarmente severi, ad esempio schizofrenia o depressione grave.
Coloro che non rientrano in nessuna di queste categorie si ritrovano, al contrario, spesso senza aiuti da parte del pubblico. La soluzione che rimane disponibile è di rivolgersi al privato, affrontando una spesa che va dai 50-60 euro in su ogni settimana, magari per periodi di molti mesi o anni (http://www.opinione-pubblica.com/ansia-e-depressione-il-38-della-popolazione-europea-ne-e-colpita-dato-preoccupante-per-i-giovani/).
Spesso le persone si rivolgono allora ad altre figure che offrono un’alternativa, talvolta a prezzi inferiori: per esempio dei ‘counselors’ che affermano di offrire aiuto nelle situazioni problematiche della vita, cosicché per molti non è facile comprendere in che cosa siano diversi dagli psicoterapeuti.
La differenza è notevole dal punto di vista della formazione: uno psicoterapeuta è uno psicologo o uno psichiatra che dopo la laurea ha sostenuto studi post-universitari della durata di almeno quattro anni in una scuola di psicoterapia riconosciuta dal ‘MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), mentre secondo la legge italiana la figura del counselor non esiste e di conseguenza chiunque può definirsi tale.
Le numerose scuole o corsi di counseling sorte negli ultimi anni, non esistendo obblighi specifici da seguire, propongono soluzioni molto diverse tra loro dal punto di vista dei costi, della durata, delle materie di studio e così via.
Il counseling come inteso dagli psicologi, che potremmo definire semplicemente con la traduzione in italiano ‘consulenza psicologica’, non è altro che un parere professionale che si dà ad una persona che lo richieda. Non va confuso con una vera e propria psicoterapia, ovvero col trattamento di un disturbo psicologico.
Spesso dei counselors che non sono né psicologi né tanto meno medici psichiatri offrono una prestazione che definiscono con aggettivi fantasiosi, ad esempio ‘counseling filosofico’. E’ ovvio che in tal modo facciano una spietata concorrenza agli psicoterapeuti; del resto una persona che chiede aiuto e che dopo qualche appuntamento si sente meglio non ha alcun interesse a discutere il percorso formativo di chi lo sta aiutando.
Lo stesso discorso si può fare per coloro che si definiscono ‘coach’, in particolare nella variante, emersa di recente, del ‘lifecoach’, che ha portato il termine fuori dall’ambito sportivo in cui è nato e da quello manageriale in cui si è ampiamente sviluppato.
La pratica del coaching viene definita come orientata allo sviluppo delle potenzialità degli individui che permetta loro di raggiungere gli obiettivi desiderati.
Anche in questo caso non esiste una normativa specifica, quindi regna la confusione, ma chi riesce a soddisfare le esigenze dei propri clienti può avere successo, talvolta permettendosi perfino di applicare tariffe piuttosto salate.
Esiste poi un altro genere di concorrenti, che affermano di operare nel campo della cosiddetta ‘spiritualità’, ma in realtà agiscono, consapevolmente o meno, in tutta una serie di altri ambiti, compreso quello della psicoterapia (http://www.opinione-pubblica.com/ecco-come-il-capitalismo-sfrutta-la-cosiddetta-spiritualita/).
Troppo spesso, di fronte all’imperversare di tutte queste figure più o meno professionali, gli psicoterapeuti protestano o si lamentano, atteggiamenti del tutto inutili, ma c’è una minoranza che decide a sua volta di praticare questo genere di interventi: uno psicoterapeuta adeguatamente preparato lo può fare anche meglio dei non psicologi, offrendo ai clienti maggiori garanzie.