Il “Business Forum Italia-Iran” organizzato da Ice e Confindustria entra nel vivo e, guarda caso, scoppiano le polemiche. Ad aprire il fuoco i soliti noti, da sinistra e da destra. Diritti civili violati per i primi; identità calpestate per i secondi.
I 13 memorandum siglati ieri e le firme apposte in calce a contratti ricchissimi, per un valore complessivo di 17 miliardi di euro, fanno davvero paura ai concorrenti commerciali dell’Italia e valgono bene un ridicolo teatrino.
Ad inaugurare la caccia al mostro, ci ha pensato l’associazione “Nessuno tocchi Caino” con una campagna mediatica intitolata ‪#‎DiteloARouhani‬, per denunciare il mancato rispetto dei diritti umani in ‪‎Iran.
E’ quasi superfluo dire che nulla di simile è stato fatto in occasione degli arrivi a Roma di Obama e Netanyahu o quando Renzi è andato a Riad.
La pena di morte negli States, il massacro di innocenti nei territori occupati da Israele e le esecuzioni e le torture in Arabia Saudita, saranno evidentemente sfuggite a questi acuti osservatori, a fasi alterne, dei codici penali di mezzo mondo. Per essere più precisi, la metà non in linea con Washington.
A metà mattinata, invece, ha fatto la sua irruzione sulla scena social, Matteo Salvini “l’occidentale”. Per comprendere bene l’esatta idea di Occidente difesa da tale neo crociato, basta recarsi in uno uno stato del Vicino Oriente affacciato sul mar Mediterraneo e confinante con il Libano a nord, con la Siria a nord-est, Giordania a est ed Egitto e Golfo di Aqaba a sud.
Questo il suo post: “Renzi accoglie con tutti gli onori il presidente dell’Iran, lo stesso “signore” che vorrebbe cancellare Israele dalla faccia della terra. E magari domani Renzi farà il burattino alla Giornata della Memoria, per ricordare lo sterminio degli Ebrei…Renzi IPOCRITA, e anche complice! P.s. Per la visita degli Iraniani, ieri sono state “coperte” da pannelli bianchi alcune statue con nudi dei Musei Capitolini, per rispetto…Roba da matti”.
Il solito minestrone di noiose litanie e fastidiose fandonie. La decisione di coprire con pannelli bianchi su tutti e quattro i lati alcune statue di nudi dei Musei Capitolini, a quanto pare, sarebbe stata presa per un eccesso di “zelo” dai responsabili del Cerimoniale e non imposta o richiesta da Rohani o dal suo entourage. E non potrebbe altrimenti per chi appartiene ad un popolo che ha 2.500 anni di storia alle spalle.
Il nudo femminile è sempre stato uno dei motivi più ricorrenti nella Storia dell’Arte. La bellezza femminile “possente, sana e semplice”, ritratta e scolpita nella sua purezza e nella sua voluttuosa sensualità, prendendo in prestito le parole utilizzate da Guy de Maupassant per descrivere la Venere Landolina, “esprime tutta l’autentica poesia della carezza”.
Salvini e i “dirittoumanisti” a geometria imperialista variabile, hanno sprecato un’altra occasione per fare bella figura.
Per un paese come il nostro che ha visto andare in fumo miliardi di euro per la brutale aggressione alla Libia, l’asse, per ora solo commerciale, con Teheran è di vitale importanza: significa punti di Pil, commesse e pane per i lavoratori delle imprese che potranno sfruttare l’enorme mercato iraniano.
“Questo è un momento magico per l’Iran. Gli imprenditori di tutto il mondo stanno guardando con grande attenzione a questo Paese. Le nostre imprese hanno un piccolo vantaggio: sappiamo che gli iraniani se possono scegliere con chi fare affari preferiscono farli con imprese italiane”, ha affermato il presidente dell’Ice, Riccardo Monti, aprendo il Business Forum Italia-Iran.
Dello stesso tenore le parole di Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria: “L’Italia deve tornare in posizione di leadership nei rapporti con l’Iran. Bisogna costruire un’alleanza e una collaborazione per avere benefici per la crescita”.
Secondo l’Economist, nei prossimi dieci anni il Pil iraniano potrebbe superare quello di sauditi e turchi. L’Iran è il secondo Paese al mondo per riserve di gas, il quarto per quelle di petrolio, è il più importante produttore di acciaio del Medio Oriente ed ha un settore tecnologico molto avanzato. Numeri che valgono meno di qualche pretestuoso pannello bianco per il Matteo in salsa verde.
Da Mattei (Enrico), il visionario presidente dell’ENI che osò sfidare le Sette Sorelle a Matteo (Salvini), folgorato sulla via dei “fratelli maggiori”. A volte in una sola vocale può essere racchiuso il triste destino di un paese.

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