Gli attentati con cui l’ISIS, attraverso i suoi gregari e simpatizzanti, ha insanguinato l’Europa e il resto del mondo, in questi ultimi giorni, si sono susseguiti dando vita ad un’impressionante e sbalorditiva sequela di morte.

A Parigi, poche ore fa, un uomo alla Cattedrale di Notre Dame ha tentato d’aggredire un agente di polizia con un martello, ferendolo, e l’altro è riuscito a neutralizzarlo, sparandogli e ferendolo a sua volta. L’uomo avrebbe detto che il suo gesto “è per la Siria” e “sono dell’ISIS”. La polizia, dopo aver provveduto a sgomberare 900 fra visitatori e fedeli che erano presenti nella Cattedrale, avrebbe diramato uno scarno comunicato dove s’invita ad evitare di frequentare almeno per il momento la zona.

Solo poco tempo prima, a Melbourne, in Australia, un immigrato d’origini somale aveva preso in ostaggio una donna nel quartiere di Brighton ed ingaggiato una sparatoria con tre agenti, nella quale aveva poi trovato la morte. La rivendicazione dell’ISIS è giunta puntuale, e il responsabile è stato definito un combattente ed un martire dello Stato Islamico: “un nostro soldato”.

Il giorno prima ancora, a Londra, alcuni attentatori hanno usato un furgone per travolgere la folla, col luttuoso bilancio di sette persone uccise più cinquanta ferite. Non contenti, dopo aver scambiato i passanti per birilli sono scesi e ne hanno accoltellati altri gridando: “questo è per Allah”.

Non possiamo poi dimenticare altri attentati, come quello avvenuto nel centro di Kabul, o quello contro i cristiani copti a Minya, in Egitto, o ancora l’altro grande attentato avvenuto in Inghilterra, a Manchester, dove molti giovani e giovanissimi hanno perso la vita ed altri ancora sono rimasti feriti in occasione del concerto di Ariana Grande. In contemporanea si registrano gli attentati in Siria ed Iraq, e soprattutto la nuova offensiva militare del Gruppo Maute, affiliato all’ISIS, nel sud delle Filippine, con la messa a ferro e fuoco dell’importante città di Marawi. E nemmeno si dovrebbe dimenticare il costante attivismo di Boko Haram fra Nigeria, Ciad e Camerun.

E’ da sottolineare come tutti questi fatti tanto cruenti siano avvenuti in concomitanza col mese del Ramadan, un aspetto che ha profondamente indignato ed adirato i musulmani più moderati, che hanno interpretato questi attentati anche come un grave affronto alla loro religione.

Ma quello che, a livello di Occidente, ci deve colpire ancora di più, è la sostanziale reticenza dei nostri media nel parlare di “terrorismo” e di “ISIS” per quanto riguarda gli ultimi atti terroristici che hanno colpito l’Europa. Si vorrebbe far passare la tesi che il terrorismo fondamentalista non abbia collegamenti con questi fatti, che non c’entri nulla, ma ciò costituisce un espediente mediatico ed interpretativo decisamente molto maldestro.

L’abbiamo infatti visto anche col recente incidente di Torino, scatenato proprio dalla psicosi degli attentati e del terrorismo, che ormai tutti s’aspettano e che credono d’intravedere anche dietro gli eventi più banali ed imprevedibili. La gente ha palesemente paura, e non si tratta certo di una paura immotivata, benchè i media occidentali cerchino sempre in tutti i modi di spegnere il più possibile i fuochi invitando l’opinione pubblica alla calma.

Ammettere che gli ultimi fatti di sangue avvenuti in Europa, da Londra a Manchester a Parigi, siano frutto del terrorismo di marca ISIS anzichè opera di “signori nessuno qualunque” significherebbe infatti, per i nostri media e governi, ammettere il proprio fallimento su tutti i fronti: politico, sociale, di sicurezza, e così via. I governi europei, le forze politiche europeiste, e così via, che sul collo hanno il fiato dei movimenti cosiddetti “populisti”, possono permettersi questo lusso? Evidentemente no, e men che meno i grandi media che danno loro man forte.

Eppure è proprio questa mancanza di sincerità e di trasparenza, questa ipocrisia, a creare e ad alimentare lo smarrimento in cui oggi si dibattono l’Europa e l’Occidente. Uno smarrimento da cui solo un po’ di chiarezza e di realismo possono aiutarci ad uscire.

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