Luigi Di Maio

Sta per avviarsi ad un epilogo la vicenda della formazione del governo. Finalmente, verrebbe da dire, dopo circa 70 giorni di trattative e colpi di scena.

Nella giornata di ieri gli iscritti al Movimento Cinque Stelle hanno dato la fiducia al contratto di governo, con una maggioranza schiacciante: circa il 94% degli iscritti ha dato il proprio sì all’accordo con il Carroccio. Stamattina il leader politico del M5S, Luigi Di Maio ha annunciato il risultato del referendum della base e ha sciolto le riserve sul Premier: “sarà un uomo del popolo” – ha dichiarato ai media il leader campano – “siamo quasi giunti ad un accordo”.

Adesso toccherà ai leghisti consultare la propria base: sono pronti in tutta Italia i gazebo di piazza, che consulteranno gli iscritti alla Lega sul contratto redatto insieme ai Cinque Stelle. Nel centrodestra, però l’aria comincia a farsi pesante: dopo le dichiarazioni di Silvio Berlusconi, che reclamava il proprio ruolo di leader, è arrivato stamane lo stop da parte dell’alleato di coalizione. Giorgia Meloni ha infatti ribadito che anche con un eventuale ripensamento del Presidente della Repubblica, il premier del centrodestra resterebbe Matteo Salvini.

Nel PD le cose vanno decisamente peggio: hanno fatto discutere le parole del governatore della Puglia, Michele Emiliano, il quale ha dichiarato di essere in sintonia con tutti i punti del contratto redatto da Lega e Cinque Stelle, in aperta polemica con la chiusura di Renzi, che ha sabotato l’accordo del Partito Democratico con il movimento guidato da Di Maio. All’interno del partito invece, i renziani continuano a tenere in ostaggio il PD, perseguitando a rinviare la discussione sul Congresso e sul nuovo segretario, emblematici i fischi che gran parte dell’Assemblea ha rivolto al presidente Orfini, quando è stata approvata la mozione che rinviava la formalizzazione delle dimissioni di Renzi. Tuttavia il renzismo appare sicuramente indebolito, mentre cresce il partito di Martina: a questo giro l’opposizione antirenziana dovrebbe avere l’appoggio di Franceschini e della sua corrente, un fattore che potrebbe essere decisivo per il futuro dei democratici.

Sullo sfondo resta l’appuntamento elettorale di domenica, che deciderà le sorti della Valle D’Aosta. Nella regione a statuto speciale, vessata dagli scandali, dovrebbe esserci il pieno di voti della Lega e del 5stelle, confermando il trend del 4 marzo. Tuttavia con una Lega che in VdA si presenta da sempre separata dal centrodestra, resta difficile prevedere chi vincerà nella piccola regione del nord-ovest, complice anche una legge elettorale, che prevede il premio di maggioranza soltanto alla lista che raggiunge il 42% delle preferenze. In caso di successo della Lega, potrebbe però ripresentarsi uno scenario simile a quello nazionale, con Lega e Cinque Stelle pronti a un possibile accordo. Una questione che potrebbe ripercuotersi anche sulla politica nazionale.