Governo Conte

Il governo giallo-verde al momento ha concentrato la propria azione su alcuni temi chiave: immigrazione, lavoro, lotta al gioco d’azzardo, e welfare.

I risultati in apparenza sono limitati (gli immigrati arrivano lo stesso, anche se non portati dalle navi delle ONG) il jobs act viene fortemente ridimensionato ma non eliminato, il gioco d’azzardo viene limitato, ma non proibito del tutto, e in quanto al welfare ancora il reddito di cittadinanza è di là da venire.

Tuttavia, mentre le opposizioni accusano il governo, alternativamente, di essere nazista, liberista, totalitario, e razzista, Salvini da una parte, Di Maio dall’altra, le hanno costrette a inseguirli sul loro stesso terreno.

E così assistiamo allo spettacolo grottesco dato da vari esponenti delle sinistre, che avevano fatto dell’immigrazione libera e della flessibilità sul lavoro il loro cavallo di battaglia, da una parte attaccare il governo perché comunque non respinge abbastanza immigrati (ma lamentandosi al contempo per ogni immigrato annegato, anche a un metro dalle coste libiche) dall’altra criticarlo perché… non rottama il jobs act, cioè lo stesso jobs act voluto fortemente e imposto dal PD.

Il governo ha comunque emanato il decreto dignità, che contiene norme importanti, come i forti limiti al gioco d’azzardo, al precariato, e le sanzioni per le aziende che delocalizzano. Vale a dire un misto di iniziative di “sinistra” e di destra, cosa che manda in pensione le due ormai obsolete categorie della (vecchia) politica.

In realtà, il governo ha ottenuto molto più di quanto si pensi, benché i frutti di questo operato saranno colti sopratutto nel medio termine:

  1. Ha sanato la crisi di rappresentanza, quella frattura, ormai apparentemente irreversibile, tra governo e i 3/4 del paese, giunta al suo massimo con i governi tecnici e con quello del PD.
  2. Recupera spezzoni di sovranità nazionale, ceduti vuoi ai Paesi europei (vedi clandestini, vedi “austerità” etc) o ai potentati economici (vedi sempre clandestini, vedi il decreto dignità).
  3. Ha “rottamato” una mentalità, quella dell’ineluttabilità della vittoria del neoliberismo cosmopolita, che per anni è stata sbandierata dal PD come una conquista di civiltà.
  4. Ha spaccato la UE, prima concorde nel volere accogliere tutti i clandestini in arrivo, perché tanto li prendeva l’Italia.

Nelle elezioni precedenti, il PD ha vinto con un’astensione record. Le persone non andavano a votare perché PD e Forza Italia, in apparenza avversari, in realtà erano concordi su tutto, e cioè che il programma di governo lo dovessero stabilire Francia e Germania.

Cinque Stelle e Lega hanno portato al voto tutti quegli italiani disgustati e sfiduciati. Hanno fatto capire in sede europea che la musica è cambiata, e infatti, chiudendo i porti, hanno smascherato il finto buonismo di Francia e Germania così come il menefreghismo di Malta, costringendo Parigi e la Valletta a unirsi all’Italia nella condanna dell’operato criminale delle ONG, e causando una forte spaccatura all’interno del governo tedesco.

Alla fine, dopo grida incredule e insulti inopinati, Francia e Malta si accolleranno una parte degli immigrati, le navi delle ONG attualmente stanno passando un brutto quarto d’ora, e il tema dei clandestini è diventato centrale in Europa.

Anche sul fronte del pareggio di bilancio e delle “riforme” europee, si preannunciano pesanti frizioni, dopo anni di completa sottomissione ai diktat europei.

Il governo giallo-verde, con le sue azioni, anche sul fronte interno (si pensi alla battaglia combattuta e vinta contro Foodora) ha dimostrato che non è affatto vero quanto ripetono da sempre le sinistre, e cioè che si debba accettare la flessibilità, le ingerenze europee, le delocalizzazioni e decine (o centinaia) di milioni di immigrati.

Il governo giallo-verde non esce dal solco del liberalismo? In grande parte è vero, ma va detto che le sinistre ormai sono da tempo le portabandiera del liberismo più feroce, quello a carattere cosmopolita che, con la scusa di eliminare le discriminazioni, annienta le identità di persone e popoli, sancendo la totale supremazia del Mercato su tutto il resto del vivere umano.

In politica estera le cose cambiano poco: l’Italia come negli ultimi 70 anni resta nel Patto Atlantico così come nell’Unione Europa. Inoltre, non toglie le sanzioni alla Russia.

Pensare di mettere in discussione l’amicizia con Washington non avrebbe senso, soprattutto se da Trump possa arrivare quella sponda della quale il nuovo governo avrebbe bisogno per cambiare le cose in Europa. Per quanto riguarda l’Unione Europea, il vero problema per il nostro paese è relativo all’insostenibilità più volte evidenziata sia dalla Lega che dal Cinque stelle della moneta unica. L’attuale governo ha però potuto insediarsi sulla condizione vincolante posta dal Presidente della Repubblica, che l’euro non venisse messo in discussione dal nuovo esecutivo gialloverde. La crisi che però sembra vivere l’Ue in questo momento storico lascia immaginare che i due leader di partito Salvini e Di Maio abbiano pensato, che piaccia o meno, a un piano B, nel caso la moneta europea deflagrasse.

Discorso più complesso quello sulle sanzioni russe. Il partito del Carroccio ci ha messo più volte la faccia sul discorso sanzioni, dichiarando ai quattro venti che avrebbe deciso per la fine delle sanzioni, ponendo il veto in sede europea. Tuttavia, la Lega è il socio di minoranza del governo, e lo stesso premier è una figura terza. Il nuovo governo, che si è insediato da appena un mese, è impegnato, in questa primissima fase, in uno scontro senza precedenti contro gli altri Paesi europei, scontro dal quale dipende il nostro futuro, a differenza delle sanzioni alla Russia.

Chiariamoci, chi scrive queste righe sostiene l’iniquità delle sanzioni comminate alla Russia e ne denuncia il danno dal punto di vista economico per il nostro paese, tuttavia, non dobbiamo dimenticare due cose.

In primo luogo va ricordato che la regola basilare della strategia è che bisogna fare il possibile per non combattere due nemici allo stesso tempo, specialmente su fronti opposti. Al momento siamo impegnati in una lotta campale contro i diversi blocchi europei, da quello franco-ispanico-tedesco, che vorrebbe sempre più immigrati, a patto che vadano tutti in Italia, al gruppo di Visegrad allargato (includendovi anche l’Austria) i quali non vogliono immigrati, ma il cui modo di operare è volto a far sì che tutti quelli che arrivano restino in Italia.

Sono due gruppi opposti, nemici, ma il cui agire alla fine danneggia il nostro Paese. Tuttavia, far leva su tale divisione è possibile ed è anche l’unico modo per spaccare questa insensatezza che è l’Unione Europea.

Gli USA hanno ribadito di volere che le sanzioni alla Russia restino in piedi e in questo momento l’Italia ha bisogno di una sponda. Quella russa al momento non è molto forte, e comunque le opposizioni avrebbero gioco facile a soffiare sul fuoco della russofobia, e della putinofobia.

La cosa deve piacerci? No, certo. Ma chi critica qualcosa dovrebbe fornire un’alternativa credibile. E no, i partitini dallo zero virgola qualcosa non sono un’alternativa. E no, neppure il richiamo a questo o a quel leader morto da tempo, o al potere dall’altra parte del mondo.

Ma veniamo alla seconda ragione per la quale il governo non sbaglia troppo a fare quello che fa. Le sanzioni ci sono da anni, e ormai i danni sono fatti: le nostre imprese non recupereranno mai il terreno perduto in questo tempo. Quindi toglierle è sì importante, ma non occorre toglierle necessariamente entro i primi tre mesi di governo.

Viceversa, non era più procrastinabile lo stop alle navi scafiste delle ONG, così come non era possibile continuare ad abbozzare in Europa. Ma appunto, aprire quel fronte, ci ha messo contro la parte più potente dell’Europa. E quindi si ritorna al punto precedente: togliere le sanzioni alla Russia vorrebbe dire aprire un fronte con gli USA proprio mentre ne abbiamo uno aperto con la UE: roba da strateghi da operetta.

In ogni caso, l’attuale governo se non altro non è russofobo, ma si limita semplicemente a non opporre il veto al rinnovo delle sanzioni alla Russia. Il che, anche a livello culturale, è comunque meglio della russofobia delle sinistre, che ormai ha raggiunto livelli patologici.

Il governo giallo-verde come, con le dovute differenze, quelli americano e ungherese, rappresenta la risposta immediata e anche, se vogliamo, di pancia ai guasti prodotti dal liberalismo cosmopolita. È una risposta che non mette in discussione i fondamenti dell’economia capitalista, sia chiaro. Ma ne rigetta la sua versione antinazionale e globalista.

E infatti diversi sono i blocchi sociali che sostengono il governo giallo-verde (piccola e media borghesia a carattere nazionale, lavoratori autonomi, disoccupati) e le opposizioni sia quelle di sinistra che quelle di destra (borghesia compradora, speculatori finanziari, ONG, e simili).

Per quanto ciò rappresenti un limite all’operato del governo, non di meno ha permesso a due partiti più o meno nuovi (i 5 Stelle sono nuovi di zecca, mentre la Lega di Salvini è cosa completamente differente da quella del duo Bossi-Maroni) di salire al potere e di operare. Certo, non al meglio delle possibilità, vista anche la malcelata ostilità del Presidente della Repubblica.

Tuttavia, se i due partiti avessero avuto una visione più radicale probabilmente non avrebbero ottenuto quel consenso che oggi permette loro di governare

Allora, in sintesi, quali sono i risultati ottenuti dal governo, durante il suo primo mese? A parte lo stop alle navi scafiste, e il decreto dignità, in apparenza poco. Ma in realtà ha conseguito quello che forse è il risultato più importante: ha imposto un cambio di paradigma e dimostrato l’inconsistenza di alcuni tabù, a cominciare da quello dell’accoglienza illimitata, per arrivare a quello dell’ineluttabilità del super-stato europeo a guida tedesca.

In generale, è stata rottamata in toto l’idea più cara alla sinistra, quella dell’ineluttabilità di certi processi storici. Idea con la quale la sinistra ha mascherato il tradimento delle classi popolari in favore della “borghesia compradora”.

La politica, per fortuna o purtroppo, è l’arte del possibile. Pretendere che il governo giallo-verde proclami l’erezione di un fantomatico stato socialista, o il rimpatrio immediato di tutti i clandestini sarebbe poco realistico. Aspettarsi che il programma di governo venga attuato nella sua interezza invece è cosa lecita. In attesa di tempi migliori.

Massimiliano Greco

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non accendere flames e di mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected]

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.