Salvini e Di Maio

Oggi è giornata di sfilate, ma anche di fatti concreti. La versione definitiva del Contratto di Governo è stata finalmente redatta nella serata di ieri, dopo il faccia a faccia risolutivo tra Salvini e Di Maio. Un vertice che in caso di governo giallo-verde vedremo spesso.

Mentre i politici si dividono tra la sfilata di solidarietà all’imprenditore Sergio Bramini (l’imprenditore brianzolo che rischia il fallimento a causa dello Stato) e l’appuntamento elettorale di Aosta, gli iscritti al Movimento 5 Stelle si apprestano a votare entro le venti di questa sera l’accordo con la Lega di Salvini, messo nero su bianco.

Un accordo che è frutto delle convinzioni maturate dai due partiti in questi anni, ma anche dalle pressioni esterne di opposizioni europeiste e del Presidente della Repubblica, persino del fuoco amico del centrodestra. Confrontando il contratto in versione italiana con quello varato dai tedeschi pochi mesi fa, quello siglato da Lega e M5S è decisamente più corto, ma più denso di punti. Il contratto tra SPD, CDU e CSU è formato quattordici punti e circa 180 pagine, snello ma dettagliato, quello fresco di stampa all’italiana presenta trenta punti, alcuni dei quali davvero molto sintetici.

Di primo acchito il programma varato dal contratto sembra portare con sé alcuni punti forti, che accogliamo con moderata soddisfazione e altri condizionati dall’intenzione di non arrivare ad uno scontro troppo duro con il Presidente Mattarella e con le istituzioni europee già prima di cominciare. Nei prossimi giorni approfondiremo il testo in maniera più dettagliata, ma già da adesso è possibile affermare, che il programma, se applicato davvero darebbe già una netta inversione di tendenza rispetto ad almeno gli ultimi sette anni.

Il taglio e la semplificazione delle imposte al 15% e al 20%, misura della quale assolutamente il paese ha bisogno da Nord a Sud, nessuno escluso. Il potenziamento della sicurezza, una delle questioni più serie di questa Italia in crisi. Una seria riflessione sulla Scuola e sull’Università, se non sulla Cultura in generale, ambiti completamente distrutti durante l’intero corso della cosiddetta Seconda Repubblica. Tutte queste misure, insieme alla tutela dell’agricoltura italiana, non possono che essere viste da noi in maniera positiva.

La nota dolente principale è pero quella del Lavoro. Il Reddito di Cittadinanza pretende di esaurire tutte le difficoltà del lavoro dipendente, ma si parla poco di diritti e della lotta alla flessibilità e al precariato. Ma l’Italia, se davvero pretende di tornare a essere forte a medio-lungo termine, non può essere soltanto il paese degli autonomi, del mondo delle partite IVA e delle PMI, va anche riconsiderato il ruolo della Grande Industria in modo strategico (ad oggi soltanto il reparto manifatturiero è seriamente in ripresa) e ciò non può essere costruito senza la tutela del lavoro dipendente. Male, se non malissimo certe convinzioni del 5 Stelle, che vorrebbero introdurre il vincolo di mandato e la riduzione dei parlamentari. Blandi invece i punti che riguardano l’Europa, ma visto il perseverare di certe pressioni lo sono a ragion veduta.

Al di là del programma i giochi non sono ancora fatti. La Lega deve ancora far partire la sua consultazione della base, e restano i nodi del premier e del fuoco amico del centrodestra. Quello del premier è un nodo importante, ma risolvibile con un po’ di buon senso. La vera questione è quella del centrodestra: Berlusconi ha accettato che Salvini provasse a formare questo governo con Di Maio, scongiurando il rischio del ritorno al voto o del governo tecnico, un rischio per FDI e Forza Italia in termini di consenso elettorale. Tuttavia Berlusconi ha abituato nell’arco della sua carriera politica alle giravolte dialettiche e di posizione e oggi nel suo tour in Valle D’Aosta ha invitato Salvini a lasciar perdere il governo e tornare a chiedere la fiducia come Centrodestra.

Un centrodestra che faccia davvero opposizione alla Lega rischia di far cadere in minoranza l’eventuale governo giallo-verde diverse volte, soprattutto in Senato, dove la maggioranza di governo avrebbe numeri quasi risicati. La Meloni e Fratelli Di Italia, che in un primo momento sembravano orientati a un appoggio esterno hanno invece cambiato anche loro rotta, sebbene sarebbero ancora disposti ad entrare nella maggioranza di governo in cambio di un premier ad essi gradito. Una situazione complessa soprattutto per Salvini, che paga il peso dei veti incrociati dei suoi interlocutori nelle settimane scorse. Anche Di Maio però si gioca tutto in questa Legislatura e non ha nessuno interesse affinché un eventuale governo duri troppo poco, magari grazie a Berlusconi. In quel caso il Leader Politico dei 5 Stelle dovrebbe fare il mea culpa per non aver saputo formare una maggioranza più ampia per andare al governo.

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