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La situazione nel Nord-Est assiro della Siria si è improvvisamente riscaldata nelle ultime 48 ore, quando unità di milizie collegate ai movimenti curdi hanno ripreso ad attaccare postazioni e sedi di organizzazioni governative siriane, in primis l’Esercito regolare e la milizia popolare NDF (Comitati Popolari di Difesa).

Simili scontri si erano verificati anche nei mesi precedenti e avevano creato un certo grado di allarme nel campo governativo che, dopo aver speso denaro, armi e munizioni per sostenere i Curdi in funzione anti-ISIS, ha iniziato a temere che costoro mirassero a creare una “zona franca” nella speranza di fondare un embrione di “Stato”.

L’interesse americano al sostegno delle aspirazioni curde, del resto, andava nel senso di una continua ricerca di parcellizzazione e settarizzazione della Siria, quantomeno nella sua parte ‘curda’, qualora il disegno dell’instaurazione di un califfato sunnita al posto del Governo laico, socialista e nazionale di Assad non fosse andato in porto (ipotesi ormai quasi irrealizzabile visto il forte sostegno dato a Damasco da Mosca, Teheran e, recentemente, anche da Beijing).

Tuttavia, dopo un primo momento di sorpresa, le forze governative siriane si sono riorganizzate e hanno risposto alle bande curde (più che altro dotate di armi individuali e di squadra, e prive di qualunque cosa di più pesante di una ‘tecnica’ o di un mortaio), mobilitando artiglieria e mezzi corazzati e, nella giornata di ieri, anche i cacciabombardieri e i bombardieri medi della SyAAF.

Bisogna ricordare che ad Hasakah e in provincia la popolazione è in prevalenza assira e che comunque i Curdi non rappresentano più del 9 per cento della popolazione siriana. Inoltre in quelle che sommariamente i giornalisti occidentali chiamano ‘milizie curde’ si trovano a combattere anche molte migliaia di Siriani arabi che semplicemente non si trovavano nella condizione di aderire a una formazione governativa tra il 2012 e il 2013.

Infatti poco dopo lo scoppio degli scontri con i governativi già si diffondeva la notizia che centinaia di miliziani arabi dell’SDF e di altre formazioni filocurde disertavano con tutte le loro armi ed equipaggiamenti chiedendo di poter entrare nelle forze regolari o ausiliarie di Damasco.

In seguito ai bombardamenti aerei siriani sulle posizioni curde l’Aeronautica Americana faceva decollare dei suoi jet da basi in Turchia (evento confermato in una conferenza stampa ufficiale dal portavoce del Pentagono Capitano Jeff Davis), ma senza “riuscire” a intercettare i velivoli di Assad.

Ora, perché dei caccia in configurazione da intercettazione non “riescano” a raggiungere e colpire dei lenti bombardieri medi impegnati a colpire bersagli al suolo è necessario che i primi abbiano la strada sbarrata da un poderso “ombrello” di radar e di siti missilistici antiaerei.

Visto che Hasakah, nel Nord-Est della Siria, non è un’area dove siano state installate batterie missilistiche russe, vuol dire che lo scudo antiaereo di Assad non é né così usurato né così inefficiente come la propaganda occidentale ha voluto ansiosamente dipingerlo.

Nel frattempo nella città capoluogo della provincia i Curdi hanno subito gravi perdite, con la distruzione di diversi loro veicoli armati tra il Parco Gerusalemme e la zona delle “Ville Rosse”, e hanno dovuto abbandonare molte località e zone in cui erano schierati alle forze regolari.

 

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