Siria - al qaeda

Dopo i negoziati di Astana tra Governo siriano e opposizione sotto il patrocinio di Russia, Turchia e Iran, le formazioni terroristiche legate ad al-Qaeda, e che hanno giovato anche di un certo supporto dell’intelligence occidentale, hanno dato vita all’Assemblea per la Liberazione del Levante (Hay’at al-Sharm) per continuare la guerra contro il legittimo governo di Bashar al-Assad.

La nuova organizzazione terroristica vede l’unione di famose bande criminali della galassia wahabita come Jabhat Fath al Sham (ex Fronte al-Nusra), Liwa al-Haqq, Jaysh al-Sunnah, Harakat Nour al-Din al-Zanki e Ansar al-Din. Tutte sostenute attivamente dalle petromonarchie del Golfo, oltre che con un discreto appoggio dell’Occidente.

Stando a quanto riportato dal canale russo RT e dall’emettente araba Al Mayadeen, la nuova formazione avrebbe avuto il sostegno di personalità di spicco del terrorismo islamista quali Abdullah al-Muhaysini, clerico saudita ed ex “giudice supremo del tribunale della Sharia” ad Aleppo est, Abu Yusuf Muhajir, portavoce militare dell’organizzazione wahabita, Abu Saleh Tahan e il cittadino britannico Labib al-Nathas – da molti ritenuto vicino ai servizi segreti britannici –, che il 10 luglio 2015 ha pubblicato un articolo sul portale web del Washington Post esaltando le gesta “rivoluzionarie” dei takfiri di Ahrar al-Sham in Siria.

In una Siria prossima alla completa liberazione, le orde di al-Qaeda tentano un ultimo disperato tentativo di capovolgere la situazione contando, ancora una volta, sugli apparati di sicurezza e sul denaro dei loro storici alleati esterni, regionali e non.

Non stupirebbe nessuno se azioni come questa in Siria fossero finalizzate a contrastare l’intesa USA-Russia e i provvedimenti di Donald Trump contro la CIA e il fronte “antirusso” negli Stati Uniti. Con l’arrivo di Trump alla Casa Bianca la musica sembra essere cambiata: se il direttore della CIA aveva un potere decisionale pari a quello del Presidente degli Stati Uniti e ampia autonomia in “operazioni sporche” all’estero, ora non solo dovrà riferire ogni azione e strategia al Presidente, ma perderà anche il posto in seno al Consiglio di Sicurezza Nazionale.

Una rivoluzione che potrebbe mettere fortemente in difficoltà il fronte salafita e wahabita in Nordafrica e nel Vicino Oriente.

Antonello Tinelli

UN COMMENTO

  1. Penso che siano manovre destinate a fallire, un modo di cercare di aggregare forze terroristiche e criminali ormai destinate alla sconfitta.
    Il problema sono i paesi occidentali come Francia e Gran Bretagna.
    Se decidessero di considerare queste organizzazioni criminali rappresentative di “presunti” oppositori ad un governo come quello siriano che è legittimo a tutti gli effetti, potremmo assistere ad un nuovo “corso” di finanziamenti e sostegni da parte delle solite “agenzie” di supporto per armi e altri reclutatori.
    Il fatto che a essere gli organizzatori siano le stesse facce criminali (sauditi e salafiti vari) di prima dovrebbe fare immaginare che la musica non cambierebbe: sempre bande criminali sono.
    Non so con che faccia la Francia potrebbe appoggiare bande criminali che rospetto all’Isis non hanno nulla di diverso.
    Spero invece che la coalizione a guida russa si appresti in fretta a localizzare e eliminare quanto prima tutti i componenti fin di questa ulteriore organizzazione criminale.
    Immagino che sia possibile a partire dalle offensive programmate per la ripresa di Raqqa, Homs e delle ultime parti di territorio siriano e iraqeno ancora occupate dai terroristi.

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