Per molti il calcio nordcoreano è solo Pak Do-Ik. Forse possiamo aggiungere Pak Sung-Jin o il più recente Jong Tae-Se. Ma per i coreani il mito ha solo un nome: Ho Jak-Sun.

Ho Jak SunIl giovane Jak-Sun nasce nel 1924 quando la sua Corea si appresta a vivere il decimo anno di occupazione giapponese: angherie, soprusi, una delle più radicale e violente forme di colonialismo della storia. I coreani, salvo i collaboratori del regime dell’Imperatore, sono lasciati in povertà. Qualcuno prova a trovare un diversivo nello sport. Il taekkyeon, l’arte marziale progenitrice del taekwondo, è considerata “cosa coreana” è vietata dai giapponesi. Ma gli insegnamenti, basati principalmente sull’utilizzo di calci volanti, rimangono ancora in voga presso i giovani coreani, che provano ad inserire queste tecniche anche negli altri sport. Come ad esempio nel calcio. Non ancora adolescente, Ho, è già una stella tra la popolazione locale: formatosi giocando con palloni di paglia o di stracci vecchi, in totale povertà, ha cominciato a giocare da agonista, ma è particolarmente conosciuto per la facilità nel gioco in acrobazia: sforbiciate, rovesciate, stop volanti. Qualche decennio dopo un grande talento del calcio mondiale mescolerà calcio e taekwondo: un certo Zlatan Ibrahimović.

Nel frattempo la Seconda Guerra Mondiale porta in dote la liberazione della Corea, anche se suddivisa in due zone di influenza. Al nord i comunisti guidati da Kim Il-Sung governano Pyongyang. E da quelle parti Ho Jak-Sun è già un mito: pochi, forse nessuno, gioca al calcio come lui. Accarezza il pallone come pochi, segna gol, tanti gol. Ma è anche un leader totale, gioca da attaccante centrale, ma la squadra lo segue, sempre e comunque. In tanti pensano che con un attaccante del genere in nazionale il futuro del calcio coreano sarà luminoso: verrà cancellata la vecchia potenza coloniale giapponese, i cinesi non potranno superarci. Contro i servi imperialisti di Washington non servirà nemmeno impegnarsi, quelli giocheranno solo a pallacanestro o baseball.

Nella riorganizzazione del calcio in senso socialista, Ho Jak-Sun è il pilastro della squadra del Ministero della Difesa Nazionale. Come già detto segna, tantissimo. In tutti i modi, ma in particolare si fa ammirare per le acrobazie. Il pallone diventa quasi un astro, da raggiungere con un calcio volante, con coordinazioni tutte sue. Impossibili da ripetere. Per i coreani diventa la “gamba meccanica”.

Quando Kim Il-Sung annuncia la fondazione della Repubblica Popolare Democratica di Corea, il 9 settembre del 1948, Ho Jak-Sun è lì, con i suoi commilitoni. Praticametne un anno dopo una delegazione di giovani sportivi del paese si recano a Budapest per partecipare ai Mondiali Universitari, organizzati dall’ Union Internationale des Étudiants, associazione egemonizzata dalle federazioni sportive socialiste, che si oppone alla Federation Internationale du Sport Universitarie, di impronta liberale e filo-occidentale. Per la neonata Repubblica sono presenti nella capitale ungherese una selezione calcistica e una di pallacanestro. Del 16 agosto 1949 è quindi l’esordio calcistico, in manifestazioni riconosciute, della nazionale di Pyongyang, seppur di una selezione universitaria: Corea Popolare – Francia 2-3. La settimana successiva i coreani sono impegnati duramente dalla fortissima selezione ungherese, che davanti a 15000 spettatori dell’Üllői úti Stadion vince 9-1 (vedi l’immagine di copertina). Poco possono i giovani adolescenti coreani contro future stelle mondiali come Sándor Kocsis, László Budai, Gyula Szilágy o Ferenc Puskás. Ho Jak-Sun riesce solo a mandare in rete Pak Je-Kan, per il gol della bandiera. Da quelle parti sta nascendo l’Aranycsapat. Alla fine gli ungheresi schiantano anche i francesi e si portano a casa la vittoria. Un libro sulla storia dello sport ungherese (A magyar sport útja (La via dello sport ungherese)) riporta: «Uno dei grandi eventi dei Campionati Mondiali Universitario del 1949 è stata la vittoria contro la squadra coreana di calcio. La formazione coreana non aveva ancora l’esperienza internazionale come la squadra ungherese, che centrò una vittoria sicura. Oltre agli aspetti sportivi è da segnalare il primo incontro degli studenti ungheresi contro gli amici della libertà coreani».

Ma non solo Ungheria: Ho Jak-Sun e compagni sono impegnati in lunghissime tournee in quegli anni attraverso l’Unione Sovietica, ad esempio, alleato e padrino della Corea Popolare di Kim Il-Sung.

Durante una di queste partite giocate in territorio sovietico, Ho ha messo a segno una spettacolare rete in rovesciata (ancora calcio e taekkyeon), suscitando una marea di applausi e le attenzioni dell’allenatore della squadra rivale: “quanto ha fatto il vostro attaccante è difficile vederlo in campi europei”.

Ma da lì a qualche anno, la partita più importante diventa quella combattuta su altri campi. Basta area di rigore, punizioni o bandierine. Ormai ci sono solo trincee, mitraglieri o bombardieri. È la Guerra di Corea, la Guerra patriottica di liberazione. Provocata da decine e decine di scontri di frontiera, prevalentemente causati dal regime di Seul, scoppia ufficialmente il 25 giugno 1950 quando Kim Il-Sung lancia l’offensiva contro il Sud con l’obiettivo di liberare e riunificare il paese. Ho Jak-Sun è pronto. Ed è schierato in prima linea. È entusiasta, è un patriota. È arruolato come ufficiale dell’Esercito Popolare. Quando può, però, non perde l’occasione di mettere in mostra le sue doti calcistiche ed alleviare le sofferenze dei suoi commilitoni. È ancora giovanissimo e sa che quando la guerra finirà sarà la stella della Corea finalmente libera ed unita. Il cannoniere non sarà più simbolo della guerra fratricida, ma il suo ruolo nella squadra nazionale. Sarà il “Chollima” per eccellenza: come il leggendario cavallo saranno i suoi salti, le sue acrobazie, a regalare al Popolo coreano le gioie più grandi. I sogni di Ho Jak-Sun però si spengono in un giorno del settembre 1950, durante la Battaglia di Inchon, quando gli americani erano già intervenuti in massa nel conflitto nel tentativo di ribaltare le sorti della guerra, fino ad allora a competo appannaggio dei partigiani di Kim Il-Sung. Oggi il suo nome è tra i quasi 215 mila morti di parte nordcoreana di quella Guerra. Il suo corpo è sepolto nel Cimitero dei Martiri della Rivoluzione, laddove riposano gli eroi della Guerra di Corea. Cinquantadue anni dopo, nel 2002, Kim Jong-Il vorrà che nello stesso cimitero sia sepolto il corpo del Generale Choi Hong-Hi. Durante la Guerra di Corea combatté dall’altro lato della barricata. Ma poi cambiò le sue posizioni e decise di vivere a Pyongyang gli ultimi anni della sua vita. Nel frattempo era diventato celebre in tutto il mondo perché fondatore del taekwondo, l’evoluzione del taekkyeon.

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