Alzabandiera in Piazza Tienanmen a Pechino, foto by CGTN.

Il Primo Ottobre ha visto la celebrazione, in tutta la Cina, del 71esimo Anniversario della Proclamazione della Repubblica Popolare per bocca del suo primo Presidente Mao Zedong, avvenuta proprio dagli spalti della Città Proibita di Pechino il 1° Ottobre 1949, dopo la vittoria sugli avversari guidati da Chiang Kai-shek. Sono passati molti decenni, da quella data, e nel frattempo il paese ha conosciuto immense trasformazioni e non minori vicissitudini, spesso anche dolorose, ma comunque importanti perché servite a consegnare ai posteri e alle nuove classi dirigenti lezioni fondamentali, di cui far sempre tesoro. Si potrebbe dire, in sintesi, che questi settant’anni e più siano serviti proprio per piantare e far sviluppare un albero la cui salute e prosperità derivano in primo luogo, come del resto sempre avviene anche nel mondo dell’agricoltura, dall’abilità di chi lo coltiva e dalla sua capacità di gestire ed arricchire l’antico terreno in cui estende le proprie radici.

Com’è ormai nella tradizione della Cina Popolare, il giorno dell’Anniversario apre ad una “Settimana d’Oro” che equivale ad una settimana di ferie e di festeggiamenti, e che non di rado s’incrocia anche con altre celebrazioni storiche del paese, come ad esempio il Festival di Metà Autunno, che soprattutto in certe regioni e province è molto sentito dalla popolazione. E’ dunque un momento molto importante non solo per la spensieratezza e la gioia quotidiana della popolazione cinese, ma anche per l’identità comune, che trova in questi festeggiamenti un’ulteriore conferma al proprio spirito di collettività, di comunità e d’appartenenza. Pure per le famiglie è un momento basilare per ritrovarsi e stare insieme, e godersi congiuntamente un po’ di calore domestico. Inoltre, anche l’economia nel suo insieme ne trae un certo vantaggio, dato che come avviene anche in tutto il resto del mondo le festività sono sempre un’occasione dove si registra una sostanziosa crescita dei consumi.

Naturalmente il Primo Ottobre i festeggiamenti, sempre con “mascherina d’ordinanza”, hanno avuto varie modalità d’esprimersi, a seconda delle città, delle province e delle regioni, e quindi anche delle varie opportunità e tradizioni che potevano offrire alla popolazione in termini di distrazioni e d’intrattenimento. Vi sono state così persone che hanno trascorso una bella giornata ai parchi pubblici, oppure in qualche museo, o dedicandosi ad attività sportive oppure allo shopping, e così via. Ma, in ogni caso, non è mai mancato, per nessuno, l’appuntamento fisso rappresentato dalla visione, anche via TV in tutto il paese, della cerimonia dell’alzabandiera in Piazza Tienanmen a Pechino, proprio davanti a quegli spalti in cui, 71 anni prima, era stata annunciata la nascita della “Nuova Cina”. Ad accompagnare la bandiera che lentamente ma fermamente s’innalzava sul pilastro della piazza, l’Inno Nazionale e i numerosi presenti che intonavano “Lunga vita alla Repubblica Popolare Cinese!” e “Possa la nostra Patria essere sempre forte e prospera!”.

Anche nella Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong, esattamente come in tutte le altre, s’è regolarmente tenuto, come di consueto, il cerimoniale dell’alzabandiera, ma quest’anno probabilmente ha avuto ancor più del solito il suono ed il sapore di uno “schiaffo morale” a chi, cercando di far rivivere gli ormai decaduti fasti della “Umbrella Revolution”, aveva nuovamente fomentato dall’esterno e dall’interno dell’Isola altri disordini di piazza tesi a delegittimare il governo locale e la vicinanza fra Hong Kong e la Madrepatria. Anche perché, com’è ben noto in base ai fatti di questi giorni, Pompeo non è riuscito suo malgrado ad impedire il percorso della Santa Sede verso un rinnovo della sua intesa con Pechino, mentre addirittura il Cardinale emerito di Hong Kong, il “falco” filostatunitense Zen, non è nemmeno stato ricevuto dal Santo Padre durante la sua visita in Vaticano. In sintesi: schiaffi morali, politici e diplomatici da ogni parte per chi aveva provato a seminare zizzania.

Si tratta, in ogni caso, di un Anniversario molto importante anche per quanto riguarda altre date e ricorrenze concomitanti: per esempio, sempre in questi giorni, il Presidente cinese Xi Jinping ha parlato in occasione del 75esimo Dibattito Generale dell’Assemblea delle Nazioni Unite, fornendo importanti punti di vista sull’approccio cinese a vari fatti del mondo come, ad esempio, la difesa e la preservazione della biodiversità. E’ un tema che forse il 2020, con l’emergenza legata al Covid, ha messo un po’ da parte, ma che è bene tenere sempre vivo dato il ruolo ineludibile che l’ambiente ha e sempre avrà in ogni questione relativa al benessere del nostro pianeta.

Del resto, anche sulla questione del Covid, nel corso di quest’anno la Cina ha dimostrato di poter ricoprire un ruolo difficilmente sostituibile da altri, al momento attuale: sono stati per esempio aiutati, con rifornimenti materiali e di conoscenze mediche, più di 80 paesi, fra cui anche il nostro; e molti altri sono stati aggiunti alla lista successivamente. Anche nel male, anche quando deve divenire materia di “fake news”, la Cina resta comunque un attore fondamentale, come dimostrato dalla campagna elettorale statunitense, dove i due rivali Trump e Biden si contendono la Casa Bianca anche sulla loro capacità di “spararle grosse” su Pechino attribuendole tutti le cattiverie del mondo: pure questo, implicitamente, è un riconoscimento della sua potenza, che agli occhi dei tanti circoli politici ed economici di Washington è anche sinonimo di “temibilità”. Non sono, o non si sentono più, i “primi della classe”, e anche questo li manda in agitazione.

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