Mi imbatto continuamente in articoli di stampa e interventi a convegni da cui emerge una scarsissima informazione sulla tutela del Patrimonio nella Repubblica Popolare Cinese e/o approssimazione nella citazione di catalogazione di beni culturali. Ad esempio nell’articolo della Stampa “Le Grotte dei diecimila Buddha di Mogao ora si possono visitare anche on-line” (Noemi Penna, pubblicato il 05/12/2016), accanto a scarse notizie spacciate come verità storiche inconfutabili, mentre invece sono leggenda, ci sono 2 grandi foto che non corrispondono affatto al sito delle Grotte Mogao, bensì ad altre grotte, quelle di Yungang, distanti migliaia di km. nel nord-est, provincia di Datong,  di tutt’altro ambiente iconografico-storico. Inoltre il bellissimo dipinto del Paradiso buddhista che viene spacciato come dipinto all’interno di una delle Grotte Mogao (praticamente inutilizzate e chiuse verso il XII secolo) si trova all’interno del Tempio Fahai di epoca Ming (completato nel 1443) presso Pechino… Dipinti murali (e non su parete rocciosa) che rappresentano il fiore all’occhiello della pittura di epoca Ming.

E questo è solo un esempio, per non parlare di quante volte in relazioni e atti di convegni storico-politici ho trovato ripetuti errori di datazione e numerazione delle stesse Grotte Mogao.

Certo, che differenza fa che la raffigurazione della prima ambasceria in Occidente (138 a.C.) dell’incaricato e diplomatico imperiale Zhang Qian stia nella grotta n. 185 o nella grotta n.323? Nessuna differenza, salvo che le grotte sono archiviate, appartengono ad epoche diverse e si incorre in un madornale errore storico!

Fate un po’ voi, ma questi report sono inutili e approssimativi.

Oltre che FALSI perché attribuiscono all’UNESCO il merito di conservazione e divulgazione del Patrimonio, merito che invece spetta -solo ed esclusivamente- al Ministero della Cultura della RPC da cui dipende l’Ente Statale del Patrimonio Culturale.

E tanto per chiarire: l’organizzazione dell’UNESCO, che in Cina conta ben 52 siti storico-archeologici-ambientalistici dopo l’adesione alla  Convenzione UNESCO per i Beni dell’Umanità del 12 dicembre 1985, ha l’unico compito di selezionare le domande, fare le graduatorie e attribuire il riconoscimento di Sito Mondiale dell’UNESCO. La cura, l’allestimento e la manutenzione dei siti sono a carico del paese richiedente, unitamente a tutte le infrastrutture per accesso e servizi. In questo campo è enorme lo sforzo della RPC, compreso il riconoscimento nel 1987 delle Grotte Mogao, dove è stato istituito centro studi e catalogazione e  Accademia dipendenti dall’Università, e dove sono disponibili guide in ogni lingua del pianeta, formate e specializzate per la visita delle grotte numerate, tutte assolutamente inaccessibili al turismo di massa che può anche appagarsi visitando le ‘scintillanti’ dune alle soglie del deserto del Taklamakan.

La grandiosità e la vastità dei siti cinesi non ha paragoni con quelli di altri paesi, di conseguenza è assai impegnativa ma “occupa” anche un numero considerevole di addetti a vario titolo e di esperti, dando prova di coordinamento e ottima organizzazione (oltre che di piena occupazione di un esercito di lavoratori!) che noi neppure osiamo auspicare.

Faccio seguire qualche informazione tecnica su come nella RPC sono organizzati gli organismi preposti alla tutela:

Ufficio Generale del Consiglio di Stato, con Ministero della Cultura, da cui dipende Ente Statale del Patrimonio Culturale, articolato in:

Strutture amministrative per la protezione di Beni Culturali -Religiosi -Giardini;
Musei suddivisi in: Generali, Storici, d’Arte, Scienze naturali;
Istituti di ricerca scientifica suddivisi in: Ricerca Archeologica e Ricerca sull’architettura antica;
Punti vendita che commercializzano prodotti artigianali e antichità, imitazioni e copie, ad esclusione di opere in liste protette;
Altre istituzioni: Centri di Restauro, Biblioteche specializzate, Case Editrici, Strutture per identificazione ed esportazione dei beni culturali;

Nel 1998 venne avviata presso il China National Institute of Cultural Property (Cnicp) la realizzazione di “Sino-Italian Cooperation Training Center of Conservation and Restoration for Cultural Properties”, struttura nazionale destinata a coordinare nell’intero territorio cinese la formazione dei restauratori, ancora oggi sostenuta dalla Cooperazione Italiana.

Il Chinese Culture Industrial Investment Fund (CCIIF) nato il 6 luglio 2011 è oggi il principale operatore pubblico-privato nel settore, fornisce e garantisce, con un criterio culturale e imprenditoriale insieme, i capitali per le “imprese culturali” cinesi.

Fino al 2011 sono stati messi a disposizione, per l’industria culturale, 4,2 miliardi con cui vengono finanziate, insieme ad aziende editoriali, cinema e produzioni TV,  la scoperta e la protezione dei siti artistici e culturali.

ASSEMBLEA DEL FORUM CULTURALE ITALIA-CINA – PECHINO, 22 FEBBRAIO 2017

La DGAAP tra le figure istituzionali del MiBACT, ha partecipato al Forum Culturale Italia-Cina svoltosi a Pechino in occasione della visita del Presidente Sergio Mattarella.

La Delegazione (60 delegati istituzionali) ha preso parte al tavolo sul dialogo permanente tra le Istituzioni dei due Paesi confermando gli obiettivi di promozione ed attuazione delle finalità  per progetti di specifico interesse bilaterale. L’impegno è  di reciproco sviluppo di collaborazione culturale tra Roma e Pechino, così come previsto all’atto internazionale di luglio 2016 siglato con il Ministro della Cultura della RPC  Lou Shuguang e dal Ministro Franceschini.

Maria Morigi

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