Un articolo recentemente pubblicato dalla nota radio “CameroonVoice” ha stilato un doloroso bilancio dei 55 anni d’indipendenza africana: dal 1960 ad oggi i colpi di Stato sono stati ben 89, con un alto numero di Presidenti che hanno perso la vita. Accanto a figure mitiche, la cui leggenda ha travalicato i confini dell’Africa per raggiungere anche il nostro Occidente, come Lumumba o Sankara, ve ne sono molte altre che non hanno mai lambito né la nostra memoria né tantomeno la nostra coscienza: leader comunque senza macchia e senza paura, che credevano nel loro paese e per il quale sono stati disposti a dare la vita. Infine, accanto a tutti costoro, vi sono stati anche autentici dittatori e cleptocrati che hanno fatto il male del loro paese e dell’Africa, e che erano fantocci delle ex potenze coloniali evacuate dal Continente fra il 1960 ed il 1975.

Certo è che le ex potenze coloniali (con l’eccezione forse del solo Portogallo, letteralmente espulso dalla vittoriosa guerriglia marxista in Guinea Bissau, Sao Tome e Principe, Angola e Mozambico, e che ora cerca maldestramente di riaffacciarsi in Africa con una sorta di Commonwealth in salsa lusitana), a cominciare dalla Francia e dall’Inghilterra, senza trascurare il Belgio, non hanno mai realmente abbandonato del tutto l’Africa, mantenendovi sempre un piede ed intervenendovi ogni volta che ve ne fosse bisogno. E gli Stati Uniti, che guidavano l’aggressione del neocolonialismo successiva alla decolonizzazione degli Anni ’60, hanno ovviamente dato sempre manforte ai loro alleati europei, provvedendo ad impoverire e dilapidare le popolazioni e le nazioni africane coi vari istituti finanziari internazionali sorti da Bretton Woods come la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale. Quest’ultimi, è bene ricordarlo, hanno letteralmente pianificato a tavolino carestie e crisi economiche in tutto il Terzo Mondo e non soltanto nell’Africa, ad esempio concedendo prestiti a tasso usurario in cambio della totale liquidazione di ogni programma sanitario e scolastico pubblico; ben sapendo che, in tal modo, quei paesi sarebbero completamente precipitati nel baratro.

Oggi c’è una grande novità, e questa novità si chiama Cina. La Cina, grazie al suo immenso surplus finanziario, può permettersi di finanziare programmi di sviluppo su larga scala in tutta l’Africa, al contempo erogando prestiti a tasso agevolato e in non pochi casi persino a fondo perduto, conscia che ciò le tributerà comunque la gratitudine e la fiducia dei cittadini africani e dei loro governi. Così la Cina ha rapidamente scalzato le vecchie istituzioni finanziarie occidentali dall’Africa, privandole del loro antico predominio. Non solo, ma come naturale conseguenza di tutto questo processo ha anche sostituito le vecchie potenze coloniali e gli Stati Uniti nel commercio con molti paesi africani trasformando questi ultimi in suoi solidi alleati. Nel frattempo il Sud Africa, un tempo pedina degli Stati Uniti e dell’Inghilterra, è emerso come grande potenza a sé stante, associandosi ai già esistenti BRIC che sono così divenuti BRICS.

Anche Russia, India e Brasile, tuttavia, non vogliono restare indietro e guardano all’Africa; già in molte aree vi si sono affacciati stringendo relazioni amichevoli coi governi locali. Il Brasile, per esempio, punta a stabilire rapporti privilegiati con tutti i paesi di lingua portoghese del Continente, in primis l’Angola, che è anche una grande potenza energetica ed economica in potenza. L’India guarda con interesse a tutta l’Africa occidentale, non senza comunque trascurare anche il resto del Continente, mentre la Russia ha già più volte assicurato la propria protezione, anche in sede di Consiglio di Sicurezza dell’ONU, a paesi come lo Zimbabwe e l’Eritrea, avviando al contempo uno strategico avvicinamento all’Egitto di al Sisi. Insomma, stanno bollendo in pentola tante cose che lasciano sperare in un futuro migliore per l’Africa, ormai sempre più lontana dalla vigilanza armata delle ex potenze coloniali e degli Stati Uniti.

Ovviamente quest’ultime non intendono restar ferme a guardare mentre qualcun altro le priva di ciò per cui hanno lottato per decenni e che costituisce una fonte non indifferente del loro benessere. Abbiamo già visto Francia ed Inghilterra muoversi militarmente per eliminare Gbagbo e Gheddafi, e gli Stati Uniti promuovere un progetto di “rivoluzioni colorate” che dovevano coinvolgere vari paesi come il Ciad, il Burundi, l’Eritrea, lo Zimbabwe, la Guinea Equatoriale, il Camerun e così via. L’AFRICOM è nata proprio con queste intenzioni, per portare l’immenso armamento della NATO anche nel Continente africano mettendolo al servizio delle mire di potere di Washington e dei suoi alleati. Un fenomeno che di fatto già c’era, ma che adesso è stato ufficializzato e perfezionato. Ciò a cui mirano le potenze occidentali è di riappropriarsi dell’Africa in modo fraudolento e violento, con “rivoluzioni colorate” da sostenersi poi col classico intervento militare, prima che i legami della Cina e dei BRICS con questo o quel paese diventino così forti e consolidati da indurre Pechino o gli altri ad un’analoga risposta militare. Ad Occidente si teme che, esattamente come avvenne due anni fa in Siria, Russia e Cina mostrino i denti mandando le portaerei. In tal caso né Washington né altri, in Europa, si muoverebbero. Si vuole quindi giocare sul tempo, con la speranza di mettere gli avversari davanti al fatto compiuto.

Un gioco pericoloso, ma che decisamente non è destinato a durare nel tempo. L’economia parla una sua lingua che non è quella dei sotterfugi e delle esibizioni di muscoli cadenti, ed il destino dell’Africa è d’uscire, lentamente e finalmente, dalla lunga notte in cui il colonialismo ed il neocolonialismo l’hanno segregata per decenni.

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