La figura di Francesco Saverio Borrelli, il magistrato simbolo del pool di Mani Pulite morto oggi nell’hospice Floriani dell’Istituto dei Tumori di Milano, dove era ricoverato, continua a dividere.

Se per Francesco Greco, capo della procura di Milano e suo allievo è addirittura “una persona che ha fatto la storia d’Italia”, per molti altri è una figura chiave in quella nebulosa stagione di scardinamento di un intero sistema politico ed economico che aprì la strada alle privatizzazioni e alla presenza sempre più invadente della magistratura nelle stanze dei bottoni.

Il suo discorso da procuratore generale della Corte d’Appello, nel 2002, che si concludeva con quel famoso “Resistere, resistere, resistere, come sulla linea del Piave”, da inno all’indipendenza dei giudici, divenne il vangelo laico di tanti fanatici del giustizialismo e delle carcerazioni preventive.

Tra le voci più critiche, e non poteva essere altrimenti, si sono udite nitidamente quelle dei figli di Bettino Craxi. “Non vi è dubbio che fu un protagonista della storia del nostro Paese e che fu un rivoluzionario-revisionista. Rivoluzionario nel senso che contribuì a guidare un complotto di una parte dello Stato (la magistratura), contro un’altra parte dello Stato (la politica e i partiti politici). Contribuì a togliere quello che c’era per conservarne solo una parte e questo non si può chiamare in altro modo che colpo di Stato. Revisionista perché, in seguito alla stagione di Tangentopoli, ebbe parole di netto ripensamento sull’efficacia dell’azione di ‘Mani Pulite”. Non ci gira intorno Bobo Craxi.

“Le nostre strade si sono incrociate anche in tribunale perché mi querelò e venni anche condannato. Per quella che è stata la mia conoscenza di lui, posso dire che mi è sembrata una persona sobria e molto garbata a cui va il mio cordoglio”, ha concluso Craxi.

“Con Borrelli viene a mancare uno dei protagonisti principali di una stagione infausta della nostra storia repubblicana”, ha commentato all’Adnkronos Stefania Craxi, senatrice di Forza Italia e vicepresidente della Commissione Affari esteri.

“A dispetto di molte comparse del tempo, compresi taluni suoi compagni magistrati assurti ad eroi e gettatisi nell’agone politico ed alla ricerca di incarichi pubblici, ha aggiunto Stefania Craxi, Borrelli scelse con coerenza di vestire solo e sempre la toga e nei recenti anni, seppur sempre con reticenza ed omissioni, ebbe ad avanzare alcune riflessioni amare sugli effetti prodotti dalle inchieste di ‘Mani Pulite’. Il tempo, come sempre, pronuncerà parole di verità. Ma la sua dipartita porta con sé molti segreti e molti ‘detto non detto’ che, nonostante il lavoro della storia, resteranno probabilmente celati. Nel momento del dolore e della sofferenza il silenzio e il rispetto sono pertanto dovuti all’uomo e alla famiglia”.

Di Francesco Saverio Borrelli, come hanno ricordato i figli di Bettino Craxi, va ricordato però anche il ravvedimento. Prima di ritirarsi a vita privata, intervenendo dalla platea durante la presentazione di un libro, nel 2011 durante il quarto governo Berlusconi, chiese “scusa per il disastro seguito a Mani Pulite” e ammise che “non valeva la pena buttare all’aria il mondo precedente per cascare poi in quello attuale”.

 

 

“Se fossi un uomo pubblico di qualche Paese asiatico, dove come in Giappone è costume chiedere scusa per i propri sbagli, disse l’ormai anziano giudice, vi chiederei scusa: scusa per il disastro seguito a Mani Pulite. Non valeva la pena di buttare all’aria il mondo precedente per cascare poi in quello attuale”.

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