In un recente articolo pubblicato sull’edizione digitale di Limes, Giovanni Armillotta ha messo in evidenza come il quotidiano del Partito Comunista Italiano L’Unità abbia silenziato la prima (ed unica) edizione dei Giochi delle Nuove Forze Emergenti (Games of New Emerging Forces), la contro-olimpiade organizzata dalla Cina Popolare e dall’Indonesia[1].

È Indubbio che il Partito Comunista Italiano abbia provveduto ad occultare la manifestazione con cui la Cina cercava di lasciarsi alle spalle l’ingombrante vicino sovietico nel quadrante sportivo terzomondista, proprio negli anni di massima tensione tra i due poli del socialismo mondiale. Il silenzio del quotidiano diretto dal calabrese Mario Alicata (nel quale, va detto, raramente manifestazioni legate ai paesi socialisti vi trovarono spazio per garantire ai “tifosi” italiani una copertura (gramscianamente) più nazionalpopolare) rientra in questa strategia, così come la successiva negazione storiografica.A nulla è servito la presenza tra i sostenitori della manifestazione del Partito Comunista Indonesiano (Partai Komunis Indonesia), il terzo partito comunista al mondo per numero di iscritti, dopo quello sovietico e quello cinese[2] .

Maggior copertura e relativa vis polemica fu garantita invece da Il Discobolo (mensile fondato nel 1956 in sostituzione di Sport Popolare), il giornale dell’Unione Italiana Sport Popolare, l’associazione sportiva legata al PCI[3], che possiamo considerare l’unico periodico caratterizzato politicamente che seguì la manifestazione, visto che anche le pubblicazioni filo-cinesi dell’epoca, chiuse nel loro settarismo teorico ed ideologico, preferivano “non sporcarsi le mani” con argomenti sportivi[4].

Il principale giornale sportivo italiano, La Gazzetta dello Sport, tenne un atteggiamento ambiguo verso i GANEFO: da un lato coprì la manifestazione, sia pure con entusiasmi altalenanti, dall’altro ignorò completamente la seppur esigua partecipazione italiana, facendo con forte probabilità un favore al CONI.

I Ganefo e il doppio binario dei sovietici

Pescando a piene mani nella vasta area geopolitica che comprende paesi alleati, partecipanti alla Conferenza di Bandung (18 al 24 aprile 1955, a Bandung, Indonesia), membri del Movimento dei Non Allineati, associazioni sportive filo-maoiste e, seppur con più freddezza, paesi del Patto di Varsavia, Pechino riuscì a riunire a Giacarta (10-22 novembre) circa 2800 atleti in rappresentanza di 50 stati più la Palestina[5]: «non tutti i paesi furono rappresentati da delegazioni ufficiali governative. Circa un terzo erano squadre non-ufficiali»[6].

Presente anche una sparuta delegazione italiana, capeggiata da Arrigo Morandi (senatore bolognese del PCI) presidente dell’Unione Italiana Sport Popolare (UISP, la principale organizzazione sportiva italiana legata al Partito Comunista): tre atleti, Massimo Magini, Paolo Bottiglioni e Vittorio Biotti, e la squadra modenese di pallavolo della Villa D’Oro CIAM Modena, campione d’Italia nel 1956, 1958 e 1961 e seconda classificata nel 1963/63.

Tra le delegazioni presenti la più numerosa era quella cinese (497 atleti), seguita dai padroni di casa dell’Indonesia (483), dai coreani (275), dagli egiziani (121) e dai vietnamiti (110) [7].

L’Unione Sovietica e i suoi alleati [8] con i GANEFO mantennero un doppio binario: da una parte una questione di politica estera, con la manifestazione che era vista come un’occasione per rimanere a fianco (o comunque non essere scavalcati) dei cinesi nel complicato spettro geopolitico del Terzo Mondo, in secondo luogo c’era la necessità di saldare ulteriormente lo strettissimo rapporto che legava Mosca e Giacarta (i sovietici erano i principali fornitori di aiuti militari a Sukarno), dall’altra non si voleva rompere con il CIO di Avery Brundage, dopo il lungo cammino che ha visto il paese dei soviet abbracciare la famiglia olimpica.

Nonostante ciò, dopo le dure dichiarazioni di Brundage contro i GANEFO e le minacce, anche con mezzi economici (che spinsero Messico e Giappone ad inviare selezioni non ufficiali[9]) verso i partecipanti, i giornali sovietici Komsomol’skaja Pravda (organo ufficiale del movimento giovanile Komsomol) e Sovetskij Sport non mancarono di indirizzare un duro j’accuse al Presidente del CIO: «tali affermazioni contraddicono lo spirito di atleti e popoli nel rafforzare l’amicizia e la convivenza. Che è quello che stanno facendo molto bene con le gare a Giacarta, che migliorano ulteriormente l’amicizia tra sportivi e sportive di diversi paesi»[10].

Nonostante ciò, per la nomenklatura sportiva di Mosca i GANEFO rappresentavano qualcosa di periferico come dimostrato plasticamente dalla nomina del Vicepresidente del Comitato Organizzatore dei GANEFO per la zona europea, ruolo per cui fu individuato il kazako Karken Akhmetov, il grande capo dello sport nella Repubblica Socialista centroasiatica tra il 1959 e il 1971[11].

La copertura della Gazzetta

Negli anni ‘60 la Gazzetta, grazie alle entrature del suo direttore Gualtiero Zanetti (in carica tra il 1961 e il 1973) vede aumentare il suo peso politico all’interno del CONI e delle federazioni sportive nazionali. Pare quindi sorprendente che nel giornale più istituzionale trovasse spazio anche la più anti-sistemica delle manifestazioni sportive: dallo stupore dei primi giorni ad una fredda cronaca della seconda parte della manifestazione.

Ma andiamo per ordine.

11 novembre 1963, il giorno dopo l’inaugurazione, compare sulla “Rosea” un trafiletto che annuncia “Aperti i Giochi del «Ganefo»” sia pure con la sottolineature di due note di colore relative alle nove delegazioni che non presero parte alla cerimonia organizzativa per «difficoltà di trasporto» e ai venti arrestati dalle autorità perché sospetti di essere sabotatori (G.d.S., 11 novembre 1963). Due fatti quasi ininfluenti rispetto ai centomila spettatori di una manifestazione organizzata da due paesi da 93 milioni (Indonesia) e 682 milioni (Cina) di abitanti [12].

Il tutto diventa però tremendamente serio già il giorno dopo quando il quotidiano allora domiciliato in Via Galilei, riportava del doppio record del mondo nel sollevamento pesi nei pesi gallo: Li Chi-Yuang, cinese, sollevò 108 chilogrammi nello strappo, mentre il nordcoreano Li Heung-Chun 141 nello slancio. Sempre meglio ribadire, ovviamente, «due limiti mondiali che non hanno molta probabilità di essere omologati» (G.d.S, 12 novembre 1963).

Al centro della foto la nordcoreana Sim Kim-Dan

Nulla rispetto a quanto avverrà nei due giorni successivi.

Infatti, il 12 novembre, con ripresa della Gazzetta (e addirittura richiamo in prima pagina) il giorno successivo, la nordcoreana Sim Kim-Dan demolisce il precedente record del mondo degli 800 metri sfondando il muro dei 2 minuti (1’59”1). Impresa che «non rimarrà platonica» commenta la Rosea «poiché qualsiasi statistica tiene ormai conto delle sue ottime e regolarissime prestazioni» (G.d.S. 13 novembre 1963). Eccezionalità che viene confermata nel giorno successivo «La Sim Kim-Dan strepitosa anche nei 400» con un altro record mondiale (51’4), questa volta commentato senza fronzoli e più freddo «i suoi tempi non potranno figurare nelle tabelle ufficiali» (G.d.S. 14 novembre 1963). Per la cronaca, l’atleta nordcoreana fisserà anche un ottimo 23,5 da oro nei 200 m [13].

Dimenticate però questi toni, perché è evidente che qualcosa non stava funzionando: quella che doveva apparire come una folkloristica manifestazione di incapacità sportiva si stava trasformando, dopo 4 record del mondo in 3 giorni, in qualcosa di più serio?

Da quel momento la Gazzetta si limita al minimo sindacale, riportando solo i dati, freddi e privi di commento. Tace sul quinto record del mondo registrato nella manifestazione, che “rubiamo” dal cinese Rénmín Rìbào: «L’atleta cinese di 18 anni Li Shu-lan ha battuto il record mondiale nel tiro con l’arco a doppio giro di 30 metri femminile con i risultati di 628 anelli»[14].

Un velo di oscurantismo anche sui successivi nove giorni di gara, nonostante 60 nuovi record nazionali nelle gare di atletica, nuoto, sollevamento pesi, tiro con l’arco e tiro con la pistola[15] ed altri eventi di rilievo[16]. Solamente poche “brevissime”, che riportano i risultati delle gare di atletica, nuoto, ciclismo e i podi degli sport di squadra, in data 16, 18, 20 e 21 novembre, prima di un rapido resoconto in data 23, con la cerimonia di chiusura definita «grandiosa» (G.d.S., 23 novembre 1963).

Un ultimo riferimento, a GANEFO terminati il 24 novembre, quando viene raccontata dalla penna di Luigi Mengoni la vita e i risultati di Sin Kim-Dan «l’atleta invisibile», senza tralasciare di citare «qualche voce strana sul suo conto, tra cui quella relativa ai dubbi sulla totale femminilità dell’atleta», prima di specificare, mettendo le mani avanti, che «naturalmente il nostro discorso, come compete alla nostra sede, è essenzialmente tecnico» (G.d.S., 24 novembre 1963).

La partecipazione italiana

Completamente assente dalle pagine della Gazzetta qualsivoglia commento sulla partecipazione italiana ai Giochi.

Come detto vi partecipò la squadra di pallavolo della CIAM Villa d’oro Modena, che meritava ben altra attenzione, visto l’albo d’oro che ospita tre titoli nazionali. Anche al ritorno da Giacarta, la Gazzetta non ha proferito parola sulla partecipazione modenese, nonostante due partite saltate di campionato per l’impegno intercontinentale. Ancora il 25 novembre, a commento della classifica del Campionato si poteva leggere solamente «CIAM due partite in meno» (G.d.S., 25 novembre 1963) e null’altro.

In terra indonesiana la squadra modenese si disimpegnò dignitosamente: dopo la sconfitta all’esordio contro i padroni di casa (3-0), rimisero in piedi il girone di qualificazione vincendo contro Afghanistan (3-1) e Filippine (risultato non conosciuto). Nel girone finale chiusero alle spalle delle tre nazioni a medaglia, cioè Cina (3-0), Corea Popolare (3-0) e Indonesia (risultato non conosciuto). Gli italiani persero anche contro il Libano (3-1) e giocarono contro il Vietnam (risultato non conosciuto)[17].

Dei tre atleti non è stato possibile ricostruire il cammino sportivo in terra asiatica.

Massimo Magini dei tre era certamente il più celebre: terzo agli “assoluti” di Trieste del 21 luglio 1963[18], fece parte della Nazionale juniores vittoriosa contro Francia e Polonia, nonché della Squadra U-20 che partecipò ad un triangolare con Grecia e Turchia. Recordman nazionale juniores nella 4×100 assieme ai compagni del CUS Roma. Stando alla Gazzetta, che ne commentò in data 14 febbraio 1964 la “squalifica a tempo indeterminato”: «il contatto con l’organizzazione dei Giochi di Giakarta va esclusivamente imputato, se imputazione si può chiamare, al desiderio legittimo del viaggio, di vedere nuovi Paesi e di fronteggiare nuovi avversari» (G.d.S. 14 febbraio 1963).

La squalifica dei tre atleti comminata in data 13 febbraio 1964 fu commentata duramente dalla Gazzetta, che parlò di «proposta e praticamente ordine dell’I.A.A.F.» e concluse con «una decisione che non ha nulla a che vedere con lo sport» (G.d.S. 14 febbraio 1963).

Curiosamente proprio il giorno successivo il presidente Sukarno annunciò l’uscita del suo paese dal CIO come ritorsione per la squalifica dai Giochi Olimpici di Tokyo 1964[19].

La squalifica a Magini, Bottiglioni e Biotti venne revocata il 2 dicembre del 1964: «la presidenza federale [della FIDAL] ha deliberato di riqualificare gli atleti Vittorio Biotti, Paolo Bottiglioni e Massimo Magini, squalificati per aver preso ai “Giochi del Ganefo” a Giacarta nel novembre 1963»[20].

Non venne toccata da squalifica invece la CIAM, visto che la Fédération Internationale de Volleyball (FIVB) non si mosse per squalificare le squadre partecipanti, come fecero l’International Association of Athletics Federations (IAAF) e la Fédération internationale de natation (FINA) e le cui decisioni provocarono l’autosospensione da Tokyo ‘64 di Giacarta e Pyongyang.

La censura politica

I Giochi di Giacarta nonostante la copertura mediatica offerta dalla Gazzetta, vennero successivamente oscurati dalla storiografia ufficiale e dalla memorialistica sportiva. Non può essere un caso che solamente a distanza di anni la manifestazione è stata ripescata nel nostro paese da uno sparuto numero di ricercatori[21]. Il doppio boicottaggio, politico (PCI) e sportivo (CONI) ha impedito una divulgazione di quanto successe a Giacarta in quei 12 giorni e ha completamente cancellato un piccolo, ma comunque importante aspetto della vita sportiva del nostro paese.

Note

  1. Giovanni Armillotta, Ganefo 1963, le antiolimpiadi che il Pci ha nascosto all’Italia, http://www.limesonline.com/ganefo-1963-risultati-torneo-calcio-pci-italia-indonesia/116031
  2. Dipa Nusantara Aidit, Set afire the Banteng spirit! Ever forward, no retreat!, https://www.marxists.org/history/indonesia/Aidit%20(1963)%20-%20Set%20Afire%20the%20Banteng%20Spirit.pdf
  3. Ganefo a Giakarta, in Il Discobolo, pagg 8-9 dicembre 1963. Vedi inoltre Sergio Giuntini, L’Olimpiade dimezzata, ed. Sedizioni, pagg.129-133
  4. Nel novembre 1963 la principale rivista ideologica del “maoismo all’italiana” era Edizioni Oriente.
  5. Afghanistan, Albania, Algeria, Arabia Saudita, Argentina, Belgio, Birmania, Bolivia, Brasile, Bulgaria, Cambogia, Cecoslovacchia, Ceylon, Cile, Cina Popolare, RPD Corea, Cuba, Rep. Dominicana, Filippine, Finlandia, Francia, Germania Democratica, Giappone, Guinea, Gran Bretagna, Indonesia, Iraq, Italia, Jugoslavia, Laos, Libano, Mali, Marocco, Messico, Mongolia, Nigeria, Paesi Bassi, Pakistan, Polonia, Repubblica Araba Unita (Egitto), Romania, Senegal, Siria, Somalia, Tailandia, Tunisia, Ungheria, Unione Sovietica, Uruguay, Venezuela, RD Vietnam
  6. E.T. Pauker, Ganefo I: Sports and Politics in Djakarta, pag. 5
  7. Sergio Giuntini, L’Olimpiade dimezzata, ed. Sedizioni, pag. 131
  8. Fra i giornali consultabili online, seguirono costantemente la manifestazione i giornali di Unione Sovietica (Sovetskij Sport), Ungheria (Néposport), RDT Germania (Neues Deutschland), Cecoslovacchia (Rudé právo), oltre ai giornali delle minoranze magiare in Cecoslovacchia (Új Szó) e Jugoslavia/Vojvodina (Magyar Szó). I giornali della sinistra italiana, sia L’Unità (PCI) che L’Avanti (PSI) non tratteranno l’argomento.
  9. Russel Field, The Olympic Movement’s Response to the Challenge of Emerging Nationalism in Sport: An Historical Reconsideration of GANEFO, pag.11
  10. MTI, Brundage nyilatkozatát nem az olimpiai szellem sugallta (La dichiarazione di Brundage non ispirata allo spirito olimpico), Népsort, 19 novembre 1963
  11. Каркен Ахметов: Золотой период казахстанского спорта (Karken Akhmetov: l’era d’oro dello sport kazako), https://mk-kz.kz/sport/2019/12/04/karken-akhmetov-zolotoi-period-kazakhstanskogo-sporta.html – Nella delegazione sovietica, che «ha caratterizzato la sua presenza nettamente nel settore giovanile» (Ganefo a Giakarta, in Il Discobolo, pag 8), non mancarono alcuni elementi di primo piano: Viktor Sidoruk, campione dell’URSS di tiro con l’arco, Anna Dimitrieva, tennista semifinalista a Wimbledon, Toomas Leius, tennista quattro volte campione sovietico e vincitore a Wimbledon nel 1959, Yevgeny Knyazev, campione del mondo di tiro con la pistola a squadre al Cairo nel 1962, Nikolai Miligulov, medaglia d’argento a Roma ‘60 nella gara a squadre di ginnastica, Albert Azarjan, quattro titoli mondiali e tre ori olimpici nella ginnastica.
  12. Dati Banca Mondiale popolazione del 1963
  13. Con queste tre medaglie e le tre conquistate nell’edizione Asiatica dei GANEFO del 1966 (Asian NEFO, in Cambogia a Pnhom Phen, 25 novembre – 6 dicembre) [200 m: 24,5; 400 m: 53,1; 800 m: 2:03.7. Vedi: http://www.gbrathletics.com/ic/gang.htm] la Sim è l’atleta più medagliata della storia dei GANEFO
  14. Rénmín Rìbào, 16 novembre 1963
  15. Ganefo Opens New Era in world sport – Chinese sport delegation in Djakarta, pag. 4
  16. Come non citare la finale del torneo di calcio, giocata tra l’Egitto (sotto il nome di Repubblica Araba Unita) e la RPD Corea (del Nord), terminata 1-1 dopo i supplementari e decisa dal lancio della monetina che premiò gli arabi. L’Egitto si presentò con una squadra “B”, visto che proprio in concomitanza con la chiusura dei GANEFO sarebbe iniziata la Coppa delle Nazioni d’Africa (22 novembre – 1 dicembre, in Ghana, RAU terza classificata), ma con alcuni elementi di assoluto valore, come l’autore del gol della finale Badawi Abdel Fattah, già capocannoniere della Coppa delle Nazioni Africane del 1962 (vedi http://www.angelfire.com/ak/EgyptianSports/OtherFriendliestournaments.html). I nordcoreani invece si presentarono con gran parte della nazionale che da lì a tre anni avrebbe umiliato l’Italia a Middlesbrough (la rete in finale fu di Sin Yong-Gyu, capitano della nazionale del 1966). Chissà se con maggior attenzione a questa manifestazione si sarebbe potuta evitare la sconfitta mondiale…
  17. Risultati rintracciati grazie al lavoro mio e di Giovanni Armillotta negli archivi di Rénmín Rìbào (Cina), Rudé právo (Cecoslovacchia), Új Szó (quotidiano della minoranza magiara in Cecoslovacchia) e Népsport (Ungheria).
  18. Top Ten 1963 – Uomini, http://www.sportolimpico.it/attachments/article/255/TOP%20TEN%201963-U.pdf
  19. L’Indonesia decide di ritirarsi dal CIO, in L’Unità, 15 febbraio 1964
  20. Pamich Menichelli premiati dalla FIDAL, in L’Unità, giovedì 3 dicembre 1964
  21. A tratteggiarne una storia giocoforza parziale, vista la difficoltà di reperire fonti di prima mano e i diversi anni che sono passati sono stati negli ultimi tempi solo Giovanni Armillotta (La rivoluzione culturale e le Olimpiadi in Cina, in Affari Esteri N.161 del gennaio 2009; Ganefo 1963, le antiolimpiadi che il Pci nascose all’Italia, in Limesonline, 9 gennaio 2020; oltre ad un altro saggio in preparazione), Sergio Giuntini (L’Olimpiade dimezzata: storia e politica del boicottaggio nello sport, ed. Sedizioni, 2009) e il sottoscritto (Con lo Spirito Chollima. 55 anni di calcio nella Repubblica Popolare Democratica di Corea, KFA Italia; Patria, Popolo e Medaglie. Lo sport nella RPD Corea tra politica, storia e Juché, Anteo Edizioni; con Andrea Bisceglia, Storia del calcio cinese. Dalle origini ai giorni nostri, Bradipo Libri).

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