Dopo gli “invisibili” della Zaslon e le “persone educate”, un’unità d’élite specnaz, sembra che Putin abbia inviato in Siria anche gli appartenenti alle forze speciali “Oroboten”.
La quantità ed il radicamento dei tagliagole made in CIA, hanno indotto il leader russo ad inviare in terra siriana i migliori tra gli antidoti al veleno fondamentalista.
Gli uomini della Zaslon, costituita nel 1999, hanno non meno di quindici missioni alle loro spalle e devono conoscere almeno quattro lingue. L’unità “Schermo” ufficialmente non esiste ed è alle dirette dipendenze del direttorato S, responsabile di tutte le missioni degli agenti sotto copertura massima in giro per il mondo. I suoi componenti non hanno né divisa né badge e possono utilizzare qualsiasi divisa dell’esercito russo. A loro è affidato il delicato compito di collaborare con i servizi segreti di Damasco.

E’ stato il Pentagono a riferire della seconda carta anti Isis giocata dall’uomo di ferro del Cremlino: gli uomini “verdi”, entrati in azione già in Crimea, noti in patria con l’appellativo di “persone educate”, ironicamente utilizzato dal blogger Boris Rozhin per descrivere i modi decisi utilizzati per la conquista dell’aeroporto di Sebastopoli. Quest’unità, creata nel 1994 e specializzata nelle tattiche di contro-insurrezione non convenzionali, ha un motto che la dice lunga sulle sue modalità operative: “La cortesia è un potere che può aprire qualsiasi porta”.

La brutalità è invece il tratto distintivo dei “Lupi Mannari”, esperti nello scovare e nel mettere fuori combattimento i jihadisti. Il loro motto è inciso sulla lama di un pugnale commemorativo, consegnato a circa 300 uomini distintisi per efficienza durante una cerimonia svoltasi nel 2005: “Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, non temerei alcun male, perché sono il peggior bastardo della valle”. Per distruggere i sicari imbottiti di captagon che spargono da anni sangue innocente sul suolo siriano, occorrono uomini pronti a tutto, capaci di destreggiarsi agevolmente nelle situazioni più difficili, di adattarsi rapidamente ai cambiamenti e di tenere a battesimo in maniera adeguata i tanti mercenari che ogni giorno entrano nel paese di Assad. E Putin non si è fatto trovare impreparato.

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