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mediatori culturali: il caso Abid Jee

Molte persone si sono poste la seguente domanda, negli ultimi giorni: “che cos’è un mediatore culturale?”. Si tratta di una figura nuova, che molti non hanno mai sentito nominare, oppure non vi hanno posto particolare attenzione, almeno finché non ha suscitato scalpore il famigerato post sulla pagina ‘Facebook’ di tale Abid Jee, pakistano di 24 anni, iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza di Bologna, che lavora (per meglio dire lavorava fino a qualche giorno fa), per l’appunto, come mediatore culturale.

Già lo stesso fatto che una persona del tutto sconosciuta possa acquisire tanta notorietà, seppure negativa, solo scrivendo una frase, ci deve far riflettere sull’impatto dei social media sulla nostra cultura: ogni commento lascia traccia e andrebbe valutato seriamente prima di essere pubblicato, ma in troppi se ne dimenticano.

Certo che la frase, al di là delle sgrammaticature, ha un contenuto davvero esecrabile: “lo stupro è un atto peggio ma solo all’inizio, una volta si entra il pisello poi la donna diventa calma e si gode come un rapporto sessuale normale”.

Fare un’affermazione più sbagliata di questa è davvero difficile: più che calmarsi può essere che a volte la donna si rassegni, oppure non opponga resistenza perché teme per la propria vita, inoltre il godimento non si può paragonare a quello di un rapporto sessuale consenziente ed è noto che questo vale anche per lo stupratore.

Come se ciò non bastasse, la pratica psicoterapeutica con donne che hanno subito violenza sessuale ha portato alla luce che sì, è vero che una minoranza di loro possono giungere a riconoscere di aver provato piacere, ma proprio questa condizione comporta una sofferenza psicologica ancora più severa, che necessita di trattamenti più lunghi e delicati.

In buona sostanza l’affermazione non solo rappresenta una generalizzazione di qualcosa che si verifica in casi sporadici, ma lo considera anche come attenuante mentre si tratta di un’aggravante: fare peggio di così è quasi impossibile.

L’autore ha ricevuto minacce e insulti sulla rete prima di cancellare il suo post ma, come ormai dovrebbe essere chiaro a tutti, fare ciò non serve a nulla: troppo tardi.

La cooperativa, che si occupa della gestione di migranti, dove lavorava l’ha sospeso. Ha chiesto scusa, poi però ha aggiunto “la verità è che tutti attaccano gli immigrati”, frase di cui poteva fare abbondantemente a meno.

Il compito del mediatore culturale è davvero difficile e richiede la conoscenza della lingua e della cultura tanto del luogo di origine che di arrivo dei migranti, essendo chiamato a promuovere la comunicazione e il rispetto tra chi arriva e il contesto preesistente.

Si tratta, di questi tempi, di un’impresa quasi disperata, che diventa addirittura proibitiva per chi è impreparato come il succitato Abid Jee: non sappiamo se, come ha scritto Filippo Facci su ‘Libero Quotidiano’, ha espresso la posizione della cultura pakistana sul tema dello stupro o soltanto opinioni personali, di certo ha dimostrato di non aver capito nulla o quasi del Paese in cui è venuto a vivere.

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