I migranti arrivati in Italia nei primi nove mesi di quest’anno sono stati oltre 130mila, secondo il ministero dell’Interno. Un fiume di persone, dalle proporzioni sicuramente superiori rispetto a quelle contenute nel rapporto ministeriale, che oltre ad acuire carenze normative, organizzative e strutturali già note, ha fatto sgranare gli occhi a chi sulle emergenze specula e lucra.
L’esercito industriale di riserva, fino a poche settimane fa utile ai “cotonieri” quale arma di ricatto salariale da brandire contro i lavoratori italiani, ha iniziato ad originare contese tra i signori degli appalti.
“Attenzione che i profughi non vengano impegnati per lavorare gratis dai Comuni in difficoltà di bilancio”. A lanciare l’allarme è la Legacoop dell’Emilia Romagna.
“La mia per ora è solo una preoccupazione che poggia sulle difficoltà economiche che molti comuni hanno nel mantenere in vita dei servizi. E quindi la tentazione di poter continuare a svolgere delle attività utilizzando dei volontari, in questo caso i migranti, non è un aspetto da sottovalutare”, ha affermato Alberto Alberani, numero uno del settore sociale delle coop rosse emiliane.
A mettere in allarme Alberani, è stata la firma di un protocollo tra Regione Emilia Romagna, Prefetto di Bologna, sindacati e altre realtà (compresa Legacoop) che regolamenta le attività che i profughi richiedenti asilo possono svolgere in modo volontario in cambio di percorsi di orientamento e formazione: pulire strade, curare parchi e giardini pubblici. Senza ricevere alcuno stipedio.
“La decisione di consentire ai migranti che sono in attesa di un permesso di svolgere dei lavori socialmente utili è una scelta nobile che si muove in un percorso d’integrazione. Però, ho il timore che a lungo andare qualche comune possa sostituire il lavoro svolto delle cooperative sociali con quello dei volontari”, conclude l’uomo coop.
Al mercato delle braccia da lavoro, l’offerta a prezzi stracciati è in continuo aumento e massimo ribasso e massimo profitto lastricano le mille strade della schiavitù e della precarietà. Senza troppi pietismi e cortesie anche tra chi prima era alleato o semplicemente legato da patti di non belligeranza.
Ed ecco che dai convenevoli, si è passati all’aperta denuncia. Naturalmente solo per ben definiti interessi di parte, sia chiaro.
Una faida “interna” sul ciglio di un burrone chiamato Italia che ha inghiottito tre milioni e mezzo di discoccupati e sette milioni e mezzo di poveri, di cui oltre quattro milioni versano in una condizione di “povertà alimentare”, vale a dire con problemi economici tali da non potersi garantire il cibo quotidiano.

Ma non ditelo alle animelle candide delle coop. Potrebbero scoprire che mentre i loro vertici a Roma trescavano con i vari governi sfasciacarrozze di centrodestrasinistra che hanno portato questo paese al collasso, la forza lavoro interna veniva depredata con quello stesso giochetto che adesso nuoce a loro. La ruota della (s)fortuna gira. Prima o poi.

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