basilica di san marco

Introduzione

Mark Twain paragonava la basilica di San Marco a Venezia ad un immenso scarabeo con le verruche. In effetti la basilica di San Marco (terzo edificio a partire da 1096) non ha tante caratteristiche in comune con altre chiese della stessa sua epoca come il duomo di Spira (a partire da 1030) in Germania, il duomo di Santi Pietro e Paolo a Canterbury in Inghilterra (a partire da 1070) o il duomo di Pisa (a partire da 1063). L’architettura di S. Marco è particolare perché l’esempio di quest’architettura si trova a Costantinopoli: Santa Sofia e la chiesa dei Dodici Apostoli.

Però il legame tra Venezia e Costantinopoli si manifesta non soltanto tramite l’architettura, ma anche tramite gli stupendi mosaici. Per quanto riguarda questi ultimi sono di solito i mosaici delle facciate e dell’interno che vengono ammirati dai visitatori, ma anche i mosaici del nartece sono di una bellezza particolare e meritano di essere analizzati dettagliatamente: nella parte ovest del nartece si trova il mosaico della Genesi che rappresenta, tramite immagini, il primo libro della Bibbia.

Immagine 1
Imm. 1: La cupola della Creazione, ca. 1220-1280, mosaico; San Marco, Atrio, Venezia. (© Büchsel, Martin/Herbert L. Kessler/Rebecca Müller (ed.): Das Atrium von San Marco in Venedig. Die Genese der Genesismosaiken und ihrer mittelalterlichen Wirklichkei (Neue Frankfurter Forschungen zur Kunst; Bd. 15), Berlino 2014, S. 179, Imm. 14.)

Il ciclo dei mosaici che raccontano la historia salutatis ‒ cioè dalla creazione fino al esordo di Egitto ‒ sono collocabili tra il 1215 e 1280. La base letteraria del racconto riguarda i primi undici paragrafi della Genesi. Concernente un pontenziale artista c’erano nel passato delle ipotesi, ma nessuna poteva essere verificata senza dubbio. La cupola della Creazione racconta gli eventi dei primi sei giorni della creazione ed è divisa in tre cerchi concentrici, i quali sono altrettanto divisi in 27 compartimenti. I tre cerchi possono essere interpretati come simbolo della trinità.

L’esempio bizantino

Per paragonare una chiesa nel suo contesto storico si deve di solito cercare sempre un altro edificio dello stesso genere, cioè in questo caso un edificio sacrale. Per quel che riguarda i mosaici invece i riferimenti spaziano tra diverse opere d’arte, come per esempio altri mosaici, ma anche le illustrazioni dei libri. In questo caso specifico gli storici dell’arte presumevano che le illustrazioni del cosiddetto Codex Cottonianus fossero il punto di riferimento per la configurazione dei mosaici della cupola della Creazione: si tratta di un manoscritto greco redatto alla fine del V secolo d.C. ad Alessandria.

Fino al Seicento la provenienza dei mosaici resta sicuramente oscura ai dotti dell’epoca, ma l’assunzione che il Codex Cottonianus facesse parte del ricco bottino raccolto dai veneziani durante la Crociata del 1204 a Constantinopoli ‒ ed il sacco della stessa città ‒ sembrava già a quei tempi molto probabile.

La provenienza del manoscritto sarà accertata a partire dal XVII secolo quando era nota la sua collocazione in Inghilterra nel fondo bibliotecario di Sir Robert Cotton. Così si spiega anche il nome del manoscritto. Oggigiorno il manoscritto si conserva solamente in frammenti perché fu distrutto parzialmente durante l’incendio nella biblioteca di Ashburnham House a Londra nell’anno 1731: per cui esistono solo 129 frammenti dei 166 folia (e le relative miniature, circa 255) originari.

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Imm. 2: Daniel Rabe, 3. Giorno della creazione, copia della corrispondente miniatura del Codex Cottonianus, acquarello, Parigi, Bibliothèque nationale, MS. FR. 9530, fol. 32 r.
© Büchsel, Martin/Herbert L. Kessler/Rebecca Müller (ed.): Das Atrium von San Marco in Venedig. Die Genese der Genesismosaiken und ihre mittelalterliche Wirklichkeit (Neue Frankfurter Forschung zur Kunst; 15)Berlino 2014, P. 11, Fig. 1.

Dato che il manoscritto e soprattutto le illustrazioni sono gravemente danneggiate dobbiamo chiederci se davvero si possa considerare reale la presunta dipendenza dei mosaici veneziani da questo manoscritto o se non si tratta soltanto di speculazioni. Ci domandiamo, quindi: siamo veramente convinti che gli artisti veneziani fecero una semplice copia delle miniature? O apportarono delle modifiche? Ci domandiamo anche se non ci fosse più di un singolo riferimento dal quale gli artisti traevano ispirazione.

Per rispondere a queste domande bisogna esaminare qualche segmento dei mosaici della cupola della genesi un po’ più dettagliatamente.

– Argomenti per una dipendenza stretta dei mosaici della cupola della Creazione a San Marco dalle miniature del Codex Cottonianus

La teoria che i mosaici della cupola della Creazione dipendessero delle miniature del manoscritto Cottonianus è stato stabilito di Weitzmann: Secondo lui debba esistere un archetipo o una versione originaria che si trasmise tramite tanti anelli fino al cosiddetto Codex Cottonianus. L’assunzione è che lo sviluppo dei motivi sia stato lineare e molto vicino al archetipo che abbia incorporato anche elementi e motivi di altre provenienze. Qui sarebbe da ammettere che la maggior parte delle ricostruzioni alle quale si riferisce lo storico d’arte sono state fatte da lui stesso. Dunque questo fatto potrebbe essere considerato una relativizzazione alla sua teoria.

A prescindere di questa piccola limitazione è vero che ci sono diverse scene che sono predisposte per un confronto, come per esempio la creazione delle piante, la creazione del Sole, della luna e delle pianete, e poi la ricongiunzione di Adamo ed Eva. La scena più adatta è quella che rappresentata la creazione delle piante (Imm. 3): Questa scena ci fa capire che c’è un probabile collegamento tra queste due opere d’arte perchè in caso di questa scena abbiamo la possibilità di fare un confronto diretto. Il problema è ‒ come già accennato ‒ che le miniature del Codex Cottonianus sono gravemente daneggiate e di conseguenza ci sono solamente dei frammenti o ricostruzioni delle scene adisposizione per un confronto. Ci si pone questo problema che in caso della creazione delle piante è evitabile perchè proprio questa scena fu l’esempio per la fattura di un facsimile cosí che ci è rimasto un acquarello di questa scena (Imm. 2).

Come nelle scene precedenti Cristo viene rappresentato come un giovanile Cristo Logos con un pallio d’oro, si avvicina sempre dal lato destro della scena per far capire la sua altissima posizione e la sua importanza per quello che succede; Questa sua posizione viene sottolineata tramite il nimbo con la croce. Nella mano destra Cristo tiene una bacchetta liturgica che assieme al gesto della sua mano potrebbe essere interpretato come la traduzione del testo biblico del Dio disse. Poi Cristo viene accompagnato da tre angeli che rappresentano il terzo giorno della creazione. A causa di questo gli angeli sono da interpretare come allegoria del tempo che fa capire allo spettatore di che giorno l’immagine si tratta. Bisogna ammettere che tutti questi elementi devono essere visti anche a base delle idee religiose del medioevo ‒ per esempio gli angeli possono essere visti come un motivo gnostico ‒ ma questo articolo si limita a spiegare i collegamenti dei segmenti della cupola della Creazione ed il Codex Cottonianus ed altri possibili esempi.

Cristos Logos che si avvicina con il solito gesto dal lato destro dell’immagine e gli angeli ‒ in antichi abiti bianchi ‒ che seguono la figura di Cristo come se formassero un fregio si trovano in un ambiente vegetali: Il pavimento è verde e rappresenta erba, anche nello sottosfondo ‒ dietro di questo gruppo ‒ si trova una vegetazione tenera. Però la maggior parte della vegetazione si trova nel lato sinistra dell’immagine: In confronto con il Codex Cottonianus i mosaicisti si limitano alla rappresentazione di due meli che si distinguono uno all’altro decisamente; Questa diversità non si trova nel esempio del Codex Cottonianus, ma sembra voluta degli mosaicisti veneziani. Il sottosfondo della scena invece è d’oro.

Immagine 3
Imm. 3: Cupola della Creazione (Particolare: Creazione delle piante), ca. 1220-1280, mosaico, San Marco, nartece, Venezia.
© Büchsel, Martin/Herbert L. Kessler/Rebecca Müller (ed.): Das Atrium von San Marco in Venedig. Die Genese der Genesismosaiken und ihre mittelalterliche Wirklichkeit (Neue Frankfurter Forschung zur Kunst; 15)Berlino 2014, P. 181, Tavola 7.

Anche se la miniatura del Codex Cottonianus sembra avere più profondità, più ricchezza vegetale e il sottosfondo è blu invece d’oro ‒ dunque più realistico ‒ bisogna affermare che l’organisazione delle figure in generale, gli abiti, i gesti, l’idea di Cristo Logos e il concetto dei angeli come allegoria del giorno della creazione sono molto simili. A base delle similitudini strutturali un legame tra i mosaici della cupola della Creazione e le miniature del Codex Cottonianus sembra molto probabile. Soprattutto perché anche le altre scene assomigliano tanto al loro pendant nel Codex Cottonianus. Però bisogna chiedersi se i mosaicisti di San Marco hanno fatto una semplice copia dell’esempio. Tramite le differenze già descritte solo per questa scena la risposta dev’essere: no!

– Elementi d’indipendenza tra i mosaici della cupola della Creazione e le miniature del Codex Cottonianus ed altri possibili esempi

Altrettanto ci sono tantissimi elementi in diverse altre scene che esprimono l’indipendenza dei suddetti mosaici delle miniature Cotton: la scena che sembra più adatta per farci capire che i mosaicisti di San Marco non furono dipendenti dell’esempio è la scena della conversazione tra Eva e il serpente (Imm. 4).

Immagine 4
Imm. 4: Cupola della Creazione (Particolare: Creazione delle piante), ca. 1220-1280, mosaico, San Marco, nartece, Venezia.
© Büchsel, Martin/Herbert L. Kessler/Rebecca Müller (ed.): Das Atrium von San Marco in Venedig. Die Genese der Genesismosaiken und ihre mittelalterliche Wirklichkeit (Neue Frankfurter Forschung zur Kunst; 15)Berlino 2014, P. 187, Tavola 19.

Questa scena si trova nel cerchio esterno dei tre cerchi concentrici. Adamo e Eva si trovano nel centro dell’immagine ma prendono due posizioni isolate: Mentre Eva si gira verso la sua destra dove si trova il serpente nel albero della vita ‒ di colore blu ‒ Adamo da le spalle a questa scena. Di massima importanza per la narratio è il colore blu dell‘ albero della vita che simbolizza ‒ iniziando della scena della divisione di luce e buio nel primo cerchio ‒ il male.

Immagine 5
Imm. 5: Bibbia Cotton, frammento della miniatura tentazione di Eva, Londra, British Library, Cod. Cotton Otho B. VI.
© Krause, Karin: Venedigs Sitz im Paradies. Zu der Schöpfungskuppel in der Vorhalle von San Marco, in: Mitteilungen des Kunsthistorischen Instituts in Florenz 48 (2004), P. 9-

Poi il serpente ha preso il posto che di solito prendeva Cristo Logos o Dio per far capire allo spettatore che il serpente parla a Eva ed è il serpente che prende l’iniziativa. L‘organizzazione dello stesso episodio (Imm. 5) nelle miniatur del Codex Cottonianus è completamente diversa: Li Eva prende praticamente la posizione del serpente e guarda in alto a destra. Tutto questo manca qui e poi non è normale che si trova anche Adamo in quest’episodio; Questo può essere considerato una curiosità dei mosaicisti di San Marco. Però Adamo ha una funzione in questa scena perché guarda verso la scena seguente, cioè quella del peccato originale: la scena chiave di tutta la narratio. L’apparenza di Adamo segue altri esempi: Esiste un Codex catalano del 11. secolo (Imm. 6) nel quale lo stesso episodio fu concepito quasi parallelamente.

 

 

Poi quanto sembra la posizione e l’atteggiamento di Adamo non crea solamente un collegamento tra questa scena e quella seguente, ma esprime anche l’innocenza dello stesso Adamo.

Immagine 6
Imm..6 : Miniatura per il libro Genesis, BAVR, Cod. Vat. Lat. 5729, fol.5 v.
© Krause, Karin: Venedigs Sitz im Paradies. Zu der Schöpfungskuppel in der Vorhalle von San Marco, in: Mitteilungen des Kunsthistorischen Instituts in Florenz 48 (2004), S. 9-54, S. 22.

Per questo motivo si trovano esempi molto simili nella Cappella Palatina di Palermo (Imm. 7), anche se qua si tratta di una scena diversa, il motivo dell’innocenza dell’uomo e la colpa della donna viene senz’altro ripreso da qui, perché questa scena fa vedere Dio che accusa Adamo tramite il gesto della sua mano destra, mentre Adamo guarda dio riprende il suo gesto ed indica ad Eva che punta con la dita sul serpente che si trova davanti a lei per terra.

Risultato

Dunque si può riassumere che il lavoro dei mosaicisti di San Marco va oltre una semplice copia di un esempio ‒ in questo caso le miniature del Codex Cottonianus ‒ e deve’essere interpretata da un conglomerato di un esempio orientale con i suddetti esempi occidentali ‒ il Codex catalano dell‘ XI secolo e l’immagine della Cappella Palatina di Palermo ‒ così che la narratio ha un fascino tutto suo e coinvolge subito lo spettatore.

Immagine 7
Imm. 7: Palermo, Cappella Palatina (Particolare: biasimo di colpa)
© Krause, Karin: Venedigs Sitz im Paradies. Zu der Schöpfungskuppel in der Vorhalle von San Marco, in: Mitteilungen des Kunsthistorischen Instituts in Florenz 48 (2004), P. 9-54, S. 24.

Il metodo spesso usato di trovare un esempio e fissarsi sulla dipendenza di un’opera d’arte dell’altra opera d’arte è troppo facile, perciò dev’essere considerato sempre il fatto che un artista guarda e studia gli esempi ma crea una cosa nuova con un linguaggio del tutto nuovo che non è mai una semplice copia.

Anche se di sicuro il Codex Cottonianus fu una fonte d’ispirazione per i mosaicisti di San Marco come abbiamo visto esaminando il segmento della creazione delle piante. La risposta alla domanda nel titolo dev’essere allora: Something in between!

 

Fonti

Bertoli, Bruno/Antonio Niero: I mosaico di San Marco. Un itinerario biblico, Milano 1987.
Büchsel, Martin/Herbert L. Kessler/Rebecca Müller (ed.): Das Atrium von San Marco in Venedig. Die Genese der Genesismosaiken und ihre mittelalterliche Wirklichkeit (Neue Frankfurter Forschung zur Kunst; 15)Berlino 2014.
Demus, Otto: The Mosaics of San Marco in Venice, Chicago 1984.
Demus, Otto: The Mosaic Decoration of San Marco Venice, Chicago 1988.
Howard, Deborah: Venice and the East, The impact of the islamic world on venetian architecture 110-150, New Haven/Londra 1993.
Vio, Ettore (a cura di): San Marco. Geschichte, Kunst und Kultur, Monaco 2001.
Weitzmann, Kurt/Herbert Kessler: The Cotton Genesis. British library Codex Cotton B. The Illustrations in the manuscripts of the Septuaginti, New Jersy 1986.

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