George Soros

“La strategia è l’affare più importante dello Stato, il terreno di vita o di morte, la via che conduce alla sopravvivenza o all’estinzione: si deve sondarla attentamente. […] la guerra si fonda sull’inganno.”

Sun Tzu – L’arte della Guerra

“La guerra non è nemmeno più guerra, quanto piuttosto uno scontrarsi in Internet, fronteggiare i mass media, attaccare e difendersi in transazioni di cambio a termine, insieme a tutta una serie di realtà che non abbiamo mai considerato come “guerra”, e che potrebbero coglierci di sorpresa.”

Liang e Xiangsui – Guerra senza limiti.

Cosa si nasconde dietro la vicenda dei Panama Papers?

Il presunto scoop dei Panama Papers lo conosciamo ormai tutti: decine di migliaia di personaggi più o meno famosi di ogni parte del mondo. Fra i nomi, anche quelli di 200 residenti in America, ma “stranamente” nessuno famoso.

Nonostante i loro nomi non compaiano, i media occidentali, parlando dei Panama Papers, hanno fatto un gran chiasso sostenendo il coinvolgimento di Putin e di Xi Jinping con la scusa che, fra i coinvolti, vi erano anche persone “vicine a loro.”

Ora, a parte il fatto che, di per sé, avere un conto o una società off shore non è illegale – lo diventa, a seconda dei casi e delle varie legislazioni, se lo si usa per commettere attività illecite – ma che vuol dire “persone vicine a Putin e a Xi Jinping”?

Nel Medioevo, vi era un istituto legale, quello della rappresaglia, che consentiva a chi vantasse un credito nei confronti di un forestiero, di rivalersi sui suoi familiari o anche sui suoi concittadini, qualora fosse stato impossibile farlo sul debitore stesso. Questo perché esisteva il concetto di “solidarietà” cioè che si fosse responsabili non solo per i debiti propri, ma anche di quelli delle comunità a cui si apparteneva. Nel Medioevo, accusare Putin e Xi Jinping per via delle (eventuali) malefatte di altri, sarebbe stato lecito.

Viceversa, il diritto dei Paesi moderni prevede la responsabilità personale: se Tizio ha un debito con Caio, quest’ultimo può rivalersi solo sui beni di lui (con una parziale eccezione nel caso si parli di società) non su quelli della famiglia (tranne in caso di comunione dei beni, comproprietà etc) né tanto meno su quelli della città o del Paese in cui vive o di cui è cittadino.

Quindi che significa, che senso ha tirare in ballo qualcuno per cose fatte da altri? Una punizione per aver interferito in Siria? Una contromossa per far cesare di parlare della liberazione di Palmira a opera di russi e alleati?

E come mai questi Panama Papers sono spuntati fuori all’improvviso, depurati da ogni nome americano anche solo interessante?

Si voleva forse, fra le altre cose, azzoppare Cameron che vorrebbe uscire dalla UE, o convincere tutti che il denaro è meglio tenerlo nelle banche americane? Si voleva ricordare a tutti che se i missili russi possono fare strage di terroristi a migliaia di chilometri di distanza, gli USA sono in grado di colpire chiunque, senza lasciare prove decisive riguardo il ruolo ricoperto da loro stessi?

Si volevano colpire tutti questi obiettivi assieme? È possibile, o si tratta di complottismo e dietro la diffusione dei files dei Panama Papers vi è solo il gesto di sfida di un dipendente scontento di Wikileaks? Julian Assange, dal canto suo, riferendosi alla diffusione dei Panama Papers, parla apertamente di mossa per colpire Putin, e accusa gli USA e Soros in particolare.

Dietro il cosiddetto scoop, infatti, c’è l’Organized Crime and Corruption Reporting Project, OCCRP i cui fondi arrivano dagli USA attraverso l’USAID, ovvero l’ Agenzia americana per lo sviluppo Internazionale, e dalla Open Society Foundations  di Soros. Inoltre, dietro il Consorzio dei giornalisti investigativi, che è stato il tramite grazie al quale sono stati fatti pervenire i file alla Suddeutsche Zeitung, si nasconde il Center for Public Integrity, finanziato anch’esso da Soros.

Qualcuno potrebbe avere dei dubbi, e ritenere che Soros sia solo un uomo d’affari, magari un pescecane, ma comunque privo o quasi di legami con la politica e, ancora più certo, con la guerra.
Sì, insomma, magari la mossa è pure contro Putin e altri ancora, ma dietro non ci sarebbe nessun interesse occulto: la guerra si combatte coi cannoni: quando questi tacciono schermaglie diplomatiche a parte, tutto tace e regnano pace e concordia.

Vedremo subito che non è così. Negli anni ’90 uscì un libretto molto importante, scritto da due colonnelli cinesi, intitolato “Guerra senza limiti.

Nell’opera si parla di quelle che sarebbero state le guerre future, in cui i mezzi militari avrebbero giocato solo un ruolo secondario, mentre l’informatica, i media, la speculazione finanziaria, e la guerra elettronica avrebbero fatto la parte del leone.

“[…] la guerra non è nemmeno più guerra, quanto piuttosto uno scontrarsi in Internet, fronteggiare i mass media, attaccare e difendersi in transazioni di cambio a termine, insieme a tutta una serie di realtà che non abbiamo mai considerato come “guerra”, e che potrebbero coglierci di sorpresa”.

E, ancora:

“[…] nell’era dell’informazione, l’influenza esercitata da una bomba nucleare è forse inferiore a quella esercitata da un pirata. Ancor più micidiali dei pirati – e di fatto più minacciose – sono le organizzazioni non statali, che solo a citarle fanno tremare l’Occidente. Queste organizzazioni, che hanno tutte, più o meno, un’impronta militare, sono generalmente guidate da una causa o da un credo estremista. […] Inoltre, quando uno Stato o un esercito nazionale (che rispetta determinate regole e fa soltanto un uso limitato della forza per conseguire un obiettivo limitato) si trova di fronte ad organizzazioni di questo genere (che non osservano mai le regole e non temono di scatenare una guerra illimitata utilizzando mezzi illimitati), avrà spesso molte difficoltà a prendere il sopravvento. […]“.

Questo potrebbe sembrare il delirio di due visionari, o quanto meno come qualcosa di troppo nuovo per essere compreso appieno. Tuttavia, forme di guerra occulta, indiretta, obliqua, esistevano anche nel Medioevo, anche se è meglio parlare di Storia Bizantina, perché solo i romani d’oriente, tra tutti gli europei, praticavano questo tipo di guerra. Poi c’era la Cina, sin da prima di Cristo…

I bizantini spesso preferivano pagare i propri avversari per combatterne altri, oppure corrompevano alcuni uomini di potere stranieri per esercitare pressioni sui sovrani nemici, inducendoli a non attaccare Costantinopoli. Inoltre per ricevere milizie mercenarie di un certo valore. Raccoglievano anche informazioni, dei veri e propri dossier, sugli avversari di spicco, per poi ricattarli, convincendoli a collaborare con Bisanzio.

Tradotto in termini moderni: le guerre per procura in Libia, Iraq, Siria e Yemen (menzione a parte per l’Ucraina); politici europei corrotti che si adoperano per difendere gli interessi americani (e non solo) a scapito di quelli dei propri cittadini (qui l’esempio lampante è quello italiano, dove si fanno gli interessi anche di inglesi, francesi, tedeschi, sauditi, qatarioti ma non quelli italiani).

Come ci insegna un’opera come lo Strategikon, testo risalente al VI secolo dopo Cristo, redatto dall’Imperatore dell’Impero Romano d’Oriente, Flavio Maurizio Tiberio: “È meglio provocare danni al nemico con l’inganno […] l’inganno è spesso utile in guerra. […] egli dovrà simulare un’azione in una direzione per tentare di ingannare l’avversario […] Il nemico dovrà essere ingannato da informazioni false sui nostri piani, portate loro da nostri disertori. […] Quando arriva un’ambasceria nemica, prendi informazioni riguardo ai capi del gruppo, e al loro arrivo trattali molto amichevolmente, in modo che la loro gente abbia motivi di sospetto”. 

Quanto a Soros, nel 1999 i colonnelli Qiao Liang e Wang Xiangsui scrissero

“[…] Può trattarsi di un analista di sistemi o di un ingegnere software, come anche di un finanziere con un ingente capitale mobile o di uno speculatore di borsa. Potrebbe anche essere un magnate dei mass media che controlla molti tipi di mezzi di comunicazione, un famoso editorialista o il conduttore di un programma televisivo. La sua filosofia di vita è diversa da quella di alcuni terroristi ciechi e disumani, ma spesso è incrollabile e la sua fede, in termini di fanatismo, non è inferiore a quella di Osama Bin Laden. Né gli mancano motivazione o coraggio per ingaggiare una battaglia in caso di necessità. Partendo da questi presupposti, chi può dire che George Soros non sia un terrorista finanziario?”

Massimiliano Greco

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