Laos 1975-2015

Sono giorni molto importanti, questi, per la Repubblica Popolare Democratica del Laos. Il piccolo Stato socialista dell’Indocina, con poco più di sei milioni d’abitanti, che negli anni scorsi ha adottato delle coraggiose riforme di mercato seguendo l’esempio del Vietnam e della Cina, ha festeggiato proprio lo scorso 2 dicembre la proclamazione della Repubblica Democratica Popolare, avvenuta nella stesso giorno in cui, in quell’ormai lontano 1975, abdicò il Re Savang Vatthana ponendo fine alla secolare storia della monarchia laotiana.

Nello stesso giorno, tuttavia, s’è tenuta anche una parata per celebrare la nuova ferrovia ad alta velocità che collegherà il Laos alla Cina, un’importantissima infrastruttura che contribuirà in modo determinante ad abbattere l’ormai già fortemente affrontato isolamento del Laos all’interno della penisola indocinese. Quel che è giusto far notare è che con questo nuovo progetto il Laos non baserà più i propri contatti verso l’esterno solo sul Vietnam, nazione di cui fino ad ora ha sempre seguito massimamente l’esempio, ma anche sulla Cina, nazione che del resto anche col Vietnam stesso ha ormai chiarito tutte le lontane e passate ambiguità arrivando ad un’amicizia piena e consolidata.

Quel che il Laos è riuscito a fare in tutti questi anni, a partire dal 1975, è semplicemente ammirevole. Dal 1964 al 1973 il paese fu bersaglio dei bombardamenti statunitensi, nel quadro della famosa “Guerra Segreta” parallela a quella condotta in Vietnam. Ancora oggi il Laos risulta essere la nazione più bombardata e minata della storia, più della Cambogia, del Vietnam e dell’Afghanistan, e le mine disseminate nel suo territorio continuano a mietere vittime, a dispetto delle tante e fruttuose campagne di sminamento sin qui condotte. Infatti, con un totale di 580mila raid delle forze aeree statunitensi, sul Laos piovvero in quel periodo ben due milioni di tonnellate di bombe. Oggi il Laos è una nazione pacifica e che porta avanti una politica di pace con tutti i suoi vicini. In particolare col Vietnam, col quale ha condiviso una lunga stagione di dolore durante la guerra scatenata dagli Stati Uniti, i rapporti sono storicamente molto stretti. Il Laos ha sempre aiutato i vietnamiti nella loro guerra contro gli Stati Uniti, mettendo a loro disposizione il suo territorio, per non dire il suo tetto ed il suo desco.

Ciò non ha comunque impedito, sia sotto il Presidente Souphanouvong che sotto il suo successore Phoumi Vongvichit, il divampare della guerriglia dei ribelli Hmong, sostenuta dai reduci della CIA e dagli affiliati della ex Casa Reale. Si tratta di un problema non ancora conclusosi, ma che comunque il governo laotiano fronteggia con efficienza. A volte può capitare che qualche “liberal” o “radicale” nostrano ne parli, descrivendo questi terroristi alla stregua di perseguitati da parte del “regime comunista”.

Nel 1994, con la collaborazione dell’Australia, il Laos ha costruito un ponte dell’amicizia che lo collega alla Thailandia. Già due anni prima, nel 1992, s’era aperto al turismo. Nel frattempo erano state varate importanti riforme interne, con l’approvazione di una nuova Costituzione che prevedeva un’Assemblea Nazionale elettiva di 85 membri.

Nel Laos si contano ben 49 etnie diverse, che seguono per il 67% il Buddhismo Theravada, mentre i cristiani costituiscono l’1,5%. Il 31,5% si divide fra seguaci di culti minori o atei. Anche dal punto di vista linguistico il Laos è un vero e proprio mosaico: il lao è la lingua ufficiale, ma viene parlata solo da metà della popolazione. Il resto della popolazione parla gli idiomi delle varie etnie. Molto diffuso è l’inglese, che è la seconda lingua insegnata nelle scuole, oltre al francese, che è un lascito del lungo dominio coloniale di Parigi.

Il Laos può dunque essere considerato un piccolo ma prezioso paese, testimone di una grande “biodiversità” in termini non soltanto d’ambiente o di natura, ma anche di cultura e d’umanità.

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