Nel 2019 ricorre il 150esimo anniversario dell’inaugurazione del Canale di Suez. Alla cerimonia, che iniziò il 17 novembre 1869, oltre a Orazio Antinori (il capostipite degli esploratori italiani) e a Pippo Vigoni c’era Manfredo Camperio, su cui a breve uscirà un mio volume (già “recensito” da Opinione Pubblica). Come scrisse Aldo Blessich, il taglio dell’istmo di Suez richiamò a una nuova vita il Mare Mediterraneo, che “l’intransigenza musulmana” da un lato e le concorrenti navigazioni occidentali e australi dall’altro avevano ridimensionato negli scambi commerciali. L’apertura dei primi trafori alpini (che vide l’interesse di Cesare Correnti, presidente della Società Geografica Italiana), l’istituzione delle prime linee di navigazione diretta con le Indie e l’acquisto di Assab da parte della Compagnia Rubattino sempre nel 1869 costituirono la trama iniziale per “la riconquista [italiana] dell’antico “primato nella via di Oriente per oriente”.

A metà dell’Ottocento l’ipotesi del taglio dell’Istmo di Suez aveva attirato l’attenzione delle élites italiane. Nel 1857 la Camera di commercio genovese, su impulso sempre di Raffaele Rubattino, nominò una Commissione di studio per il “Bosforo di Suez”. Tra il 1856 e il 1869 furono centoventi i giornali italiani che si dichiararono favorevoli all’impresa. I lavori videro all’origine la presenza di operai specializzati e minatori piemontesi provenienti dai cantieri del Moncenisio. Nonostante le riserve di Negri, anche la Società Geografica Italiana fu molto sensibile al tema intravedendo la possibilità di espansione italiana d’oltremare. Correnti dedicherà all’Istmo di Suez uno scritto che venne pubblicato sul Bollettino della SGI del 1869.

Alla fine dei festeggiamenti per la citata inaugurazione, Manfredo Camperio seguì l’Itinéraire des invités aux fetes d’inauguration au Canal de Suez, che prevedeva cinque giorni di visita al Cairo e ventiquattro di navigazione lungo il corso del Nilo. Rientrato al Cairo, Camperio si trattenne per un altro mese e lì conobbe il futuro esploratore del bacino del Congo, Henry Morton Stanley, delle cui imprese (insieme a quelle di Cameron) sarebbe rimasto affascinato per tutta la vita e ne avrebbe parlato qualche anno dopo nella sede della Società Geografica Italiana.

Così come allora, il Mediterraneo e il Mar Rosso tornano oggi ad essere zone altamente strategiche. Come relazionato dall’ISPI, il Corno d’Africa è una penisola diventata nell’ultimo quindicennio protagonista di fenomeni e dinamiche politico-economiche rilevanti a livello globale, tali da renderla estremamente importante, corteggiata e a tratti addirittura ambita, e che ha avuto un’improvvisa accelerazione dopo la storica firma degli accordi di pace del luglio 2018 tra Eritrea ed Etiopia. La sua vicinanza a diversi scenari di crisi (tra tutti lo Yemen mantiene purtroppo una sua preminenza geopolitica) e la sua posizione geografica altamente strategica hanno favorito una corsa verso la regione da parte di vari attori esterni impegnati ad aumentare la propria presenza e influenza.

A fronte di una rilevanza crescente, il Corno d’Africa rimane tuttavia una delle regioni al mondo con i più bassi livelli di sviluppo socio-economico e i più elevati livelli di vulnerabilità ambientale. La regione è, inoltre, teatro di frequenti crisi umanitarie e ambientali ed è al centro delle dinamiche migratorie che si riflettono sull’intero centro e nord Africa e sul continente europeo.

Se la storia è maestra di vita, occorrerebbe seguire e studiare meglio le vicende del proto colonialismo e del colonialismo italiano nel Corno d’Africa. Oggi l’Italia è tornata prepotentemente alla ribalta in quest’area strategica. E studiare questo importante momento storico ci aiuterà anche a non ripetere più gli stessi errori del passato.

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Alessandro Pellegatta è nato nel 1961 a Milano, dove vive e lavora. Si dedica da anni alla letteratura di viaggio. Per FBE ha pubblicato nel 2009 un libro sull’Iran (Taqiyya. Alla scoperta dell’Iran), mentre per Besa editrice ha pubblicato i reportage Agim. Alla scoperta dell’Albania (2012), Oman. Profumo del tempo antico (2014), La terra di Punt. Viaggio nell’Etiopia storica (2015), Karastan. Armenia, terra delle pietre (2016), Eritrea. Fine e rinascita di un sogno africano (2017), Vietnam del Nord. Minoranze etniche e dopo sviluppo (2018). Il 28 febbraio 2019 uscirà un suo nuovo volume dedicato alla storia dell’esplorazione italiana in Africa intitolato Manfredo Camperio. Storia di un visionario in Africa. Due nuove opere sulla storia del Mar Rosso e di Massaua e sull’Algeria sono al momento disponibili in versione ebook su Amazon Kindle. Partecipa da anni ad eventi e convegni relativi alla cultura di viaggio, e collabora con svariati siti e riviste sui temi legati alle minoranze etniche e la difesa dei diritti dell’uomo.

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