Il 30 aprile del 1975 si concludeva, con la netta ed irrevocabile vittoria del Vietnam socialista, la guerra che ormai da lungo tempo insanguinava buona parte dell’Indocina. Con la trionfale entrata dei Viet Cong e delle forze nordvietnamite a Saigon, la capitale del Vietnam del Sud, giungeva così ad un termine anche la famosa Campagna di Ho Chi Minh. Il Vietnam si riunificava sotto l’egida di un nuovo ed unico Stato, la Repubblica Socialista omonima.

In seguito alla decisione del Congresso americano di non sostenere più in alcun forma, per il 1975-1976, l’alleato sudvietnamita, ormai sempre più declinante, il Vietnam del Nord iniziò dal gennaio del 1975 una campagna per la definitiva liberazione del Sud. Così forze nordvietnamite guidate dal Generale Tien Dung iniziarono una vittoriosa marcia verso Saigon, comandata dal Generale Nguyen Van Toan, con un attacco basato sull’artiglieria pesante che ebbe il suo culmine proprio il 29 aprile. Nel pomeriggio del giorno dopo, truppe corazzate nordvietnamite avevano già acquisito il controllo di aree chiave di Saigon, senza neppure essersi imbattute in una resistenza significativa, al punto da poter già innalzare la loro bandiera sul Palazzo Presidenziale. Il governo sudvietnamita s’arrese di lì a poco, mentre già l’intero Vietnam del Sud era ormai totalmente appannaggio dei nordvietnamiti. Saigon fu subito ribattezzata Ho Chi Minh, in onore del grande statista che negli Anni Trenta aveva fondato il Partito Comunista, guidato la resistenza contro i giapponesi e i francesi, creato lo Stato socialista nordvietnamita ed indicato, prima della sua morte, la via da seguire per ottenere il trionfo sugli avversari nordamericani e sudvietnamiti e la riunificazione del paese.

La caduta di Saigon fu preceduta dall’evacuazione di quasi tutto il personale statunitense, sia civile che militare, insieme a decine di migliaia di cittadini del Sud legati al morente regime di Saigon. Si trattò di un’operazione rocambolesca, che culminò nell’Operation Frequent Wind, passata alla storia come la più grande evacuazione mai effettuata con l’uso di elicotteri.

Molte cose si potrebbero dire a proposito di quel giorno che cambiò la storia e i rapporti di forza in Asia e nel mondo. Un esercito che s’era reso colpevole di terribili sopraffazioni a danno dei civili e degli ostaggi come quello del Sud si ritirò disordinatamente sotto i colpi di maglio dei settentrionali, disperdendosi ed andando completamente in rotta. Quell’esercito era stato sovvenzionato da un gran profluvio di milioni di dollari piovuti negli anni da Washington, e che non avevano ad ogni modo potuto scalfire una regola principe della storia: ovvero che giammai si potrà sottomettere e dividere un popolo divenuto consapevole dei propri destini e deciso per questo a riappropriarsene. Tale era il popolo vietnamita, che tanto al Nord quanto al Sud aspirava a riunire e a liberare il proprio paese.

Com’era già in parte avvenuto con la precedente Guerra di Corea, dove l’intervento della Cina e la minacciata azione dell’URSS avevano indotto statunitensi e sudcoreani a più miti consigli verso la Corea del Nord, gli Stati Uniti vennero clamorosamente sconfitti e scacciati dal Vietnam e da tutta l’Indocina, in cui svettava ormai fortissimo il prestigio di Hanoi. Mai s’era vista, prima d’allora, una grande superpotenza, la più forte, ricca ed armata della storia, venir sconfitta da un piccolo popolo determinato a guadagnarsi e a difendersi la propria libertà.

Quel cambio epocale fece capire, al mondo intero, che nulla era impossibile. Tutto, con la forza di volontà, poteva e può essere ottenuto e salvaguardato. Per questo il grande trionfo vietnamita rivive oggi in tutti quei piccoli e grandi paesi che coraggiosamente difendono la loro dignità, dalla Siria al Sud America, in tutte quelle parti del mondo dove le lotte dei popoli restituiscono un valore a parole come “giustizia, libertà e dignità”.

Oggi il Vietnam è un paese forte ed indipendente, che da vincitore e con grande magnanimità ha saputo fare la pace coi suoi antichi nemici, dagli Stati Uniti agli ex governanti meridionali, dando oltretutto forma anche ad un doloroso ma necessario processo di riconciliazione storica e nazionale. Anche in questo il suo esempio denota un grande coraggio, del tutto coerente con quello dimostrato durante i durissimi cimenti della guerra. Auguriamo al Vietnam, ricordando l’importante data del 30 aprile, di continuare a prosperare nella pace, illuminandosi sempre di quei valori positivi che molti anni fa l’hanno condotto alla sua grande ed indimenticabile vittoria.

Filippo Bovo

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