Il nostro Primo Ministro, dopo il flop delle elezioni regionali, vista l’incapacità di reagire e porre rimedio all’emergenza dell’immigrazione, nonché dopo le continue sue gaffe fatte in giro per il mondo, dal giubbotto antiproiettile sotto la camicia durante la visita in Kenya ai suoi discorsi in inglese che fanno ridere mezzo mondo, ora deve fare i conti con un sempre maggiore calo del consenso popolare nei suoi confronti. Non ultima, la vicenda greca ha dimostrato la totale inutilità del Premier italiano che, durante il summit dei capi di governo dell’Eurogruppo che discutevano sulle sorti del paese ellenico, ha dato il suo unico contributo scattando dei selfie.

Così, mentre la sfiducia degli europei nei confronti delle Istituzioni si riversa inevitabilmente anche in Italia, il nostro Matteo Renzi cerca di recuperare consensi a suon di dichiarazioni. All’assemblea del Partito Democratico, il Presidente del Consiglio ha promesso: “ Se faremo le riforme nel 2016 elimineremo noi, perché gli altri hanno fatto la finta, la tassa sulla prima casa, l’Imu agricola e sugli imbullonati. Nel 2017 ci sarà un intervento Ires e Irap e nel 2018 interventi sugli scaglioni Irpef e sulle pensioni: è una riduzione senza precedenti, una rivoluzione copernicana”. Tutto questo avverrà “rispettando il vincolo del 3 per cento”.

Noi abbiamo già spiegato in un precedente articolo, che dal 2016 l’Europa pretende che il nostro paese rispetti i parametri del Fiscal Compact, il quale prevede: il pareggio di bilancio; un deficit strutturale annuo che non superi lo 0,5% del PIL per i paesi che hanno il debito pubblico superiore al 60% del PIL; una riduzione del rapporto Debito/PIL per un ventesimo ogni anno, fino al raggiungimento della soglia del 60% del PIL. Nello stesso articolo, inoltre, parlavamo di tutte quelle sentenze che hanno bocciato i blocchi alle pensioni e agli stipendi dei dipendenti pubblici, oltre alla bocciatura europea sul reverse charge, che potrebbero far scattare le clausole di salvaguardia sull’IVA e costringere il governo a trovare nuove risorse per le coperture.

Per questo, le parole di Matteo Renzi appaiono solo come un mezzo per far propaganda. Ricordate quando, appena diventato Capo del Governo, promise di realizzare una riforma diversa ogni mese? In queste sue nuove dichiarazioni sembra utilizzare nuovamente la stessa tattica propagandistica. Attendiamo comunque la Legge di Stabilità per essere smentiti.

Certo è che se Matteo Renzi convincerà il suo Ministro delle Finanze ad accontentarlo almeno per il 2016, non potrà che fare il vecchio gioco delle tre carte: se vorrà eliminare un’imposta, ne dovrà per forza mettere un’altra o aumentare quelle già esistenti o tagliare ancora la spesa pubblica dello Stato. E se abbiamo imparato a conoscere il nostro Premier, possiamo facilmente scommettere che accadrà la stessa cosa successa con i famosi 80 euro: sarà tagliata la spesa pubblica e a rimetterci saranno gli enti locali, Comuni e Regioni, i quali a loro volta saranno costretti ad aumentare le imposte di loro competenza. Così l’immagine del nostro Premier ne uscirà comunque pulita e le colpe ricadranno sui nostri poveri sindaci. Ma il gioco fino a quando potrà durare? Chi nei mesi scorsi chi ha pagato IRPEF e TASI si è già accorto del bluff e forse non cadrà nel tranello una seconda volta.

Marco Muscillo

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non accendere flames e di mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected].

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.