Sono giorni molto duri per il Brasile. All’interno di una cornice economica decisamente poco incoraggiante (il PIL è a -3,8% e l’inflazione è al 10,6%), anche la situazione politica ed istituzionale appare infatti sempre più grave.

Secondo l’ex Presidente Luiz Inacio Lula da Silva il processo d’impeachment nei confronti della sua erede politica Dilma Rousseff è stato un abuso della democrazia, “un colpo di Stato” come ha testualmente dichiarato ai media che lo intervistavano: “Quello che hanno fatto alla democrazia brasiliana lo posso solo definire come un abuso, che ha costretto il Presidente Dilma Rousseff a dimettersi prima che il suo mandato scadesse”.

Il nuovo Presidente ad interim, Michel Temer, s’è subito messo all’opera per disfare i quindici anni di lavoro del PT. La prima mossa del suo nuovo governo, infatti, è stata quella di cambiare i vertici della Banca Centrale: via il vecchio governatore Alexandre Tombini, è arrivato Ilan Goldfajn, attuale capo economista della banca privata Itau. Cinquantenne, nato in Israele, gode della massima fiducia della vecchia tecnocrazia liberista di Brasilia, quella che ha governato il paese prima del trionfo di Lula. Henrique Meirelles, il nuovo Ministro delle Finanze, l’ha infatti presentato così: “Goldfajn è già stato Direttore della Banca Centrale dal 2000 al 2003 e ha lavorato con me”. Praticamente un’importante rassicurazione rivolta al bel mondo della finanza internazionale che si ritrova a Davos o al G7.

Nel frattempo Dilma Rousseff è sospesa dalla carica presidenziale per 180 giorni. La sua temporanea rimozione ha destato vibranti proteste sia nel paese che a livello internazionale, colpendo anche il mondo del cinema e delle arti. A Cannes, per esempio, la star Sonia Braga e il regista Kleber Mendonca Filho hanno indetto una manifestazione, con cartelloni dove si potevano leggere scritte come “Il Brasile non è più una democrazia” e “Fermate il colpo di Stato”. Dilma ha ringraziato via Twitter i due artisti.

Temer rischia di portare a casa una vittoria di Pirro. Anche sul suo conto cominciano a piovere richieste d’impeachment. La Corte Suprema brasiliana, nella persona del giudice Marco Antonio Mello, avrebbe infatti accettato la richiesta dell’avvocato d’origini italiane Mariel Marley Marra, per il quale “Rousseff e Temer vanno processati insieme, perché hanno firmato gli stessi decreti sulla legge di bilancio federale”. Temer s’è difeso affermando di non aver mai partecipato alla stesura di tali documenti. In ogni caso il Presidente della Corte Suprema, Ricardo Lewandowski, andrà avanti per la sua strada: a breve sceglierà la data per la discussione.

La crisi istituzionale brasiliana, anche per questo motivo, va internazionalizzandosi. L’Unione Europea e l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) sono infatti già state chiamate in causa affinché esercitino pressioni diplomatiche sulle autorità di Brasilia. Ci s’attende che anche Temer faccia la stessa fine della Rousseff, ovvero che venga destituito, perché i giudici della Corte Suprema, nominati da Lula, sono pur sempre abbastanza vicini alla Rousseff, e per giunta la stima ed il sostegno popolari nei suoi confronti sono scarsissimi.

Temer in passato è stato coinvolto nello scandalo delle tangenti che riguardavano il colosso brasiliano del petrolio, Petrobras, ed il suo nome compare decine di volte nell’inchiesta “Operaçao Castelo de Areja” (Castello di Sabbia), sulla corruzione all’interno dell’impresa di costruzioni Camargo Correa. Inoltre è coinvolto pure nell’inchiesta “Caixa de Pandora” (Vaso di Pandora), dove viene indicato come possibile beneficiario di una presunta tangente fissa mensile destinata ad alcuni deputati brasiliani.

Ciò non ha comunque impedito a Temer di nominare, dopo il nuovo governatore della Banca Centrale, anche il nuovo presidente di Petrobras, il forziere e la macchina da soldi del Brasile. Il nuovo padrone di Petrobras è il suo fedelissimo Pedro Parente, che sostituisce Aldemir Bendine, in quota PT. Anche questa nuova nomina, tuttavia, potrebbe venir annullata dal caos istituzionale in cui sta nuovamente precipitando il paese, un caos che ricorda molto da vicino quello di trent’anni fa, quando il Presidente era Color de Mello.

Intanto poche ore fa Dilma Rousseff s’è recata a Belo Horizonte, grande centro industriale del paese, per partecipare ad una manifestazione contro il suo impeachment e dove Temer è stato espressamente definito come “golpista”. Alla manifestazione, organizzata dalla rete degli studenti, della società civile e dei sindacati, hanno partecipato diecimila persone, un vero bagno di folla per Dilma, che li ha salutati con queste parole: “Grazie per l’affetto, la forza e la lotta. Potete stare sicuri, non ci arrenderemo. Non possiamo lasciare che la democrazia sia ferita e che i nostri diritti finiscano nella spazzatura. Resisteremo, e vi ringrazio per l’immensa energia che mi trasmettete”. Quella di Belo Horizonte è stata, per il momento, l’ultima di una lunga serie di manifestazioni che soprattutto nella giornata di venerdì hanno coinvolto l’intero Brasile.

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