Il record di abbonati per una squadra di Serie D in pochissimi giorni (quasi 7.500 tessere) è il primo scalino per la rinascita del Parma. La nuova società, che ha il volto di Nevio Scala e che avrà in panchina Daniele Apolloni, riparte anche dall’azionariato popolare, grazie al progetto “Il Parma siamo noi”.

Per spiegarci meglio i tratti distintivi del progetto abbiamo intervistato Alessandro Mora, uno dei tre promotori di “Il Parma siamo noi”:

Come nasce l’associazione “Il Parma siamo noi”?

Prima di tutto ci tengo a chiarire che l’associazione deve ancora nascere. Il progetto nasce nel mese di Dicembre 2014 grazie a tre persone: Filippo Marchesan, Vincenzino de Vincentiis ed il sottoscritto.

Siamo partiti quasi per gioco con il gruppo facebook, ma poi abbiamo notato che l’iniziativa interessava a molte persone e abbiamo deciso di proseguire con grande impegno.

Qual è la vostra esperienza?

Io sono un promotore finanziario, laureato in giurisprudenza, Filippo è un web master ed il sito www.ilparmasiamonoi.org è opera sua, Vincenzo è laureando in economia ed è la persona che ha più di tutti pubblicizzato l’iniziativa.

Qual è il vostro obiettivo? Rimanere stabilmente in società o fare da ponte verso una società seria e qualificata?

L’obiettivo è quello di avere una rappresentanza stabile di tifosi in società, in modo tale che siano i tifosi stessi a poter controllare che non succedano più i misfatti degli ultimi tempi e che nessuno possa “giocare” con la nostra passione. Noi non vogliamo gestire la società, ma fare in modo che i tifosi siano consapevoli di quello che accade nel club.

L’associazionismo legato all’azionariato popolare sta sempre più diffondendosi nel calcio italiano. Avete qualche esperienza in campo europeo che prendete come esempio?

Abbiamo studiato i vari modelli presenti in Germania, Spagna ed Inghilterra ed abbiamo tentato di adattarli alla realtà italiana, realtà in cui ancora non esiste una legislazione in materia.

Qualcuno può obiettarvi che in questo periodo di crisi economica ci sono cose più urgenti rispetto al salvare una squadra di calcio. Qual è la vostra risposta a questa obiezione?

Siamo consapevoli che esistono cose più importanti del calcio, soprattutto in un momento come questo. D’altra parte riteniamo che nessun potenziale aderente debba versare una cifra non adeguata al proprio tenore di vita ed alle proprie convinzioni. Ognuno è libero di partecipare o meno, sapendo che magari è già impegnato in altre iniziative.

Se vi chiedo di lanciare un messaggio alle altre tifoserie, cosa vi sentite di dire?

L’unica cosa che ci sentiamo di dire è questa: il calcio senza i tifosi è uno sport morto ed i tifosi di tutte le squadre dovrebbero essere consapevoli di ciò che accade nel proprio club, per evitare che qualcuno possa “utilizzare” il club stesso per fini poco puliti.

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