La settimana scorsa, il presidente russo Vladimir Putin ha dimesso dalla sua carica il leader della Repubblica del Daghestan, Ramazan Abdulatipov. Come capo provvisorio della Repubblica ha nominato l’ex Vicepresidente della Duma di Stato, capo della fazione Russia Unita (il partito di governo), Vladimir Vasilyev. Vasilyev, in passato, era stato generale della polizia. È considerato un membro del team di uno degli uomini più influenti in Russia, Nikolaij Patrushev, ex direttore del Servizio di Sicurezza Federale (controintelligenza), ed ora segretario del Consiglio di Sicurezza russa.

Le dimissioni di Abdulatipov sono solo una delle otto dimissioni dei capi di regioni russe che si sono tenute la scorsa settimana. Il corpo dei governatori in Russia è molto agitato al momento, in quanto Putin sta cambiando i leader delle regioni, e le dimissioni continueranno. Tuttavia, le dimissioni di Abdulatipov si distinguono anche su sfondo di grandi cambiamenti.

Questa è di fatto la prima volta, nella Russia moderna, che una repubblica nazionale nel Caucaso settentrionale ha un governatore russo. Pertanto, la nomina di Vasilyev non è solo la sostituzione di un leader con un altro, ma anche un evento importante per la politica interna russa.

Dopo la rivoluzione del 1917, i comunisti di Mosca avevano creato un sistema di “federazione socialista”. L’Impero russo era diviso in 15 repubbliche, e molti popoli per la prima volta acquisirono la loro nazionalità nell’URSS. Le terre a maggioranza etnica russa erano state tagliate fuori dalla Russia, e la popolazione trasferita in “repubbliche nazionali” (etniche), che non erano guidate da élite russe. Pertanto, dopo il crollo dell’URSS, 25 milioni di Russi si trovavano al di fuori della Russia attuale.

Ma anche all’interno della Russia attuale, i comunisti di Mosca avevano creato un sistema di “federazione asimmetrica”. Nella Russia sovietica vi erano regioni e zone “russe”, e vi erano repubbliche e regioni “etniche”, queste ultime soprattutto nel Caucaso settentrionale. Quando l’URSS è crollata, queste repubbliche si sono trovate in una posizione più privilegiata. In esse, con diversi gradi di radicalismo, si è sviluppato il separatismo. In Cecenia, questo ha portato a due campagne militari. La Repubblica è tornata alla Russia con la venuta al potere del presidente Putin.

Il separatismo non è un grave fenomeno nel Caucaso settentrionale, ma il fatto che suscita più interesse è il “separatismo” di alcuni nazionalisti russi, che sognano di separare il Caucaso settentrionale dalla Russia. Il motivo principale è che la maggior parte delle repubbliche musulmane del Caucaso del Nord sono sovvenzionate. La regione più sovvenzionata è la Repubblica del Daghestan, per il cui mantenimento nel 2017 sono stati assegnati 52 miliardi di rubli (poco meno di 1 miliardo di dollari).

Inoltre, il Daghestan è la regione con maggiore corruzione e criminalità del Caucaso del Nord. In aggiunta, la popolazione russa è irritata dal comportamento di molti giovani musulmani provenienti dal Caucaso settentrionale. Negli ultimi 10 anni, la popolarità delle idee del nazionalismo russo è aumentata molto, e queste idee sono state parzialmente riprese dalle autorità. L’aumento del nazionalismo russo è la reazione della maggioranza della popolazione russa al crimine delle comunità caucasiche nelle regioni russe e a Mosca.

Paradossalmente, queste regioni altamente sovvenzionate presentano dati di disoccupazione e povertà massicce, ma i loro rappresentanti possiedono tuttavia diversi beni di lusso, come vetture super-costose, case ecc. Tutto questo viene acquistato con i soldi rubati dai bilanci delle repubbliche. Le repubbliche del Caucaso del Nord sono molto meglio finanziate dalle regioni russe, cosa che provoca un’acuta irritazione tra i russi.

Il Daghestan è una regione difficile anche sullo sfondo dei complessi problemi del Caucaso settentrionale. La sua popolazione è di circa 3 milioni di persone, e molte di queste hanno superato i 30 anni di età. Si tratta di una repubblica con un livello molto alto di corruzione, e tutto viene diviso tra i clan etnici.

La nomina dell’ex generale russo Vasilyev è stata molto bene accolta dai cittadini comuni della repubblica che mal sopportano le élite locali “nazionali”, le quali sono ritenute interessate solo all’arricchimento personale. Molti daghestani ripetono spesso la frase: “Sarebbe meglio se fosse nominato un leader russo. Non dividerà i daghestani tra loro, e non assegnerà posizioni di favore ad appartenenti del suo clan.”

Tuttavia, questa nomina ha causato una forte, anche se nascosta, resistenza da parte delle élite locali. Pertanto, Vasilyev deve fare i conti con il possibile sabotaggio dei dirigenti daghestani corrotti e con i tentativi di trascinarlo in scontri e conflitti interni al loro fianco.

Se l’esperimento con Vasilyev ha successo, può diventare un precedente. Leader russi potranno essere nominati anche in altre repubbliche del Caucaso settentrionale. Strategicamente, pare giunto il momento per la Russia di abolire la “federazione asimmetrica” ​​e di abbandonare l’eredità dei comunisti di Mosca: le repubbliche nazionali (etniche), ovvero i potenziali vettori del separatismo anti-russo.

Silvia Vittoria Missotti

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non alimentare discussioni polemiche e personali, mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected]

Inserisca il suo commento
Inserisca il Suo nome