Weinstein

Due artisti molto legati ad Harvey Weinstein, Quentin Tarantino e George Clooney, hanno avuto reazioni molto diverse di fronte allo scandalo che ha travolto un uomo che fino a poche settimane fa si poteva considerare come uno dei più potenti produttori di Hollywood: se il regista ha ammesso che ne sapeva abbastanza per denunciarlo, ma che se ne è astenuto perché, queste le sue parole, “se avessi fatto ciò che avrei dovuto, avrei smesso di lavorare con lui”, l’attore ha espresso invece sorpresa e costernazione.

Da noi si è discusso molto, anzi troppo, delle parole di Asia Argento, un po’ perché, per lo meno da quanto se ne sa finora, il suo nome è l’unico di un’attrice italiana implicata nella faccenda e un po’ per la notizia, poi da lei stessa smentita con decisione e veemenza, che avrebbe intrattenuto una relazione di ben cinque anni con il suo molestatore. Leggendo le numerose dichiarazioni riportate dalla stampa nelle ultime settimane si può vedere che la Argento è solo una delle molte donne che hanno accusato Weinstein solo nel momento della sua caduta in disgrazia: il loro precedente silenzio dev’essere interpretato come mero opportunismo, oppure si deve pensare a quel senso di vergogna che rende difficile raccontare a tutte o quasi le vittime di reati sessuali? Forse nemmeno le interessate possono rispondere a questa domanda, d’altro canto i due fattori sopra indicati si possono talvolta sommare o intersecare, anziché escludersi.

Se tra le voci coraggiose che si sono levate contro questo squallido personaggio quando era ancora molto influente una delle più forti e convinte è stata quella di Rose McGowan, al momento dell’esplosione del caso una collega che ha recitato proprio con lei nella serie televisiva ‘Streghe’, Alyssa Milano, ha lanciato su ‘Twitter’ un appello diventato in breve tempo virale: “se tutte le donne molestate sessualmente o violentate scrivessero ‘Me too’ come status, potremmo dare alle persone un senso della vastità del problema”.

Più che di una caccia alle streghe, si può qui parlare di una ‘caccia delle streghe’. Campagne simili poi sono state lanciate in altri paesi, in Italia col titolo ‘quella volta che’, generando un’impressionante quantità di brevi racconti di vita vissuta: si può dire allora che l’obiettivo di dare un’idea della dimensione del fenomeno è stato raggiunto.

Chi si mettesse a leggere una per una queste brevi storie potrebbe scoprire che alcune sembrano eccessive, non nel senso del vissuto di chi le narra, che è per definizione insindacabile, ma perché non risultano così evidenti le cattive intenzioni del presunto molestatore, ma sono molte di più quelle disgustose, raccapriccianti, fino a casi in cui si parla di veri e propri stupri.

Inquietante è il numero di vittime giovani o giovanissime. Numerosissimi sono poi i casi di molestie e di abusi consumati nell’ambiente lavorativo, che ricordano da molto vicino quelli riferiti dalle vittime di Weinstein o degli altri uomini di cinema che in quest’ultimo periodo sono stati accusati. La situazione dell’aspirante cameriera cui il gestore di un ristorante chiede favori sessuali in cambio di un’assunzione somiglia molto più di quello che potrebbe sembrare a prima vista a quella dell’aspirante attrice alla quale un regista o un produttore fanno capire di poter ottenere una parte in cambio di sesso. Le cose possono essere diverse per le attrici già affermate ma, purtroppo, non molto per le cameriere con anni di esperienza.

Per quanto riguarda le molestie di questo genere la letteratura parla anche di casi in cui la vittima è un uomo, nonché di casi in cui il sesso reclamato è di tipo omosessuale, ma resta il fatto che la stragrande maggioranza dei casi coinvolge un uomo nel ruolo di molestatore e una donna come vittima: ciò accade sia per i modi diversi in cui i generi approcciano la ricerca di relazioni sessuali che per l’attuale situazione del lavoro, dove le posizioni di vertice sono in netta prevalenza appannaggio di individui di sesso maschile.

Un datore di lavoro o un addetto alla selezione del personale detengono un potere che spesso viene percepito quasi come se fosse di vita o di morte e perciò, se privi di scrupoli, possono ricattare chi cerca un lavoro o teme di perderlo (abbiamo trattato il tema qui  http://www.opinione-pubblica.com/il-lavoro-come-violenza-istituzionalizzata/): ciò che vogliono ottenere più spesso è che i dipendenti accettino condizioni lavorative peggiori e, per questo motivo, più convenienti per l’azienda, a seguire le richieste più frequenti sono di genere sessuale e l’espansione di queste situazioni, dove la molestia sessuale va a sovrapporsi alla violenza economica, costituisce uno dei motivo per cui esiste un’urgente necessità di maggiori tutele dei lavoratori.

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